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CAMMINI FRANCESCANI: BENEDETTO, FRANCESCO E LA VIA DEI MONASTERI

Da Norcia a Montecassino è un susseguirsi di monasteri e ricordi

CAMMINI FRANCESCANI: BENEDETTO, FRANCESCO E LA VIA DEI MONASTERI
Credit Foto - RANDI OHC 3

Meglio non avventurarsi a piedi, soprattutto di questa stagione. Anche se il Cammino di san Benedetto e quello di san Francesco, che in molti punti si intersecano tra Lazio e Umbria, sono suggestivi in qualunque periodo dell'anno, consigliamo prudenza. E anche con la macchina meglio usare, per quanto possibile, l'autostrada, magari meno pittoresca ma, con le giornate che presto tendono al buio e con le tante vie interrotte a causa del terremoto, certamente più sicura. Ottima invece la scelta del periodo del tardo autunno/inverno per chi vuole praticare gli sport da montagna sulle cime dei Monti Sibruini.

Per chi vuole seguire il Cammino di san Benedetto, il percorso parte da Norcia. Il terremoto non ha risparmiato l'abbazia dedicata al santo proclamato patrono d'Europa da papa Ratzinger. Dalla sua città natale si entra quasi subito in territorio laziale con il Comune di Leonessa e con i monasteri di Poggio Bustone e della Foresta, che sono tappe anche del Cammino di san Francesco. Immersi nel silenzio e nella natura, si può pregare e contemplare. O anche solo prendersi una pausa di riflessione circondati dall'arte e dalla storia. Un territorio pieno di grotte, eremi e di monasteri dove la vita dei monaci è ancora attiva.


Se ci si ferma a Licenza si possono vedere i resti della villa di campagna del grande poeta latino Orazio, mentre a Vicovaro è d'obbligo la visita al tempietto di San Giacomo realizzato dall'architetto Domenico di Capodistria su commissione della famiglia Orsini. Da Norcia a Montecassino è un susseguirsi di monasteri e ricordi. Dei tredici fondati a Subiaco e dintorni, nella Valle dell'Aniene, l'unico rimasto in piedi è quello di Santa Scolastica. La scritta Ora et labora sovrasta la porta d'ingresso, subito dopo il grande spiazzo dove domina assoluto il silenzio. Per entrare, però, bisogna aspettare la visita guidata. A Subiaco si accede da u n grande arco, quello di trionfo, che la città volle dedicare, alla fine del 1700, a papa Pio VI. Realizzato in travertino e palombino estratti dalla cava del Monte Affilano, il monumento è uno dei più belli e storici di tutta la Valle dell'Aniene. Il fiume, che accompagna il visitatore in ogni suo tragitto, è anche quello che ha dato il nome alla cittadina. Subiaco, infatti, prende il nome dai tre laghi che l'Aniene alimentava e sotto i quali la città sorgeva.

Un territorio impervio e bellissimo che Benedetto scelse, a soli 17 anni, per ritirarsi con la sua nutrice. Dopo essere stato a Eufide, l'attuale Affile (80 chilometri a est di Roma), e aver compiuto, secondo la leggenda, il primo miracolo, il santo arriva a Subiaco. È qui che il monaco Romano lo veste con gli abiti religiosi e che gli indica la grotta dove Benedetto visse da eremita per circa tre anni. Su quella grotta sorge ora il monastero del Sacro Speco, ai piedi della parete rocciosa che sovrasta la valle.

Ci si arriva, a piedi o in macchina, attraverso la via Sublacense e passando i resti della villa di Nerone. Fatta progettare dallo stesso imperatore, la dimora, di cui è visibile la pianta e poco altro, si estendeva presumibilmente su una superficie di circa 75 ettari, con cascate, giochi d'acqua e grotte che davano sollievo a Nerone durante i periodi più caldi dell'anno. Se ci si ferma qui, con un po' di fortuna si possono ammirare anche le poiane, uccelli rapaci che, in volo, hanno quasi la bellezza delle aquile. Proseguendo fino in cima, se si è arrivati in macchina, bisogna parcheggiare l'auto e salire a piedi lungo una scalinata impervia fino alle porte del monastero.

Incastonato nella suggestiva parete del Monte Taleo, l'edificio custodisce non solo il luogo che ispirò Benedetto nella sua scelta monastica, ma anche il più antico ritratto esistente di san Francesco di Assisi, giunto qui nel 1223. Architettura e roccia si fondono, come accade per tutta la via dei Monasteri che conduce fin qui, seguendo l'andamento della parete. Cappelline e chiese custodiscono il segreto mistico di Benedetto e quell'ansia spirituale che spinse anche Francesco d'Assisi a giungere e sostare qui al seguito del cardinale Ugolino, futuro papa Gregorio IX. Anche solo questo luogo vale il viaggio fino a Subiaco. Con una sosta, quasi d'obbligo, allo spaccio del monastero dove miele, tisane, liquori e altre prelibatezze "monastiche" -insieme con l'olio che non bisogna dimenticare di acquistare in queste zone - possono diventare u n piacevole peso da aggiungere al proprio bagaglio.  (Annachiara Valle - Famiglia Cristiana)



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