fede

OMELIA CARDINALE STELLA "GESU' SU CULLA DI BOSSOLI PER APRIRE CUORE A SPERANZA"

Redazione Mauro Berti
Pubblicato il 08-12-2017

Cari Padri,

Cari Sacerdoti, Religiosi e Religiose, Carissimi fratelli e sorelle,

Due grandi figure, strette da un intenso legame spirituale, ci accompagnano in questo cammino di Avvento, che ci prepara al Natale del Signore: Maria Immacolata, di cui oggi ricorre la Solennità, e San Francesco.

In una "piccola porzione" di terra, su cui sorgeva secoli fa la Chiesa dedicata a Santa Maria degli Angeli, San Francesco ricevette dal Signore la chiamata ad andare a predicare il Vangelo nello spirito della povertà. Francesco ebbe come un fremito del cuore, si spogliò di tutto e, con perfetta letizia, si mise in cammino, diventando un discepolo innamorato del Signore e un ardente apostolo della Sua Parola.

Tutto avvenne, dunque, in un luogo mariano. All'origine della missione e della vita francescana, c'è proprio Maria; come afferma San Bonaventura, "Colei che concepì il Verbo pieno di grazia e di verità...ottenne che lui stesso (Francesco) concepisse e partorisse lo spirito della verità evangelica" (Fonti Francescane, n. 1051).

Oggi, carissimi fratelli e sorelle, siamo noi questa "piccola porzione" di terra che il Signore vuole visitare e trasformare; come ci racconta i 1 Libro della Genesi, che abbiamo ascoltato stasera, è una terra in cui Dio ha piantato un giardino profumato, perché ciascuno di noi potesse gustare la gioia dell'incontro gioioso e armonioso con Lui, con il creato e con i fratelli, scoprendo la propria vocazione, a quale bellezza, cioè, Dio ci chiama. Se volessimo dirlo con le parole dell'Apostolo Paolo della Liturgia di stasera — Dio ci ha predestinati da sempre a "essere santi e immacolati nell'amore" .

E Maria Immacolata, la Vergine Santa e splendente di purezza, è l'immagine perfetta di questo progetto di Dio, la Madre e la Donna in cui questo sogno di Dio sull'umanità si è già realizzato in pienezza, nel suo cuore e nel suo corpo.

Il Libro della Genesi, però, con una narrazione ancora straordinariamente attuale, ci mostra purtroppo un altro aspetto della realtà; ci fa vedere che questo sogno di Dio è continuamente minacciato dalle tenebre del male; il peccato offusca la luce con cui Dio ci ha creati; le ingiustizie che si consumano nel mondo infrangono l'armonia e la pace tra gli uomini. Il male, insomma, in tutte le sue forme, tenta di insidiare e distruggere il disegno dell'amore di Dio.

E, così, Adamo, cioè l'uomo di ieri e di oggi e di sempre, rischia di smarrire il cammino; si nasconde dal volto di Dio e si rifugia nel proprio egoismo, nella superbia, nella ricerca del proprio potere e nella paura; perde la comunione con Dio e con i fratelli e, così, può succedere che l'odio e la violenza prendano il posto dell'amore, l'indifferenza e la discriminazione sostituiscano l'accoglienza, la guerra e la vendetta prevalgano sui propositi e sulle azioni di pace. Quella terra, che Dio aveva pensato come un giardino, diventa arida, ferita dalla prepotenza, a volte bagnata dal sangue di martiri innocenti, che pagano con la vita il loro essere rimasti fedeli al Signore e alla Sua Parola.

Penso in particolare a tanti sacerdoti, ai frati francescani, alle religiose e a tanti operatori pastorali, che hanno speso la loro vita annunciando il Vangelo in condizioni di estrema povertà nel mondo o in situazioni difficili, talvolta segnate dalla violenza e dalla persecuzione verso la fede cristiana. Alcuni di essi, solo per essere stati, con la loro testimonianza di vita e con il loro servizio ai fratelli, una luce accesa nella notte del mondo, sono stati uccisi.

Dinanzi a queste e ad altre realtà - alcune magari più vicine a noi, alle nostre famiglie, alle strade che percorriamo ogni giorno - possiamo immaginare che, ancora oggi, come fece con Adamo, Dio passeggia nel giardino della storia e rivolge all'uomo una domanda carica di preoccupazione e di angoscia: "Adamo, dove sei?". Il nostro non è un Dio assente, o indifferente, né vuole rimproverarci quando smarriamo la via del bene. Al contrario, come un Padre amorevole e premuroso, Egli soffre se perdiamo la strada e se l'umanità soccombe sotto i colpi mortali della violenza e dell'egoismo.

 

Cosa fa allora il Signore? Questa bella e stimolante domanda — "Dove sei?" — ci fa pensare che Dio ci viene a cercare. Non si rassegna alla possibilità che la nostra vita si perda o resti vittima del male, perché siamo preziosi ai Suoi occhi. Si mette sui nostri passi e ci viene a recuperare quando ci perdiamo, e a rialzarci quando ci sediamo stanchi ai margini della vita. Come ha affermato Papa Francesco: "È vero, tu devi cercare il Signore e fare di tutto per trovarlo; l'importante è che: è Lui che sta cercando te. Lui sta cercando te. Più importante che cercare il Signore, è accorgersi che Lui mi cerca". (PAPA FRANCESCO, Omelia Santa Messa per il Corpo della Gendarmeria, 24 settembre 2017).

La Solennità dell'Immacolata Concezione ci fa vedere questa premurosa e insopprimibile ricerca di Dio verso di noi. Egli, infatti, dinanzi al peccato di Adamo e ai tradimenti dell'umanità, prepara una giovane fanciulla di Nazareth, da sempre. La preserva dal peccato perché il Suo grembo possa accogliere Cristo e, per mezzo di Lei, dona al mondo Suo Figlio Gesù, il Salvatore. E La Vergine Santa, offrendo generosamente il proprio "eccomi" all'Angelo che l'aveva visitata, ha partorito per noi un Bambino. Egli è il Signore, che nel Natale viene a nascere — a rinascere - nelle macerie dell'umanità, per risollevarla e liberarla.

Fra poco, in piazza, inaugureremo il presepe. Quest'anno, Gesù è deposto in una culla fatta di bossoli di proiettili, non solo per ricordare al vivo le vittime della violenza, ma anche per aprire il cuore alla speranza: Dio viene a cercare l'uomo e discende in questa storia ferita dal male, in mezzo ai popoli dove domina la guerra, nelle nostre situazioni personali, familiari e sociali, in cui le difficoltà e le stanchezze generano lo sconforto e la rassegnazione, e talvolta anche la disperazione del cuore.

Ancora una volta, per le mani santissime di Maria Immacolata, un Bambino nasce per noi. Ed è il Dio dell'amore e del perdono predicato da San Francesco, è il Principe della Pace, il Padre della misericordia, Colui che asciuga le nostre lacrime, che ci risana e ci restituisce bellezza e dignità, e ci chiede — è un Dio che ha fiducia di noi! - di collaborare al Suo progetto, nel cuore e nella vita degli altri.

Siamo chiamati ad accoglierlo, a lasciare che operi in noi come ha fatto con Maria e, imitando la giovane fanciulla di Nazareth, annunciarlo, portarlo e generarlo nel mondo, a partire dalle piccole situazioni della nostra vita quotidiana.

Un quotidiano, a cui vogliamo dare il sapore del dono e del servizio, umile e generoso. Tutti — nessuno escluso — possiamo essere "grembo" che partorisce il Signore come Maria, operatori di giustizia, di misericordia e di pace.

Ci illumini e ci guidi la Vergine Maria in questo cammino. Quando siamo turbati, come lo fu Lei alla vista dell'Angelo, ci dia la prontezza di fidarci del Signore, di vincere le nostre paure e di aprirci all'incontro con Dio e con i fratelli. Ci dia il coraggio di camminare ogni giorno come strumenti di pace, portando amore dove c'è odio, perdono dove c'è offesa e riconciliazione dove c'è discordia. E ci aiuti, l'Immacolata Concezione, ad aggrapparci sempre, con incrollabile speranza, all'eterno sogno di Dio sull'umanità: sulla nostra personale umanità, chiamata alla santità, e sull'umanità di tutti i nostri fratelli e sorelle, dove Cristo Gesù sia, alla fine, tutto in tutti. Amen.

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