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SAN FRANCESCO E LA PACE

di Grado Giovanni Merlo
SAN FRANCESCO E LA PACE

«Il Signore ti dia pace»

«Beati i pacifici, poiché saranno chiamati figli di Dio. Veramente sono pacifici coloro che per tutto ciò che soffrono in questo secolo, per amore del Signor nostro Gesù Cristo conservano la pace nell’animo e nel corpo»: questo è il testo della quindicesima delle ventuno «ammonizioni» attribuite a frate Francesco d’Assisi. Con «ammonizioni» si intendono brevi testi non scritti direttamente dal Poverello, ma redatti da qualche frate sulla base di quanto sentito dalla sua voce in circostanze non precisabili. Le «ammonizioni», comunque, riportano il pensiero francescano, come è agevole accertare confrontandole con altri «scritti» di frate Francesco.

Nel caso della «ammonizione» quindicesima, che appare una sorta di commento al versetto 5, 9 del Vangelo di Matteo, siamo introdotti nel cuore della “buona novella” di Gesù Cristo, ossia nel “discorso della montagna” con relative «beatitudini». Il commento francescano è un invito alla testimonianza cristiana che non può non essere pacifica, in quanto prodotto e prefigurazione della “pace di Dio”. Ciò è confermato ed esaltato nel Cantico di frate Sole:

Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo Tuo amore

e sostengo infirmitate e tribulazione.

Beati quelli ke ’l sosterranno in pace,

ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

 

La pace è qui il rifiuto e il superamento del conflitto o, meglio, dei conflitti in nome della fede in un Dio di amore. La pace è qui connessa in modo stretto con il perdono e con i prezzi umani che esso comporta. La finalità è terrena e, al tempo stesso, ultraterrena. Sulla terra la pace è segno di una beatitudine che avrà compimento nel Regno di Dio.

Ma, si badi, anche la pace è un dono della Grazia che gli uomini e le donne possono o non possono accogliere. Perciò l’insistenza di frate Francesco sul saluto «Il Signore ti dia pace», oltre che «Pace a questa casa». La pace, interiore ed esteriore, è una espressione della fede: in dimensione non statica e disincarnata, bensì dinamica e concreta poiché implica continue decisioni “pacificatrici” di ogni credente, di ogni individuo.


Grado Giovanni Merlo

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