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SALUTO DEL CUSTODE DEL SACRO CONVENTO DI ASSISI, PADRE MAURO GAMBETTI

Redazione online ANSA/MATTEO CROCCHIONI
Pubblicato il 16-12-2017

Eminenza, Eccellenze, Signori Ambasciatori, autorità civili e militari, amici tutti, qui presenti o a casa, grazie per essere qui! Sono onorato di rivolgere ad ognuno il saluto di Frate Francesco che, con umiltà di cuore, ripete: il Signore ti dia pace! Umiltà e pace. Auspico che siano i pilastri dell’esistenza bella di ciascuno di noi. Facciamo nostro il saluto di frate Francesco! Vorrei che divenisse un’invocazione e una benedizione per ciascuno, per ogni cittadino italiano, per l’Europa, per il mondo.

Quest’anno la comunità del Sacro Convento offre il dono della “Lampada della Pace” alla Signora Angela Merkel che, nella sua Germania e in Europa, si è distinta nell’opera di conciliazione in favore della pacifica convivenza dei popoli. Ha accettato con piacere e verrà in primavera per ritirare il dono. Grazie Signora Merkel. L’Italia in particolare dovrebbe tornare ad allargare lo sguardo, scrollandosi di dosso quel senso di autocommiserazione che non si addice ad una civiltà benedetta come la nostra. Offriamo ai nostri figli i presupposti per una vita bella, per tutti! Occupiamoci dello sviluppo della democrazia invece che rassegnarci al suo ripiegamento e alla sua implosione. Non è forse giunto il momento di avviare un nuovo processo di crescita sociale integrale?

Non è forse questo il tempo di ripensare il nostro statuto di civiltà, il tempo di una revisione della Costituzione per governare i cambiamenti socio-economico-culturali? Smarriti gli orientamenti valoriali costitutivi della persona e della convivenza umana, una democrazia fondata sul lavoro come la nostra difficilmente riesce ad evitare l’asservimento dei cittadini alle logiche di mercato. Quest’ultimo, improntato all’efficienza produttiva, è oramai il solo artefice ed arbitro nella creazione e sperequazione di ricchezza. Il principio di solidarietà, seppur lodevole, non è più sufficiente a rendere coesa e sostenibile la società.

L’attuale modello di Welfare State, con una formula di apparente giustizia sociale, è superato, anche perché sta producendo una moltitudine di emarginati. Oggi occorre riferirsi ad un più ampio principio fondativo della democrazia, che integri in un nuovo paradigma culturale e politico quanto di buono ereditiamo. Come si sa, insieme alla libertà e alla parità dei cittadini nella dignità e nei diritti fondamentali, la Costituzione prevede che ciascuno concorra responsabilmente secondo il suo propriumal progresso materiale o spirituale della società. Sono queste alcune concretizzazioni dello spirito fraterno. Credo che tale orizzonte vada esplicitato ed allargato. Insomma, sogno una Repubblica che assurga a fraternitas – cioè, a fraternità, non a fratellanza –, dove gli uguali possano essere diversi, i beni relazionali vengano prima di quelli materiali, il bene comune – rimesso al centro della politica – prevalga sull’interesse privato, che pur dovrà essere promosso nella libertà. Se la politica avrà il coraggio di sviluppare il principio della fraternità, sarà più semplice ordinare i rapporti tra Stato, Regioni e Comuni secondo il binomio autonomia-dipendenza, sarà naturale incoraggiare la famiglia e rispettarne l’originario diritto di dettare i ritmi della vita sociale, sarà ovvio favorire la libertà d’impresa e il merito, sarà immediato orientare la condivisione dei beni allo sviluppo sostenibile piuttosto che all’assistenzialismo e, non ultimo, sarà impegno principale della politica estera promuovere corresponsabilità, condivisione e integrazione tra i popoli.

 Ci rivolgiamo a te, Francesco, fratello di tutti: indicaci la via della fraternità, che conduce a godere del bene altrui come del proprio e porta ad una gioia tanto maggiore quanto più grande è la gioia di tutti gli altri. È la stessa gioia che sperimentano e annunciano gli angeli alla nascita del Bambino Gesù. È l’augurio della fraternità del Sacro Convento: Buon Natale a tutti!

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