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Quel filo rosso che lega la Comunità Francescana alla città Di Beppe Meloni

di Redazione online
Quel filo rosso che lega la Comunità Francescana alla città Di Beppe Meloni
Credit Foto - https://sardegnareporter.it

Ci sono momenti nella vita di una comunità nei quali è necessario fermarsi a ricordare e riflettere. Come è accaduto nella serata di mercoledì delle ceneri di fine marzo a San Francesco. Nel corso di una affollata Messa di ringraziamento dell’Arcivescovo emerito padre Paolo Atzei, per il venticinquesimo di attività pastorale nelle diocesi di Tempio e Sassari. Nel ricordo di un quarto di secolo vissuto nel segno della obbedienza e della carità al servizio della Chiesa e della gente di Sardegna. Chi avrà tempo, passione e voglia potrà un giorno ricordare quella lunga tradizione religiosa, storica e civile che da secoli ha unito la comunità francescana sarda alla città di Eleonora, con un legame forte, vivo, indissolubile. Testimoniato dalla nascita nel 1987 della prestigiosa rivista “Biblioteca Francescana Sarda” (BFS) voluta da padre Umberto Zucca, appassionato cultore della storia religiosa e civile della Sardegna e instancabile direttore responsabile. A questa preziosa attività di ricerca e di studio, tra storia, arte e cultura, si aggiunge la presenza attiva nella realtà sociale della Oristano del Novecento. Ben viva nei lontani trascorsi giovanili di chi scrive, quando l’oratorio di San Francesco in quel pesante e travagliato secondo dopoguerra, è stato punto d’incontro nella “Schola Cantorum” di padre Saverio Solinas e nella società sportiva Folgore (calcio, atletica, tennis tavolo) di quel padre Rafaele Demurtas di Paulilatino, più noto in città come “padre Grandesso”, per la forte rassomiglianza con il mediano della rinascente Tharros del presidente tziu Peppinu Annis, Silvestro Grandesso giudice al tribunale militare di via Parpaglia. Senza dimenticare più avanti, in quella serata del luglio 1974 la bella figura di fra Piero da Osilo, apostolo di carità, che dall’alto del campanile di san Francesco sventolava il tricolore, in quella Oristano impazzita che festeggiava in piazza Eleonora la proclamazione della quarta provincia sarda. Attività socio-educativa e sportiva esplicata, infine, a piene mani nel quartiere popolare di Torangius, nome di antica derivazione dal gentilizio romano “Toranius”, attestato sulla raccolta dei “Nomina” latina dello Schulze. Dove nella lontana domenica del 25 gennaio 1998 è stata inaugurata la nuova parrocchia di San Paolo Apostolo dall’arcivescovo Piergiuliano Tiddia e dal sindaco Mariano Scarpa. Con l’oristanese don Sergio Pintor, più avanti vescovo di Ozieri, primo parroco di frontiera. Beppe Meloni (https://sardegnareporter.it).


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