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PASQUA ASSISI, GLI AUGURI DI PADRE GAMBETTI: CAPACI DI PROSSIMITA', TENEREZZA E COMPASSIONE

Redazione online
Pubblicato il 16-04-2017

Veglia pasquale

Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba. Nella versione matteana, sembra che le donne non avessero con sé aromi e unguenti per il corpo di Gesù. Visitano. Attendono. Anche noi, come le donne, ci siamo riuniti fuori dal “sepolcro”, fuori dalla Chiesa inferiore, buia, senza vita. In attesa.

Ci ha fatto bene ripercorrere le pagine della Genesi, dell’Esodo e dei profeti: Dio ha creato il mondo, l’uomo e la donna e ha stretto con loro un patto indissolubile, sponsale e dice: vedo una terra dove tutti possano sentirsi accolti, voluti, incoraggiati; vedo una casa comune dove le differenze siano rispettate, condivise… contemplate; vedo una grande fraternità in cammino, unita da relazioni giuste, libere… belle; vedo una umanità nella quale avrà stabile dimora l’amore, la pace.

Con Gesù di Nazareth, si stava realizzando il sogno di Dio sull’umanità. Eppure, davanti al sepolcro occorre riconoscere che il male ha schiacciato il bene, la morte ha ingoiato la vita, il peccato ha esorcizzato il perdono, impedendo di vivere la riconciliazione che Gesù aveva annunciato e comunicato con la sua esistenza. Egli era passato beneficando e sanando tutti, ma è stata messa una pietra tombale sulla sua utopia.

Anche oggi il bene è annunciato e diffuso. Alcuni esempi: la qualità delle cure ai malati è cresciuta enormemente e nella sanità vi sono esempi virtuosi di attenzione alle persone inferme; l’accoglienza riservata ai profughi dal nostro paese è degna di encomi, con esperienze di ospitalità che meriterebbero le prime pagine per livello di umanità ed integrazione raggiunto; vi sono funzionari delle istituzioni pubbliche e cittadini che hanno fatto dell’onestà una missione, portandone in prima persona le conseguenze; l’imprenditoria sta ripartendo creativamente dall’ecologia e dall’innovazione, sia in agricoltura che in ambito tecnologico e cresce l’impresa sociale, la cooperazione… Noi stessi siamo capaci di prossimità, tenerezza, compassione.

Eppure, il male, la morte, il peccato sono intorno a noi e anche dentro di noi e sembrano schiacciare il bene: le violenze sui bambini, sulle donne, sui migranti… ma anche su quelli che vivono con noi, quando divengono oggetto delle nostre attese e pretese; la guerra sempre presente nel mondo, le stragi – l’ultima oggi in Siria –, gli atti di terrorismo… senza dimenticare i nostri giudizi sulle persone, le svalutazioni che uccidono quanto la spada; il profitto su tutto anche se manca il lavoro, la corruzione, la gestione del potere per interesse – pensate alle sette di stampo mafioso o massonico! – …ma spesso anche la nostra incapacità di condividere i beni con chi è nel bisogno.

C’è una lotta, tremenda, che si consuma nel sepolcro, in questa notte del mondo. Una battaglia, tra il bene e il male, la vita e la morte, il perdono e il peccato. Una battaglia nella quale siamo coinvolti ma che ci sfugge nelle sue dinamiche più profonde. Una pietra tombale è l’ultima parola?

Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Questa notte un grande terremoto!

Matteo introduce l’evento straordinario della risurrezione raccontandoci di un gran terremoto, simile a quello che aveva spezzato le rocce e scoperchiato alcuni sepolcri nel momento in cui Gesù sulla croce gridò a gran voce ed emise lo spirito.

Un angelo… sceso dal cielo… dall’aspetto come folgore e il suo vestito bianco come neve. Il fuoco nella notte ha acceso il cero… è partita una scia di luce che ha illuminato la Chiesa e le ha dato vita.
 

Le guardie sono tramortite, perché rimane come senza vita chi vuol custodire la morte, nascondere il peccato. Ma, Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto!

So che constatate spesso il fallimento mentre tentate di fare il bene, so che spesso vi sentite impotenti, so che avvertite la mancanza lacerante di un amore pieno e libero, so che provate angoscia… e cercate l’uomo crocifisso. Non è qui. È risorto!

Ora, nella comunità ecclesiale, c’è la Vita! Oggi c’è il Bene che ha vinto il male, il Perdono che ha vinto il peccato, la Vita che ha vinto ogni morte!

Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. (Epistola: Rm 6,4).

Usciamo dall’esperienza di questa notte per camminare con maggior decisione nella vita nuova!

Suggerisco tre atteggiamenti, ripresi dal Vangelo:

1.  Attendere. Si sta davanti alla morte e al peccato commesso attraversandoli nella loro drammaticità, assumendoli, come dovendone assaporare l’amarezza e si continua a confidare in Dio. Occorre andare fino in fondo al dolore, che è uno solo. E aspettare. Allora entra l’Amore che salva e il cuore si mette in silenzio, perché si consuma qualcosa per sempre. Questo non è frutto di un maquillage psicologico o di autoconvincimento. È un sacramento.

2.  Ascoltare. Ascoltare la Parola che l’angelo, il mediatore che il Signore invia nella nostra storia, ci rivolge per conto di Lui. E la Parola che l’angelo del Signore ci rivolge è sempre utile a farci guardare la realtà del sepolcro, vuoto, ed è indirizzata a farci camminare verso gli altri, al fine di vedere Gesù.

3.  Obbedire. Abbandonare il sepolcro, correre verso i fratelli per servirli… Se abbiamo saputo attendere nel dolore consapevole, se abbiamo saputo ascoltare l’angelo del Signore e aderire alla sua parola, obbedire è uno slancio ad agire, mentre il cuore desidera ormai solo di essere amato fino alla pienezza: Gesù ti incontrerà sul cammino, e tu potrai abbracciare i suoi piedi, adorarlo e ripartire in una vita sempre nuova, con Lui, verso i fratelli. Buona Pasqua!

 

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