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Papa: un cristiano non può essere antisemita

Papa: un cristiano non può essere antisemita
Credit Foto - Ansa - ALESSANDRO DI MEO

«Ancora oggi, purtroppo, atteggiamenti antisemiti sono presenti. Come più volte ho ricordato, un cristiano non può essere antisemita». Il Papa lo ha ribadito con i rabbini del “World Congress of Mountain Jews” del Caucaso. Francesco ha ricordato la commemorazione della Shoah che ha compiuto recentemente a Vilnius, in Lituania, così come l’anniversario del rastrellamento del Ghetto di Roma (16 ottobre) e della “Notte dei cristalli” nazista (9 novembre), sottolineando che «senza una memoria viva non ci sarà futuro perché, se non impariamo dalle pagine più nere della storia a non ricadere nei medesimi errori, la dignità umana rimarrà lettera morta».

«L’ultima volta che ho incontrato una comunità ebraica è stata in Lituania lo scorso 23 settembre», ha ricordato Jorge Mario Bergoglio: «Era una giornata dedicata alla commemorazione della Shoa, settantacinque anni dopo la distruzione del ghetto di Vilnius e l’uccisione di migliaia di ebrei. Ho pregato davanti al monumento delle vittime dell’olocausto e ho chiesto all’Altissimo di consolare il suo popolo. Commemorare l’olocausto – ha scandito il Papa – è necessario, perché del passato resti una memoria viva. Senza una memoria viva non ci sarà futuro perché, se non impariamo dalle pagine più nere della storia a non ricadere nei medesimi errori, la dignità umana rimarrà lettera morta».

«Pensando alla Shoa», il Papa commemora ancora «due tragici eventi»: «Lo scorso 16 ottobre ricorreva un altro drammatico settantacinquesimo: quello del rastrellamento del ghetto di Roma. E tra pochi giorni, il 9 novembre, saranno ottant’anni dalla cosiddetta Kristallnacht (“Notte dei cristalli”), quando vennero distrutti molti luoghi di culto ebraici, anche con l’intento di sradicare ciò che nel cuore dell’uomo e di un popolo è assolutamente inviolabile: la presenza del Creatore. Quando si è voluto sostituire il Buon Dio con l’idolatria del potere e l’ideologia dell’odio, si è arrivati alla follia di sterminare le creature. Perciò la libertà religiosa è un bene sommo da tutelare, un diritto umano fondamentale, baluardo contro le pretese totalitariste».

«Ancora oggi, purtroppo, atteggiamenti antisemiti sono presenti», ha evidenziato Francesco, che all’Angelus della scorsa settimana aveva condannato l’attentato alla sinagoga di Pittsburgh, negli Stati Uniti, invocando Dio affinché «ci aiuti a spegnere i focolai di odio che si sviluppano nelle nostre società, rafforzando il senso di umanità, il rispetto della vita, i valori morali e civili, e il santo timore di Dio, che è amore e Padre di tutti».

«Come più volte ho ricordato, un cristiano non può essere antisemita. Le nostre radici sono comuni. Sarebbe una contraddizione della fede e della vita. Insieme siamo invece chiamati a impegnarci perché l’antisemitismo sia bandito dalla comunità umana».

Il Papa ha ribadito «l’importanza dell’amicizia tra ebrei e cattolici. Essa, fondata su una fraternità che si radica nella storia della salvezza, si concretizza nell’attenzione reciproca. Con voi vorrei rendere grazie al Datore di ogni bene per il dono della nostra amicizia, impulso e motore del dialogo tra noi. È un dialogo che in questo tempo siamo chiamati a promuovere e ad ampliare a livello interreligioso, per il bene dell’umanità».

Con rabbini provenienti dalla comunità ebraica persiana e presente oggi, oltre che nel Caucaso, in Russia, Germania, Stati Uniti e altri Paesi, il Papa ha ricordato infine «il bell’incontro interreligioso di due anni fa in Azerbaigian, dove notavo l’armonia che le religioni possono creare “a partire dai rapporti personali e dalla buona volontà dei responsabili”. Ecco la via. “Dialogare con gli altri e pregare per tutti: questi sono i nostri mezzi per mutare le lance in falci, per far sorgere amore dove c’è odio e perdono dove c’è offesa, per non stancarci di implorare e percorrere vie di pace”. Sì, perché oggi “non è tempo di soluzioni violente e brusche, ma l’ora urgente di intraprendere processi pazienti di riconciliazione”. È un compito fondamentale a cui siamo chiamati. Chiedo all’Onnipotente di benedire il nostro cammino di amicizia e di fiducia – ha concluso il Papa – affinché viviamo sempre nella pace e, dovunque ci troviamo, possiamo essere artigiani e costruttori di pace. Shalom alechem!».

Al Papa i rabbini della “World Congress of Mountain Jews” ha regalato la prima opera monografica sulla storia e le tradizioni della loro comunità ed hanno chiesto la sua benedizione per il progetto di un «congresso delle religioni monoteistiche», spiegando che il Pontefice è «riconosciuto leader da innumerevoli autorità e rispettato dai seguaci di molte religioni» e sottolineando che, in Medio Oriente così come nel resto del mondo, e nonostante i conflitti di natura etnica e non religiosa, è possibile per ebrei, musulmani e cristiani «vivere insieme in unità e amicizia» con «pace e fraternità». (Iacopo Scaramuzzi - Vatican Insider)



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