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Paolo VI, il Papa della modernità

di Luca Rolandi
Paolo VI, il Papa della modernità
Credit Foto - Vatican Insider

Quando Papa Paolo VI moriva nella notte del 6 agosto, i giovani della Fuci erano a Camaldoli tra i padri eredi della spiritualità di San Romualdo per le loro settimane teologiche. Era stato proprio il giovane prete bresciano, due generazioni prima di loro, a portare altri giovani a condividere la spiritualità di quel luogo che sarebbe diventato il simbolo dell’incontro tra fede, cultura, storia e teologia



 

Non bastano brevi cenni biografici per dire la grandezza di uomo di Dio come Giovanni Battista Montini: sofferente e gioioso, custode e testimone della fede di Cristo in un mondo che cambiava e si trasformava, caratterizzato da sempre nuove sfide da perseguire. Il Papa del dialogo con le altre religioni, dei pensieri laici e filosofici, dell’economia e della politica, della scienza e della tecnologia: ora che si approssima la sua canonizzazione, a quarant’anni dalla scomparsa, è fondamentale restituire all’uomo, al prete, vescovo e Papa quella grandezza spirituale, morale e culturale che l’hanno caratterizzato in una vita spesa per la Chiesa e per il mondo, dentro le temperie, le tragedie e le speranze e le conquiste del suo tempo, il Novecento. 

 

Montini lo si può scoprire nel giovanissimo Giovanni Battista che, scrivendo a 17 anni al compagno di classe Andrea Trebeschi, morto nel campo di Mauthausen nel 1945, esprime l’idea che lo sta catturando, perché annuncia che «la mia vita passerà rivolta in alto», ambirà a vette che superano la dimensione terrena, rispondono a una chiamata superiore. E la vita di Giovanni Battista inizia il 26 settembre 1897 a Concesio (Brescia) da Giorgio Montini, esponente di primo piano del cattolicesimo sociale e politico italiano di fine Ottocento, e da Giuditta Alghisi. Ordinato sacerdote il 29 maggio 1920, il giorno seguente celebra la prima Messa nel Santuario di Santa Maria delle Grazie in Brescia. Trasferitosi a Roma, tra il 1920 e il 1922 il futuro Papa Paolo VI frequenta i corsi di Diritto civile e di Diritto Canonico presso l’Università Gregoriana e quelli di Lettere e Filosofia presso l’Università statale.
 

 

Nel maggio 1923 inizia la carriera diplomatica presso la Segreteria di Stato vaticana. È inviato a Varsavia come addetto alla Nunziatura apostolica. Rientrato in Italia nell'ottobre dello stesso anno, è nominato dapprima (1924) assistente ecclesiastico del Circolo romano della Fuci (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), quindi nel 1925 assistente ecclesiastico nazionale della stessa Federazione, carica che lascerà nel 1933. Dal 1925 al 1933, dopo una fase di rapporti problematici con la Santa Sede, la Fuci stava vivendo un momento di rinnovamento di cui il nuovo assistente Montini e il nuovo presidente Righetti furono principali fautori. Attraverso un programma che mirava a «fare per prima, per massima cosa, azione interiore, culturale e spirituale», come sottolineò lo stesso Montini, la riorganizzazione della Fuci passò anche attraverso lo sviluppo della stampa. (Vatican Insider).  



Luca Rolandi

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