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Nullità matrimoni, Papa: vescovo giudice nel processo breve

Nullità matrimoni, Papa: vescovo giudice nel processo breve
Credit Foto - Pixabay - kgorz

di Amedeo Lomonaco

La “consolazione pastorale” è il fine della nuova normativa matrimoniale. E’ quanto ha affermato stamani Papa Francesco rivolgendosi ai partecipanti al “Corso di formazione per chierici e laici”, tenutosi dal 20 al 25 novembre a Roma. L'iniziativa, promossa dal Tribunale della Rota Romana, è incentrata sul tema: “Il nuovo processo matrimoniale e la procedura Super Rato”. La nuova normativa – ha aggiunto il Santo Padre – è “espressione della Chiesa che è in grado di accogliere e curare chi è ferito in vario modo dalla vita e, al tempo stesso, è richiamo all’impegno per la difesa della sacralità della vita”. Ha quindi rivolto una esortazione:

“Nel vostro servizio, voi siete chiamati ad essere prossimi alla solitudine e alla sofferenza dei fedeli che attendono dalla giustizia ecclesiale l’aiuto competente e fattuale per poter ritrovare la pace delle loro coscienze e la volontà di Dio sulla riammissione all’Eucaristia”.

Si recuperi la prassi sinodale Di fronte “alle questioni più spinose che riguardano la missione evangelizzatrice e la salvezza delle anime - ha poi spiegato il Pontefice - è importante che la Chiesa recuperi sempre più la prassi sinodale della prima comunità di Gerusalemme”:

“Lo spirito sinodale e la consolazione pastorale diventino forma del vostro agire nella Chiesa, specialmente in quell’ambito così delicato che è quello della famiglia alla ricerca della verità sullo stato coniugale dei coniugi. Con questo atteggiamento ognuno di voi sia leale collaboratore del proprio vescovo, al quale le nuove norme riconoscono un ruolo determinante, soprattutto nel processo breve, in quanto egli è il 'giudice nato' della Chiesa particolare”.

Il processo breve non è un’opzione Nella nuova normativa è stata abolita la doppia sentenza conforme, e si è dato vita al cosiddetto “processo breviore”, rimettendo al centro la figura e il ruolo del vescovo diocesano o dell’eparca, nel caso delle Chiese orientali, come giudice delle cause. Il vescovo diocesano - ha precisato Papa Francesco - è “giudice personale ed unico nel processo breviore”. Tale processo – ha ricordato il Papa – “non è un’opzione che il vescovo diocesano può scegliere ma è un obbligo che proviene dalla sua consacrazione e dalla missio ricevuta”.

Misericordia, prossimità e gratuità La figura del vescovo-diocesano-giudice è “l’architrave”, “il principio costitutivo e l’elemento discriminante dell’intero processo breviore”. “Egli – ha aggiunto il Pontefice – è competente esclusivo nelle tre fasi del processo breviore”: l’istanza, “che va sempre indirizzata al vescovo diocesano”, l’istruttoria e la decisione. Uno dei criteri fondamentali è “la misericordia”. Tale fondamento - ha affermato il Papa - richiede che “il vescovo diocesano attui quanto prima il processo breviore”. “La prossimità e la gratuità sono le due perle di cui hanno bisogno i poveri, che la Chiesa deve amare sopra ogni cosa”. (News.va)



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