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Lavoro, il Papa: i governi facciano tagli sugli sprechi, non sulla solidarietà

di Redazione online
Lavoro, il Papa: i governi facciano tagli sugli sprechi, non sulla solidarietà
Credit Foto - Vatican Insider

«I tagli devono riguardare gli sprechi, ma non va mai tagliata la solidarietà!». Così Papa Francesco nell’udienza di questa mattina, in Vaticano, ai membri dell’Associazione nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro (Anmil), che da 75 anni riunisce e sostiene quanti hanno subito mutilazioni o invalidità nel lavoro, e si sforza di promuovere una cultura e una prassi attente alla salute e alla sicurezza.

«La scarsità delle risorse, che giustamente preoccupa i governi, non può certo toccare ambiti delicati come questo», ha detto il Pontefice, esprimendo la sua vicinanza a «quanti, sul lavoro, si sono infortunati con conseguenze permanenti e debilitanti», per cui «vivono una situazione di particolare sofferenza, soprattutto quando l’handicap che portano impedisce loro di continuare a lavorare e di provvedere a sé e ai loro cari, come un tempo facevano». 

Francesco invita a «superare la fallace e dannosa equivalenza tra lavoro e produttività, che porta a misurare il valore delle persone in base alla quantità di beni o di ricchezza che producono, riducendole a ingranaggio di un sistema, e svilendo la loro peculiarità e ricchezza personale». «Questo sguardo malato - afferma - contiene in sé il germe dello sfruttamento e dell’asservimento, e si radica in una concezione utilitaristica della persona umana». 

Lodando l’impegno «nobile e essenziale» e «instancabile» dell’Anmil a favore dei diritti dei lavoratori, a partire dai più deboli e meno tutelati, quali «non di rado sono le donne, i più anziani e gli immigrati», il Papa sottolinea che: «Il nostro mondo ha bisogno qui di un sussulto di umanità, che porti ad aprire gli occhi e vedere che chi ci sta davanti non è una merce, ma una persona e un fratello in umanità». 

Da qui un richiamo «a tutta la società il dovere di riconoscenza e aiuto concreto verso quanti si sono infortunati nello svolgimento dell’attività lavorativa». «L’indispensabile dimensione assistenziale non esaurisce i compiti della società e dell’Associazione stessa, che nello Statuto prevede che si miri all’inserimento o reinserimento professionale e sociale, ed è attenta a che la solidarietà si coniughi sempre con la sussidiarietà, che ne rappresenta il completamento, in modo che ad ognuno sia permesso di offrire al bene comune il proprio contributo», aggiunge Papa Bergoglio. 

Che indica il magistero sociale della Chiesa come fonte di ispirazione per il lavoro dell’Anmil, in particolare per i suoi costanti richiami sull’«equilibrio tra solidarietà e sussidiarietà» che, dice, «va ricercato e costruito in ogni circostanza e ambito sociale, in modo che, da un lato, non venga mai a mancare la solidarietà e, dall’altro, non ci si limiti ad essa rendendo passivo chi ancora può dare un importante contributo al mondo del lavoro, ma lo si coinvolga attivamente, mettendo a frutto le sue capacità». 

In conclusione, Papa Francesco ricorda anche la sinergia dell’associazione con le istituzioni civili, e in particolare con il Ministero del Lavoro e con quello dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, per dei progetti di formazione, rivolti a studenti delle scuole e lavoratori, dirigenti e responsabili delle aziende, finalizzati a far prendere «maggiormente coscienza delle esigenze della sicurezza e della tutela della salute dei lavoratori». «Questa costante attenzione all’ambito legislativo, oltre che all’impegno solidale», rivela la consapevolezza che «la creazione di una nuova cultura del lavoro non può fare a meno di un più adeguato quadro legislativo, che risponda alle reali esigenze dei lavoratori, oltre che di una più profonda coscienza sociale sul problema della tutela della salute e della sicurezza, senza la quale le leggi resterebbero lettera morta», evidenzia Francesco. 

E conclude rimarcando che le battaglie sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro «non riguardano solo chi è stato vittima del lavoro o svolge lavori pericolosi e usuranti, ma ogni cittadino, perché insieme alla cultura del lavoro e della sicurezza è in gioco la sostanza stessa della democrazia, che si fonda sul rispetto e la tutela della vita di ognuno». (Vatican Insider).



Redazione online

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