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La storia del prodigio della rosa di Santa Rita

La rosa è diventata il simbolo dell’amore intramontabile di Santa Rita che diffonde il suo profumo

di Antonio Tarallo
La storia del prodigio della rosa di Santa Rita
Credit Foto - santaritadacascia.org

“Ogni stagione del mondo, / attraversa una notte, / e l’uomo sempre si sente, /smarrito e bambino, / sente bisogno di stelle, / segni d’amore nel cielo,/ e il Signore le accende,/ nel cielo lassù”. Così recita un antico inno a una delle sante italiane più famose del mondo, Santa Rita da Cascia. Nella vastità del panorama dei santi e delle sante della Chiesa Cattolica, indubbiamente, Santa Rita è una delle figure più conosciute e venerate. Vissuta ben sei secoli fa, è viva e presente ancora oggi. Ricordata, invocata, pregata nei casi più disperati da migliaia di devoti non solo in Italia, ma in tutto il Mondo. Anni fa è stato fatto un sondaggio in Italia per sapere chi erano i santi e le sante più “famosi”. Tra i primi risultarono San Francesco, Sant’Antonio e San Giovanni Bosco. Tra le “colleghe” sante, invece, oltre a Santa Chiara d’Assisi campeggia lei, Santa Rita da Cascia.  



Rita Mancini – questo il cognome della santa – è nata a Roccaporena, vicino a Cascia, nel 1381. Nata da genitori ormai anziani, fin da piccola, Rita, si distingue per la sua bontà, laboriosità e devozione alla Chiesa. Arrivata all’adolescenza, Rita vuole entrare in monastero, ma i genitori si oppongono e preparano per lei il matrimonio con Paolo di Ferdinando. L’uomo non è certo quello che potrebbe definirsi un “uomo pio”, infatti è di carattere burbero, aggressivo e arrogante. Dopo diversi anni, grazie alle preghiere e all’umiltà della santa, il marito cambiò vita. Dopo alcuni anni, Paolo di Ferdinando venne ucciso — probabilmente da suoi ex-compagni, a causa di rancori passati ed accuse di tradimento — mentre rincasava in piena notte. Tuttavia, Rita perdonò gli assassini. Successivamente, di morte naturale, anche i due figli avuti da questo matrimonio, morirono. Rita, allora, decise di prendere i voti ed entrare nel monastero agostiniano di Santa Maria Maddalena, a Cascia.



Ma perché Santa Rita è famosa per le “sua” rosa?

Questa è la domanda su cui vogliamo focalizzare la nostra attenzione, dopo il brevissimo “scorcio” sulla giovinezza della Santa. Nella iconografia mondiale, infatti, la santa è ritratta sempre con una rosa in mano, un crocifisso, e una spina sulla fronte. Quest’ultima, è evidente e chiaro rimando a uno degli avvenimenti straordinari accaduti durante la sua vita. Secondo la tradizione devozionale, la sera del Venerdì Santo, il 18 aprile 1432 – o il 30 marzo 1442 secondo un'altra tradizione – la santa si ritira in preghiera, e meditando sulla Passione di Gesù, dopo la predica di un tal fra Giacomo della Marca, riceve il segno della vicinanza di Cristo per mezzo di una spina dalla corona del Crocifisso, conficcata sulla sua fronte.



Ma l’altro avvenimento straordinario, che l’ha resa famosa e che ancora oggi rivive nella tradizionale benedizione delle rose, è quello accaduto al tramonto della sua vita terrena: il prodigio della rose. Questo prodigio è reso attendibile da diverse testimonianze raccolte nel processo per la beatificazione nel 1626
. Chiunque è stato al Monastero di Cascia, ricorderà il roseto – posto vicino alla cella della santa – creato proprio in ricordo di questo sorprendente evento. Il roseto che c'è oggi, è stato piantato lo scorso secolo.



Siamo nel 1457. Rita, è a letto, malata da diverso tempo. Ha 76 anni. Ormai le forze le mancano, e – costretta a letto dalla malattia – chiede di vedere sua cugina. Ed è a lei che fa una richiesta particolare. Le chiede di portarle due fichi e una rosa dall’orto della casa paterna. Ma siamo in inverno e la cugina l’asseconda, pensandola nel delirio della malattia. Tornata a casa, la giovane parente trova in mezzo alla neve una rosa e due fichi e, stupefatta, subito torna a Cascia per portarli a Rita.

Da allora, la rosa è diventata il simbolo, per eccellenza, dell’amore intramontabile di Santa Rita che diffonde il suo profumo ovunque.



Antonio Tarallo

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