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L'Epifania e la visita dei Re Magi

si riferisce all’apparizione di Gesù bambino all’umanità rappresentata dalla visita dei tre Re Magi

di Mario Scelzo
L'Epifania e la visita dei Re Magi
Credit Foto - wikipedia

Il 6 Gennaio, anzi esattamente nella notte tra il 5 ed il 6, nelle case dei bambini arriva la Befana, col suo carico di dolci e doni. Il 6 Gennaio è anche però la festa dell’Epifania, che “tutte le feste si porta via”. C’è come vediamo un po’ di “confusione”, tra celebrazione religiosa, festività civile e momento goliardico per grandi e piccini. Proviamo a mettere ordine.

La festa dell’Epifania è una festa cristiana celebrata il 6 gennaio per le chiese occidentali e anche quelle orientali che seguono il calendario gregoriano mentre viene celebrata il 19 gennaio da quelle che seguono il calendario giuliano. Il termine “Epifania” deriva dal greco antico e significa “manifestazione”, “apparizione divina”, “venuta” e si riferisce all’apparizione di Gesù bambino all’umanità rappresentata dalla visita dei tre Re Magi nel Cristianesimo occidentale e dal battesimo nel Cristianesimo Orientale. Dai pastori ai Magi, ovvero il bambinello celebrato non più solo dai guardiani delle greggi di Betlemme ma dai dotti e sapienti del tempo, il Cristo inizia a manifestarsi nella sua gloria.

Come già detto, nella notte tra il 5 ed il 6 Gennaio i bambini aspettano con ansia l’arrivo della Befana. Il nome sembra derivare appunto da una corruzione lessicale di “epifania”… pifania … pifana … befana. L’origine precristiana della Befana sembra essere legata al mondo pagano, ai cicli stagionali dell’agricoltura e ai riti propiziatori che risalgono al X – VI secolo Avanti Cristo: a gennaio, infatti, si svolgevano diverse feste per salutare l’anno passato e celebrare il nuovo anno. Gli antichi romani (che come è noto hanno ripreso ed integrato alcune festività pagane) credevano che nelle 12 notti tra il 25 dicembre ed il 6 gennaio alcune figure femminili volassero sopra i campi per propiziarne la fertilità per un prossimo buon raccolto. Da qui probabilmente trae origine il mito della Befana “volante”.

Certamente non si credeva che queste ignote figure fossero brutte o anziane, probabilmente fu la Chiesa dell’alto Medioevo responsabile di questo “abbrutimento”, anche per condannare la credenza a tradizioni di dubbia origine. La stessa Chiesa, nel corso degli anni, ha voluto ridimensionare le caratteristiche negative di questo personaggio femminile, per collegarlo alla storia dei Re Magi portatori di doni.

E’ attorno al XII secolo che prende “forma” la leggenda che lega i Re Magi e la Befana. Questa narra Narra che i tre Re Magi durante il cammino alla ricerca di Gesù, non trovassero la strada per Betlemme, così bussarono alla porta di una casa per chiedere indicazioni. Aprì una vecchietta, che non seppe dar loro informazioni utili (secondo altre versioni invece diede loro le indicazioni). I Re Magi la invitarono a unirsi a loro, l’anziana signora però rifiutò l’invito perché molto indaffarata e li congedò.

Più tardi però si pentì e decisa a raggiungerli uscì con un cesto di doni per il piccolo Gesù. Non trovando i Re Magi cominciò a distribuire i suoi doni ai bambini nella speranza che tra questi ci fosse anche lui.

In ogni caso, negli anni, si è sedimentata una iconografia della befana, che viene universalmente identificata come una donna molto anziana, i capelli bianchi nascosti sotto un fazzoletto, vestita con un lungo gonnellone scuro ed ampio, uno scialle tutto rattoppato, un grembiule e un paio di ciabatte consunte. I bimbi buoni riceveranno (spesso nella calza della befana) dolci, frutta secca o piccoli giocattoli; al contrario, i monelli, troveranno come punizione per le marachelle dell’anno, cenere e carbone (ma siccome anche la befana è buona, il carbone è spesso .. zucchero colorato).

Una curiosità, l’Epifania non è una festività civile in tutti i paesi a maggioranza cristiana. E’ festa in Italia (anche se non lo è stata negli anni compresi tra il 1978 ed il 1985), in Spagna, in Polonia, non è giornata festiva ad esempio negli Stati Uniti ed in Francia. Vediamo ora alcune tradizioni locali legate alla nostra simpatica vecchina.

Nelle Triveneto, durante le sere della settimana antecedente, una compagnia vaga per le strade del paese, illuminata da un lumicino posto in una stella di carta, cantando in coro: “Dall'Oriente siam partiti con la guida d’una stella”. Tre bambini nel frattempo si inginocchiano davanti alle porte delle case e recitano: “Noi siamo i tre Re vegnudi tutti tre vegnudi dall'Oriente per adorar Gesù”. Se in Liguria le famiglie compiono il tradizionale giro di Presepi ed i bambini recitano poesie ad hoc, a Tortona, in Piemonte, un lungo corteo a carattere drammatico accompagnava i tre Re cavalcanti.

Ma l’Epifania è anche l’occasione per praticare una serie di riti propiziatori. Molte regioni sono accomunate dall’usanza di bruciare la vecchia: un enorme pupazzo in legna e stracci sottoposto a simpatico rogo, che portasse di buon auspicio per il raccolto nei campi e che esorcizzasse tutti i problemi dell’anno da poco concluso. In alcune zone della Toscana, Emilia Romagna e Tifino, la befana viene portata in giro per le vie del centro a bordo di un carro prima di essere bruciata in piazza.

In alcune regioni, come l’Emilia Romagna ed il Veneto, viene chiamata “Pasquetta”, riferendosi proprio alla Pasqua come massima festa del nuovo anno, di cui l'Epifania è la prima manifestazione. E’ il caso anche di Genova, Legnano e Molise; a Varallo Sesia è la Veggia Pasquetta l’orrenda vecchietta viene raffigurata con un piccolo bimbo, simbolo di resurrezione, che viene salvato dalle fiamme poco prima di essere arso. Ma nel Veneto c’è anche la tradizione del Panevìn, una enorme pira di legno sulla quale prenderà fuoco la “vecia” con il sottofondo musicale del “brusa la veda (strega)”: mentre il fuoco divampa, si consumano pinza (dolce a base di fichi secchi e zucca) e vin brulé e si osserva la direzione dei fumi che avrebbe pronosticato il risultato del raccolto dei mesi a seguire. Nel Friuli, invece, si suole correre tra i filari delle viti, con fasci di canne accese, gridando: “Pan e vin, pan e vin la grazia di Dio gioldarin (godremo)”.

Non solo raccolto e campagna, l’Epifania porterebbe fortuna anche nel campo amoroso. La dodicesima notte dopo Natale è anche quella dei “Befani”. In Toscana, questi sarebbero dei fidanzati in prova, scelti da chi rinveniva all’interno di una focaccia una fava secca che incoronava lo stesso Re o Regina della Fava: a lui o a lei il piacere di decidere il proprio partner gettando la fava nel bicchiere del prescelto. Nel Molise, invece, l’uomo della propria vita potrebbe apparire in sogno alle nubili autoctone. E prima di andare a dormire, una preghiera di buon auspicio: “Pasqua Bbefania, Pasqua buffate, manneme ‘nzine (in sogno) quille ca Die m’è destinate”.

In ogni caso, grandi o piccini che siate, io vi consiglio la notte del 5 di guardar fuori dalla finestra, potreste vedere la Befana volare sulla sua scopa, infilarsi in un camino, entrare nelle nostre case per portare doni e allegria, prima che….tutte le feste si porti via!



Mario Scelzo

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