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L'editoriale: Se si fa del male al bene c'è da preoccuparsi

si cerca di distruggere il bene, si cerca di destabilizzare chi vuol essere strumento di bontà

di Enzo Fortunato, Direttore Rivista San Francesco
L'editoriale: Se si fa del male al bene c'è da preoccuparsi
Credit Foto - EPA/NEIL HALL

In questi giorni sono tante le notizie che hanno raggiunto le nostre case: l’Etna, l’Indonesia, la morte di innocenti, tanti cristiani uccisi e perseguitati. In tutti noi nasce un senso di sana solidarietà: un cuore che si apre ai drammi del mondo, ai drammi del nostro Paese, alla vicinanza di chi chiede un po’ di compagnia, perché solo. Il nostro cuore si apre dinnanzi alla bellissima pagina di quella anziana signora che sentendosi sola chiede aiuto a chi è preposto non solo all’ordine pubblico, ma anche al disagio della solitudine, indirizzando a quel nobile pilastro del nostro Paese che è il servizio sociale. 


Ritornano, orientando il nostro cammino, le parole del Patrono d’Italia: “Dov’è tristezza che io porti la gioia”. L’atto della Manovra che si sta consumando in questi giorni pone serissime riflessioni: si cerca di distruggere il bene, si cerca di destabilizzare chi vuol essere strumento di bontà, si cerca di tagliare la possibilità di fare di più. La cancellazione dello sconto del 50 per cento sull’Ires, l’imposta dei redditi sulle società. Un taglio delle agevolazioni che non riguarda soltanto le realtà collegate alla chiesa, ma anche il volontariato e tutto ciò che esso rappresenta nella cultura, nell’impegno disinteressato di uomini e donne della nostra Italia.
   

Si tratta di migliaia di istituzioni senza fini di lucro che partono dal nord al sud dell’Italia e coprono come un manto gli enormi bisogni ed esigenze: da quelli ambientali e a quelli sanitari, da quelli che sorreggono la coesione sociale al contrasto delle povertà, da quelli educativi a quelli ricreativi. Animando un sentimento, che fa bene, prima ancora che alla chiesa, allo Stato; anzi alla nostra comunità come l’ha chiamata papa Bergoglio, auspicando una politica nobile nel suo messaggio per la giornata mondiale della pace che vivremo il primo gennaio. Un sentimento che fa bene alla nostra Italia e non solo a una parte del nostro Paese.  


E pensare che tra i promotori di questa legge, alcuni sono nati il 4 ottobre e se fossero nati il 3 gennaio? Ecco perché c’è seriamente da preoccuparsi. Nonostante tutto continueremo a credere, a batterci per un mondo migliore. Noi siamo il popolo di Francesco che va incontro a Cristo, come ha augurato il custode del sacro convento di Assisi, padre Mauro Gambetti; nel cuore della basilica di San Francesco.



Enzo Fortunato, Direttore Rivista San Francesco

Commenti dei lettori

28-12-2018 00:51:05
Giuliano
Scusate la mia ignoranza ma cosa si intende quando si dice “E pensare che tra i promotori di questa legge, alcuni sono nati il 4 ottobre e se fossero nati il 3 gennaio? ”

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