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Francesco, dalla diretta con gli astronauti di Expedition 53 alla scuola della Specola Vaticana

L’Uomo “granello di polvere del Cosmo”, davanti l’Infinito

di Antonio Tarallo
Francesco, dalla diretta con gli astronauti di Expedition 53 alla scuola della Specola Vaticana
Credit Foto - ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

In merito all’astronomia, diciamolo pure, Papa Francesco “gioca in casa”: abbiamo visto – nelle precedenti puntate – il grande contributo dell’ordine gesuita sulla ricerca astronomica.  La Specola Vaticana è una viva testimonianza di questo dialogo tra Scienza e Fede, ed è nata – appunto – grazie al costante lavoro dei Padri Gesuiti. Tutti abbiamo ben in mente le immagini dell’udienza del giugno scorso, quando a presentarsi davanti al Santo Padre, c’erano gli astronauti della Missione Expedition 53, accompagnati da Paolo Castiglioni e Maurizio Saporiti, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’associazione di ricerca scientifica e tecnologica Space Experience. Il gruppo era formato da quegli stessi astronauti con i quali si era collegato in diretta il 26 ottobre dell’anno precedente, nel 2017. La visita poi si concludeva con l’originale regalo della tuta spaziale per Papa Francesco.

Come un “qualsiasi curioso” della materia, Papa Bergoglio aveva posto delle domande all’astronauta Nespoli. Il confronto con l’ “ingegnere di volo numero 2” – questa la dicitura ufficiale del dottor Nespoli – è rimasto, senza dubbio, assai curioso e divertente nella storia di un pontificato sempre colmo di sorprese. Fra i due personaggi nasce un dialogo in diretta che rappresenta un originale modo di parlare del tema astronomico. Il Santo Padre esordisce con un internazionale “Good morning you all!”. Il “giornalista scientifico” José Bergoglio pone agli astronauti una interessante domanda.  Prende spunto, Papa Francesco, dai famosi versi danteschi sull’ “amore che move il sole e tutte l’altre stelle”. Ed ecco, allora, la domanda: “Che senso ha per voi, che siete tutti ingegneri e astronauti, chiamare “amore” la forza che muove l’universo?”. Interessante la risposta data dal russo Aleksandr Misurkin. La traduce proprio Nespoli: “Il collega Aleksandr ha fatto una risposta molto bella in russo, che io adesso tradurrò un po’ così, velocemente. Fa riferimento a un libro che sta leggendo in questi giorni qua sopra, per riflettere, “Il piccolo principe” di Saint-Exupéry. Fa riferimento alla storia che dà volentieri – o darebbe volentieri – la propria vita per tornare e salvare piante e animali sulla terra. E, sostanzialmente, l’amore è quella forza che ti dà la capacità di dare la tua vita per qualcun altro”.

Veniamo, ora, all’anno 2018. Dal 4 al 29 giugno la Specola Vaticana aveva organizzato a Castel Gandolfo la sedicesima edizione della Vatican Observatory Summer School, a cui ogni anno partecipano decine di studenti e giovani astrofisici provenienti da ogni parte del mondo.  Per quell’evento, Papa Francesco, desiderava confrontarsi con questi nuovi studiosi, e allora, non perde tempo per lasciarci delle parole che non solo fanno riferimento all’Astronomia in particolare, ma che “ad ampio respiro” toccano temi della vita di ogni giorno, sempre in contatto con il Creato:

“Il fatto che vi siete riuniti per questa scuola estiva mostra che il desiderio di comprendere l’universo, creato da Dio, e il nostro posto in esso, è comune a uomini e donne che vivono in contesti culturali e religiosi assai differenti. Tutti noi viviamo sotto lo stesso cielo; e tutti siamo mossi dalla bellezza che si rivela nel cosmo e si riflette anche nei nostri studi sui corpi e le sostanze celesti. Siamo così uniti dal desiderio di scoprire la verità su come opera questo meraviglioso universo, avvicinandoci sempre più al suo Creatore. Perciò - ha proseguito - è veramente buono e provvidenziale che questa quindicesima scuola estiva si occupi dello studio dell’acqua nel sistema solare e altrove.  Tutti sappiamo quanto sia essenziale l’acqua qui sulla terra: per la vita, per noi esseri umani, per il lavoro… Dai più piccoli fiocchi di neve alle grandi cascate, dai laghi e dai fiumi agli immensi oceani, l’acqua ci affascina con la sua potenza e al tempo stesso con la sua umiltà. Le grandi civiltà ebbero inizio lungo i fiumi, e anche oggi l’accesso all’acqua pura è un problema di giustizia per il genere umano, ricchi e poveri”. 

Il pensiero è legato a tutto il Creato, e in questo discorso Papa Francesco ha volutamente inserire la riflessione sulla giustizia umana. Insomma, dal macrocosmo al microcosmo. Anche se tanto micro non è, visto che si parla dell’intero pianeta Terra.

E sul “mestiere di scienziato” riserva questa riflessione che pone l’accento sui limiti della Scienza difronte al mistero del Cosmo, del Creato. Ed è, in fondo, quel mistero contemplato non solo da parte degli scienziati, ma da tutti gli uomini, “granelli di polvere”:

“Il compito dello scienziato è quello di conoscere l’universo, almeno in parte; conoscere che cosa sappiamo e che cosa non sappiamo, e come possiamo procedere per sapere di più. Già il fatto che questo cammino di conoscenza sia possibile, ha in sé qualcosa di grande. Non è affatto ovvio che l’uomo, grano di polvere nel cosmo, abbia la possibilità di leggere la natura fino a livelli tanto profondi quanto quelli che oggi indaghiamo con il metodo proprio della scienza, spingendosi ben oltre il perimetro di ciò che gli serve per vivere. (…) Anche in questo senso possiamo intendere “la gloria e l’onore” di cui parla il salmista, la gioia di un lavoro intellettuale come il vostro, lo studio dell’astronomia”.



Antonio Tarallo

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