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Francesco: “no alla cultura del trucco” e alla cura delle apparenze

di Michele Raviart
Francesco: “no alla cultura del trucco” e alla cura delle apparenze
Credit Foto - Vatican News

Il senso ultimo della vita è “uscire” e “andare incontro allo sposo”, come le dieci vergini della parabola del Vangelo di Matteo. Lo sposo, Gesù, “che ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei”. Con queste parole Papa Francesco ha ricordato i nove cardinali e i 154 vescovi defunti quest’anno, nella Messa di suffragio celebrata nella Basilica di S. Pietro.

 

Il significato dell’ “uscire”

Un’uscita che è una chiamata per tutti: “dal grembo dello madre, dalla casa dove si è nati, dall’infanzia alla gioventù e dalla gioventù all’età adulta, fino all’uscita da questo mondo”, e che per i Ministri del Vangelo significa uscire “dalla casa di famiglia a quella dove la Chiesa ci manda, da un servizio all’altro”. Un passaggio perpetuo, “fino al passaggio finale”.

 

Ecco per cosa vivere: per quell’annuncio che nel Vangelo risuona nella notte e che potremo accogliere pienamente nel momento della morte.

 

La preparazione alle nozze con Gesù

Vivere, continua il Papa, è quindi una “quotidiana preparazione alle nozze”, all’incontro ultimo con Gesù.

 

È il finale che illumina ciò che precede. E come la semina si giudica dal raccolto, così il cammino della vita si imposta a partire dalla meta.

 

L’attesa dello sposo” è la mèta ultima, “il filo che unisce tutta la trama” del ministero, “dietro tutti gli incontri, le attività da organizzare e le pratiche da trattare”.

 

Il centro non può che essere un cuore che ama il Signore. Solo così il corpo visibile del nostro ministro sarà sorretto da un’anima invisibile.

 

L’essenziale, infatti è “invisibile agli occhi” e nella vita è “ascoltare la voce delle sposo”, che “ci invita a intravedere ogni giorno il Signore che viene e a trasformare ogni attività in un preparativo per le nozze con lui”.

 

No alla “cultura del trucco”

Essenziale per la sposa è invece, come ricorda il Vangelo, non l’abito, o le lampade, ma l’olio, “custodito in piccoli vasi”. Un olio che innanzitutto “non è vistoso”, ma è decisivo per produrre luce.

 

Di fronte al Signore non contano le apparenze, conta il cuore. Quello che il mondo cerca e ostenta – gli onori, la potenza, le apparenze, la gloria – passa, senza lasciare nulla. Prendere le distanze dalle apparenze mondane è indispensabile per prepararsi al cielo. Occorre dire no alla “cultura del trucco”, che insegna a curare le apparenze. Va invece purificato e custodito il cuore, l’interno dell’uomo, prezioso agli occhi di Dio; non l’esterno, che svanisce.

 

L’olio, poi, esiste “per farsi consumare”:

 

Solo bruciandosi illumina. Così la vita: diffonde luce solo se si consuma, se si spende nel servizio. Il segreto per vivere è vivere per servire. Il servizio è il biglietto da esibire all’ingresso delle nozze eterne. Ciò che della vita resta, davanti alla soglia dell’eternità, non è quanto abbiamo guadagnato, ma quanto abbiamo donato.

 

“Servire costa, perché significa spendersi, consumarsi”, ribadisce il Papa, ma nel nostro ministero “non serve per vivere chi non vive per servire. Chi custodisce troppo la propria vita, la perde”.

 

Investire nell’amore

La terza caratteristica dell’olio è la preparazione, perché l’amore è spontaneo “ma non si improvvisa”.

 

La grande tentazione è appiattirsi in una vita senza amore, che è come un vaso vuoto, come una lampada spenta. Se non si investe nell’amore, la vita si spegne. I chiamati alle nozze con Dio non possono adagiarsi in una vita sedentaria, piatta e orizzontale, che va avanti senza slancio, cercando piccole soddisfazioni e inseguendo riconoscimenti effimeri. Una vita scialba, abitudinaria, che si accontenta di fare i propri doveri senza donarsi, non è degna dello Sposo.

 

L’esempio dei testimoni

Nella preghiera per i cardinali e i vescovi defunti, Francesco domanda quindi “l’intercessione di chi ha vissuto senza voler apparire, di chi ha servito il cuore, di chi si è preparato giorno per giorno all’incontro con il Signore”. Testimoni, “che grazie a Dio ci sono e sono tanti”, il cui esempio ci insegna a non accontentarsi di una vista breve sull’oggi.

 

Desideriamo invece uno sguardo che va oltre, alle nozze che ci attendono. Una vita attraversata dal desiderio di Dio e allenata all’amore sarà pronta a entrare nella dimora dello Sposo, per sempre. (Vatican News).



Michele Raviart

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