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Ecco dove non è stato celebrato il Natale

Festeggiare il Natale non è consentito ovunque

di Redazione online
Ecco dove non è stato celebrato il Natale
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Festeggiare il Natale non è consentito ovunque. Esistono diverse nazioni dove celebrare la nascita di Gesù rappresenta un atto vietato per legge. La tolleranza religiosa - quella concettualizzata in Europa anche da Erasmo da Rotterdam e John Locke - non è una condizione universalmente riconosciuta.

Questo genere di persecuzione arriva a toccare persino la possibilità di fare gli auguri per messaggio ai parenti o quella di indossare il cappellino di Babbo Natale. In Brunei - ad esempio - dove il sultano Hassanal Bolkiah ha previsto una pena di cinque anni per chi viene "sorpreso" a festeggiare pubblicamente la Natività. Nella monarchia assoluta della piccola nazione del Borneo, il 35% dei sudditi di Bolkiah (su 420mila persone) non si dichiara di fede islamica, ma il Natale è stato comunque vietato per non "turbare la fede dei musulmani". L'unica forma di festeggiamento possibile per i cristiani è quella privata: "I musulmani che seguono gli atti di quella religione o usano i suoi simboli religiosi, come la croce, candele accese, albero di Natale, canti religiosi, auguri natalizi, decorazioni e suoni che equivalgano a rispettare quella religione vanno contro la fede islamica...Alcuni possono pensare che la questione sia frivola, ma come musulmani dobbiamo evitare le celebrazioni di altre religioni per non influenzare la nostra fede islamica", hanno dichiarato alcuni imam del Brunei nel 2015. In Somalia - invece - si ritiene che persino i festeggiamenti per l'anno nuovo siano in grado di turbare la fede musulmana. Come si legge in questo articolo di Aleteia, "Lo sceicco Mohamed Khayrow, del Ministero per le Questioni Religiose, ha dichiarato nel dicembre 2015 che "tutti gli eventi collegati [a queste celebrazioni] sono contrari alla cultura islamica". Niente festa per la nascita di Gesù - insomma - nel corno d'Africa e neppure fuochi d'artificio per Capodanno.

Un capitolo a parte - poi - lo meriterebbe la Cina, dove questa festa cristiana è generalmente "riconosciuta" in qualità di "evento commerciale", ma viene comunque "tenuta d'occhio" dai vertici del Partito Comunista: "Con l'avvicinarsi del Natale – si legge in una nota del Partito riportata dall’agenzia Asia News - i leader e i funzionari di tutti i gradi devono promuovere la cultura tradizionale cinese e assumersi il compito di costruire una casa spirituale per il popolo". E ancora: "Tutti gli iscritti - sottolinea il comunicato - "sono tenuti a studiare seriamente la dottrina dell’autoconsapevolezza culturale, introdotta al 19mo Congresso del Partito, ed astenersi dal celebrare ciecamente feste straniere o impegnarsi nelle religioni occidentali. Non devono partecipare a celebrazioni di origine occidentale e svolgere un buon lavoro di sicurezza in occasione della vigilia e del giorno di Natale". La preoccupazione dei vertici del governo - insomma - è strettamente di carattere culturale. Viene visto come positivo, quindi, un "periodo tematico" di stampo commerciale incentrato sul Natale, ma la nascita di Gesù è considerata parte integrante di quell'egemonia culturale occidentale che il governo cinese è solito contrastare. Il Natale - insomma - come possibile cavallo di Troia.

In Tagikistan - nel 2013 - è stata vietata la trasmissione in televisione di un film russo a tema natalizio. E sempre nella nazione dell'Asia centrale, è "proibito" sia fare l'albero di Natale sia consegnare i regali nelle scuole. Nel citato articolo del portale cattolico, si può leggere: "Il Ministero dell’Educazione, che adotta come direttrici i principi islamici, ha decretato il divieto di fuochi artificiali, pranzi di festa, scambi di regali e raccolta di denaro per la celebrazione dell’anno nuovo". In Arabia Saudita - ancora - la natività di Gesù è contrastata dall'ideologia wahhabita. Lo sceicco Mohammed Al-Oraifi ha ribadito che: "Se loro (riferendosi ai cristiani n.d.r.) celebrano la nascita del figlio di Dio e voi fate loro gli auguri, allora state sostenendo la loro fede". Gli islamici - insomma - non possono in alcun modo essere "contaminati" dai festeggiamenti altrui. Il tutto in nome del fondamentalismoreligioso. In un report giornalistico del 2005, il quotidiano Avvenire ha descritto una serie di restrizioni previste nel più grande Stato arabo dell'Asia occidentale: all'epoca era persino vietato esporre la scritta "Buon Natale", mentre oggi si registrerebbero alcune piccole aperture: gli ospedali governativi avrebbero dato l'autorizzazione di festeggiare il Natale ai dipendenti cristiani. La Corea del Nord - infine - ha vietato qualsiasi attività o culto di carattere cristiano. I cristiani finiti in carcere solamente a causa della loro professione di fede sarebbero tra i 50mila e i 70mila. Alcune persone di fede cattolica rischiano la vita celebrando la nascita di Gesù nei sotterranei, cercando di nascondersi dalle autorità del regime di Kim Jong-un. Chi viene scoperto - secondo questo articolo di Tempi - viene fucilato o portato in un gulag. Il fanatismo religioso e l'ideologia comunista hanno ancora paura di un bambino che nasce in una mangiatoia. (Il Giornale – Francesco Boezi).


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