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Cei, Bassetti vuole finire l’epoca delle “prolusioniˮ

di Redazione online
Cei, Bassetti vuole finire l’epoca delle “prolusioniˮ
Credit Foto - ANSA/CLAUDIO PERI

Il cardinale Gualtiero Bassetti neo-presidente della Cei lo sta confidando a più di una persona, in attesa del suo debutto al Consiglio permanente di lunedì pomeriggio: «La mia prima prolusione sarà anche l’ultima...». Bassetti è infatti fermamente convinto, e intende sondare su questo i confratelli, che il rituale discorso con il quale il presidente indirizza i lavori delle assemblee generali e dei consigli permanenti Cei, possa essere abolito. Per favorire un dibattito meno ingessato sui binari di linee-guida prefissate e promuovere una discussione senza che i vescovi debbano per forza prendere posizione sul discorso di apertura. 

L’arcivescovo di Perugia è il primo presidente designato dal Papa ma votato da tutti i vescovi durante l’assemblea generale dello scorso maggio. La sua decisione di proporre l’abolizione del tradizionale discorso sullo stato della Chiesa italiana e del Paese - che contiene sempre anche giudizi e preoccupazioni riguardanti la società, l’economia e la vita politica - potrebbe inaugurare una stagione di minore interventismo rispetto agli ultimi decenni. 

Rese famose per la loro risonanza nel dibattito politico ai tempi della presidenza del cardinale Camillo Ruini, le prolusioni pronunciate quattro o cinque volte l’anno (ai tre Consigli permanenti e all’assemblea generale dei vescovi, e a volte alla seconda assemblea generale straordinaria) hanno una storia di lunga data. La tradizione è attestata fin dagli anni Sessanta, dal tempo della presidenza del cardinale patriarca di Venezia Giovanni Urbani. La prassi è continuata con i suoi successori Antonio Poma, Anastasio Ballestrero, Ugo Poletti, Camillo Ruini e Angelo Bagnasco. La novità, se la proposta che Bassetti intende formulare sarà accettata, tiene anche conto della prassi ormai instauratasi con Francesco. Prima di Bergoglio, il Papa sempre interveniva all’assemblea generale con un discorso conclusivo. Ora invece Francesco preferisce aprire i lavori, il primo giorno, con un discorso che può essere pronunciato o consegnato, e subito dopo confrontarsi liberamente per un intero pomeriggio con i vescovi a porte chiuse. Dopo che il Papa ha inaugurato i lavori, una seconda “prolusioneˮ del presidente, il giorno successivo, appariva a molti poco congrua.

 

Molte altre conferenze episcopali in Europa e nel mondo prevedono un discorso di apertura del presidente alle assemblee generali, ma quasi mai nell’ambito dei comitati più ristretti che si riuniscono più volte durante l’anno. Negli Stati Uniti, ad esempio, i vescovi si riuniscono tutti insieme due volte l’anno: c’è un discorso del presidente (e un intervento del nunzio apostolico) ma questi interventi non rappresentano né fissano una road map dell’incontro e non hanno particolare incidenza nel dibattito politico. Non esistono invece “prolusioniˮ quando si riunisce mensilmente il comitato più ristretto.

In Francia il presidente dei vescovi parla all’inizio e alla fine dei due raduni generali che si tengono in aprile a Parigi e in novembre a Lourdes, ma l’assemblea non discute né si confronta sulle sue parole. Anche in Germania i vescovi si riuniscono due volte l’anno e il presidente fa un intervento, ma tutto avviene a porte chiuse. L’attuale guida dei vescovi tedeschi, il cardinale Reinhard Marx, è solito parlare a braccio e una sintesi sommaria di ciò che ha detto viene comunicata dal portavoce ai giornalisti. Le riunioni mensili del comitato costituito dai soli vescovi diocesani tedeschi non prevedono discorsi del presidente. Infine anche in Spagna è previsto l’intervento del presidente prima delle due assemblee generali, ma non alle tre riunioni annuali della commissione permanente.

 

Come si vede la prassi italiana di quattro-cinque interventi all’anno con discorsi destinati a proporre indicazioni e preoccupazioni interne ed esterne, comprese quelle sulla politica e l’economia (destinate com’è ovvio ad avere il maggiore impatto mediatico), risulta piuttosto unica e originale. La decisione del cardinale Bassetti di metterla in discussione, se riscuoterà consensi tra i vescovi, non significherà automaticamente abolire ogni possibile discorso del presidente, che potrebbe a volte intervenire alla fine dei lavori con una sintesi, ma segnerà la fine di ogni automatismo e di riunioni e assemblee quasi interamente incentrate sulla “prolusioneˮ. (Vatican Insider – Andrea Tornielli).


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