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PAPA FRANCESCO: 'VOGLIO UNA SANTA MADRE CHIESA, NON UNA SANTA NONNA CHIESA'

Papa Bergoglio in Cile parla ai ragazzi: 'Giovani, ecco la password per restare sempre connessi con Gesù'

PAPA FRANCESCO: 'VOGLIO UNA SANTA MADRE CHIESA, NON UNA SANTA NONNA CHIESA'
Credit Foto - Ansa

«Senza la connessione con Gesù, finiamo per annegare le nostre idee, i nostri sogni, la nostra fede e ci riempiamo di malumore». Francesco parla il linguaggio dei nativi digitali per comunicare loro la necessità di rimanere insieme a Gesù. Usa l’esempio della rete, parla di “password”, ma offre consigli che sono tratti dall’insegnamento del santo cileno Alberto Hurtado. Il Papa incontra i giovani del Cile nel Santuario Maipù, storico luogo di culto dedicato alla Vergine del Carmelo e simbolo dell’indipendenza del Paese, perché qui nell’Ottocento venne sconfitto l’esercito spagnolo.

Bergoglio viene accolto da ragazzi e ragazze di tutte le età, lì riuniti dalle prime ore del mattino, che al suo passaggio in papamobile intonano un inno composto per l’occasione e sventolano cartoncini a forma di croce in vari colori, sui quali è scritto il motto del viaggio «Mi paz les doy». Sul palco ascolta la voce dei ragazzi presenti che ringrazia perché, dice, «siete scesi dal divano e vi siete messi le scarpe» per venire qui. «E per quelli che non hanno avuto il coraggio di scendere dal divano, che si muovano in fretta e si mettano le scarpe!», aggiunge.

Ai giovani, infatti, «piacciono le avventure e le sfide», annota il Papa. Anzi, sottolinea, «vi annoiate quando non avete delle sfide che vi stimolano. Questo si vede chiaramente, ad esempio, ogni volta che succede una catastrofe naturale: avete un’enorme capacità di mobilitarvi, che rivela la generosità dei vostri cuori».

Francesco parla anche di amore per la Patria: «La strada per l'orizzonte dev'essere fatta con i piedi per terra. E cominci con i tuoi piedi nella terra della patria. E se non ami il tuo paese, non credo che verrai ad amare Gesù e ad amare Dio». «L'amore per la madrepatria è un amore per la madre - prosegue -. La chiamiamo Patria, perché qui siamo nati; ma lei stessa, come ogni madre, ci insegna a camminare e si offre a noi così da farla sopravvivere a un'altra generazione».

«Se non siete patrioti - non patrioteros (nazionalisti), eh! - non farete nulla nella vita, perché i figli devono amare il loro Cile, perciò fate qualcosa per il vostro Cile. Ragazzi, ragazze, adorate il vostro Cile!», raccomanda. 

Il Papa - interrompendosi per chiedere di pregare per una ragazza svenuta nella folla (probabilmente per il caldo o la stanchezza) «perché si rimetta presto» - richiama la sua esperienza da vescovo: «Nel mio lavoro episcopale ho scoperto che ci sono molte, ma molte buone idee nei cuori e nelle menti dei giovani. Sono inquieti, cercatori, idealisti. Il problema è di noi adulti che, molte volte, con la faccia di sapientoni, diciamo: “Pensa così perché è giovane, presto maturerà”». 

Maturare invece, spiega il Papa a braccio, «significa crescere e far crescere i sogni, non abbassare la guardia e lasciarsi comprare per due soldi. Quando qualche “grande” pensa questo non dovete ascoltarlo! Sembrerebbe che maturare sia accettare l’ingiustizia, credere che non possiamo fare nulla, che tutto è sempre stato così. Questa è corruzione». La vera maturità «significa portare sogni e illusioni discutendo insieme ma guardando sempre avanti, mai abbassando la guardia ma guardando al futuro».

Proprio per questo il Papa ha voluto istituire quest’anno il Sinodo e prima l’incontro dei giovani. Perché, ha spiegato, «io ho paura dei filtri e le opinioni dei giovani prima di arrivare a Roma devono passare da mille connessioni, anche aeree… e rischiano di venire filtrate. Allora voglio ascoltare prima i giovani: voi siete protagonisti! I giovani cattolici e non cattolici, cristiani e di altre religioni, i giovani che non sanno se credono o non credono perché è importante che voi parliate e non vi lasciate tacitare. A noi tocca aiutarvi perché voi siate coerenti con quello che dite, ma se non parlate come possiamo aiutarvi?», dice il Papa. E, ancora a braccio aggiunge: «Aiutiamoci perché la Chiesa abbia un volto giovane. L’altra volta parlavo con uno che mi diceva: “Non so se parlare della Santa Madre Chiesa o della Santa Nonna Chiesa” (parlava di un luogo specifico). Ecco, la Chiesa deve avere un volto giovane, ci dovete aiutare in questo». 

Giovane «non certo perché si fa un trattamento con creme rigeneranti, ma perché dal profondo del cuore si lascia interpellare, si lascia interrogare dai suoi figli per poter essere ogni giorno più fedele al Vangelo». È questo, secondo Francesco, «quello di cui la Santa Madre Chiesa ha bisogno adesso. Poi prepariamo le risposte, ma abbiamo bisogno che ci interpelliate. Dovete scuoterci se siamo troppo fermi con le vostre idee, inquietudini, con tutto quello che avete nel cuore». Dovete - aggiunge - «diventare spiritualmente maggiorenni e avere il coraggio di dire: questo mi piace, questo non mi piace, questo non è un buon cammino, questo non è un ponte ma un muro. Dire quello che pensate».

Inoltre, ha proseguito il Papa, parlando ancora a braccio, «se c’è una attività o un piano pastorale, un incontro che non ci aiuta ad arrivare a Gesù perdiamo tempo, perdiamo ore di preparazione… Aiutiamoci ad essere più vicini a Gesù». Bergoglio chiede ai giovani di fare un minuto di silenzio e pregare la Madonna del Carmelo, la cui statua è presente sul palco, «perché lei, che è la prima discepola, ci aiuti ad essere più vicina a Gesù». 

Poi, interrotto dai cori di “W il Papa!” e “W la Virgén”, racconta un aneddoto: «Parlando un giorno con un giovane gli ho chiesto che cosa potesse metterlo di cattivo umore. Mi ha detto: “Quando al cellulare si scarica la batteria o quando perdo il segnale internet”. Gli ho chiesto: “Perché?”. Mi ha risposto: “Padre, è semplice, mi perdo tutto quello che succede, resto fuori dal mondo, come appeso. In quei momenti, vado di corsa a cercare un caricabatterie o una rete wi-fi e la password per riconnettermi”».

«Questo mi ha fatto pensare che può succederci la stessa cosa con la fede – ha aggiunto Francesco - Dopo un primo tempo di cammino e di slancio iniziale, ci sono dei momenti in cui, senza accorgerci, comincia a calare la nostra “larghezza di banda” e iniziamo a restare senza connessione, senza batteria, e allora ci prende il cattivo umore, diventiamo sfiduciati, tristi, senza forza, e incominciamo a vedere tutto negativo. Quando rimaniamo senza questa “connessione” che dà vita ai nostri sogni, il cuore inizia a perdere forza, a restare anch’esso senza carica».

Senza la connessione con Gesù, «finiamo per annegare le nostre idee, i nostri sogni, la nostra fede e ci riempiamo di malumore. Rimaniamo disconnessi da ciò che sta accadendo nel “mondo”. Cominciamo a sentire che restiamo “fuori dal mondo”, come mi diceva quel ragazzo. Mi preoccupa quando, perdendo il “segnale”, molti pensano di non avere niente da dare e rimangono come persi. Non pensare mai che non hai niente da dare o che non hai bisogno di nessuno. Mai».

Qual è allora «la password» per connettersi «con Colui che è “Via, Verità e Vita”». Sant’Alberto Hurtado «aveva una regola d’oro, una regola per accendere il suo cuore con quel fuoco capace di mantenere viva la gioia. La password di Hurtado era molto semplice – se volete mi piacerebbe che la appuntaste sui vostri cellulari. Lui si domanda: “Cosa farebbe Cristo al mio posto?”».

Questa è la password, il codice suggerito dal Papa: «A scuola, all’università, per strada, a casa, con gli amici, al lavoro; davanti a quelli che fanno i bulli: “Cosa farebbe Cristo al mio posto?”. Quando andate a ballare, quando fate sport o andate allo stadio: “Cosa farebbe Cristo al mio posto?”. È la password, la carica per accendere il nostro cuore, accendere la fede e la scintilla nei nostri occhi». Il Papa chiede di memorizzarla ognuno sul proprio cellulare e di «non dimenticarla»: «Semplicemente dovete… usarla. Tutti i giorni. Altrimenti finiamo come il ladro di quel film che fa una rapina alla cassaforte e quando arriva si è dimenticato della password. Quindi memorizzatela, nel cuore. Come era la password?», domanda il Pontefice ai ragazzi.

«Questo è essere protagonisti della storia», prosegue. Essere protagonisti «è fare ciò che ha fatto Gesù. Lì dove sei, con chiunque ti trovi e a qualsiasi ora: “Cosa farebbe Gesù al mio posto?”. L’unico modo per non dimenticare una password è usarla - ripete -. Verrà il momento in cui la saprete a memoria; e verrà il giorno in cui, senza che ve ne rendiate conto, il vostro cuore batterà come quello di Gesù». Perché «non basta ascoltare un insegnamento religioso o imparare una dottrina; quello che vogliamo è vivere come Gesù ha vissuto».

Bisogna «rischiare, correre il rischio». «Andate spediti incontro ai vostri amici – è l’invito di Francesco ai suoi interlocutori - a quelli che non conoscete o che si trovano in un momento difficile. Andate con l’unica promessa che abbiamo: in mezzo al deserto, alla strada, all’avventura, ci sarà sempre la “connessione”, esisterà un “caricabatterie”. Non saremo soli. Sempre godremo della compagnia di Gesù, di sua Madre e di una comunità. Certamente una comunità che non è perfetta, ma ciò non significa che non abbia molto da amare e da offrire agli altri». 

A conclusione dell’incontro gruppi di ragazzi in abiti tradizionali danzano in mezzo alla folla. Il Papa depone ai piedi della statua della Madonna un rosario dopo averlo benedetto, infine saluta tutti i presenti ma prima di andare via rivolge loro un'ultima domanda: «Allora, qual era la password?». E tutti, in coro: «Cosa farebbe Gesù al mio posto?». ANDREA TORNIELLI - Vatican Insider



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