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Quando i Santi diventano scrittori

Sant'Agostino, Sant'Antonio e Santa Caterina tra lettere e sermoni

di Antonio Tarallo
Quando i Santi diventano scrittori
Credit Foto - Pixabay

“Prego, entri pure…”. E’ cordiale la voce della commessa che mi fa entrare in una “strana” libreria. E’ la prima volta che ci entro, e un po’ disorientato lo sono. Scaffali pieni di libri. Voluminosi volumi di pagine e pagine scritte, vergate non so quanti secoli fa. Altri, invece, sono più recenti. Dipende dall’autore quanto o meno sia antico. Mi dirigo subito verso gli scaffali con la lettera “A”. I libri sono divisi per alfabeto di autori. Uno, subito, risalta agli occhi. Un po’ per il titolo, assai intrigante, e un po’ per l’autore assai noto a molti. Agostino d’Ippona, lo scrittore. Il libro? “Le confessioni”.  

No, non sono quelle di Ippolito Nievo, quelle sono altre e di altra natura e poi avevano il titolo “Le mie confessioni”. Il libro di Agostino, parla chiaro, fin dal titolo. Lo afferro e subito la gentile commessa bruna, mi “istruisce”: “Questo, è uno dei più venduti. Sa com’è…è un classico della letteratura cristiana. Lo vendiamo molto, e nei “periodi forti”, tipo Pasqua e Natale va a ruba, sa! Ancora va di moda. A pensare che è stato scritto nel 398. Titolo originario, in latino “Confessionum libri XIII” o “Confessiones”. E’ biografica, come opera. Sant'Agostino, rivolgendosi a Dio, narra la sua vita e in particolare la storia della sua conversione al Cristianesimo”. Io, annuisco. E poi, domando – un po’ per deformazione, lo…”confesso”, termine appropriato, penso – per indagare meglio:   “E lo stile…lo stile…”. Lei: “Beh, bisogna dire che non è sempre facile, è alto…assai alto, molte volte. Filosofico. Poi scrive tutto come fosse una invocazione a Dio.

Insomma, in queste pagine, davvero pare che Agostino padroneggi tutte le sue abilità oratorie e di grande conoscitore delle Sacre Scritture. L'autore inoltre alterna espressioni concise, rapide, dei flash, diciamo, ad un periodare articolato e complesso, ricco di figure retoriche. Interessanti, poi tutti i suoi episodi di vita, prima e dopo la conversione. Un vero romanzo d’autore”.



Ma mentre mi parla di tutto questo, la mia attenzione si sposta su un libro, sempre dello stesso scaffale, posto più in là. La scritta è grande: “Sermoni di Sant’Antonio di Padova”. La commessa nota il mio interesse per il volume. E’ assai preparata, e subito non ci pensa due volte a narrarmi di cosa si tratta: “Ah, andiamo sul raffinato! Beh, i Sermoni non sono proprio un romanzo, questa volta. Li ultimò a Padova, sa. Possiamo definirli un trattato di dottrina sacra. E’ davvero una grande opera teologica.  Il Santo si prefigge di esporre tutta la Scrittura nella sua scansione delle letture proposte dalla liturgia domenicale e festiva del suo tempo.

Sant’Antonio scrisse i “Sermones” – titolo originario – per fornire ai suoi confratelli uno strumento di formazione per la vita cristiana. Una sorta di vademecum di strumenti per la predicazione: come insegnare ai fedeli la dottrina del vangelo, come valorizzare i sacramenti, soprattutto la penitenza e l’eucaristia. La lingua usata è il latino medioevale, più “basso” di quello classico, ma di una eleganza estrema. Legga, qui, ad esempio, cosa scrive in merito all’annuncio dell’angelo Gabriele…”. Apre il libro come se lo conoscesse a memoria e comincia a leggere: “Osserva che la Vergine Maria fu sole sfolgorante nell’annunciazione dell’angelo, fu arcobaleno splendente nel concepimento del Figlio di Dio, fu rosa e giglio nella nascita di lui. Nel sole ci sono tre prerogative: splendore, candore e calore, che corrispondono alle tre parti del saluto dell’arcangelo Gabriele. La prima: Ave, piena di grazia; la seconda: Non temere; la terza: Lo Spirito Santo scenderà su di te”… Emozionante, non trova?”. Sicuramente, rispondo io.



Mi dirigo poi, lungo il corridoio della libreria, stretta e lunga. Arrivo alla lettera “C”. Mi colpisce un volumone enorme, davvero grande. E mi dico: questo di chi sarà? Appena lo sottraggo dallo scaffale, mi rendo conto di aver “toccato” metaforicamente una sorta di colosso della Santità, ma anche della intera letteratura dei santi, diciamo così. E’ Santa Caterina da Siena. Leggo sulla copertina il titolo. “Corrispondenza. Le lettere di Santa Caterina da Siena”. Lo sfoglio, e mi rendo conto di quanto la sua preghiera fosse intrecciata alla scrittura. Ben oltre 380 lettere, scritte durante gli ultimi dieci anni della sua vita, tra il 1370 e il 1380.

Questo ricco epistolario – lo deduco dall’indice in fondo – affronta problemi e temi sia di vita religiosa che di vita sociale. Di ogni classe, e anche problemi morali e politici che interessavano tutta la Chiesa, ma non solo. Anche l'Impero, i regni e gli Stati dell'Europa del Trecento.  Caterina, dal carattere fermo, deciso, non si fermava di dire “la sua” davanti alle più alte gerarchie. In una lettera, segnala debolezze ed errori, in un’altra denuncia alcune nefandezze della Chiesa dell’epoca, e coinvolge anche cardinali e Papi.

Ma “sotto miro” anche alcuni politici. Caterina, rivela tutta la sua insofferenza verso chi è impegnato per il bene comune e – invece – finisce molte volte col tradire la politica, per interesse personale. Ma vicino a questo libro, ne fa capolino un altro, “Il dialogo della Divina Provvidenza”, e anche questo non è proprio piccolo. La commessa, allora, si avvicina e mi spiega: “Questo, questo è proprio bello. Pensi, è un dialogo della Santa con Dio. Un dialogo vero e proprio, in forma letteraria. Sì, osiamo pure dire, “una chiccha” letteraria! Il Dialogo viene considerato uno dei capolavori della letteratura mistica medievale e della intera prosa italiana del XIV secolo. La Santa dettò il testo ai suoi discepoli Neri Pagliaresi, Stefano Maconi e Barduccio Canigiani, nell'autunno del 1378. Caterina considerava il Dialogo il suo testamento spirituale. Il libro è pervaso tutto da una sorta di ansia di unirsi a Dio "con affetto d'amore", così scrive. Tale unione però non viene mai descritta secondo gli schemi nella teologia negativa, ossia come "con un ignoto". Caterina infatti è la mistica della luce, della verità, della conoscenza. Aspira a conoscere meglio per più amare, trovando pieno appagamento nella rivelazione della "dolce Verità". Affascinante, non trova? Penso possa essere questo, proprio un bel regalo!”.



Alla fine del giro della libreria, non so perché, mi ritrovo ad uscire con diverse buste in mano.  Non so se è stata più l’abilità della commessa, o la preziosità dei libri proposti. Certo, un pensiero mi accompagna, all’uscita: che bello potersi “confrontare” con le parole di questi Santi, e quanta preziosità di loro, ci è rimasta tramandata, grazie proprio a questi libri! Dispiace solo di non poter fare un giro completo della libreria! Il tempo, è quello che è. Giusto per un articolo. Ma proprio mentre penso a questo, mi cade un libro dalle mani. Si apre a queste parole: “Spirito Santo, vieni nel mio cuore, per la tua potenza tiralo a te, Dio vero. / Concedimi carità e timore. / Custodiscimi o Dio da ogni mal pensiero. / Infiammami e riscaldami del tuo dolcissimo amore, / acciò ogni travaglio mi sembri leggero. / Assistenza chiedo ed aiuto in ogni mio ministero. / Cristo amore, Cristo amore”. E’ Santa Caterina. Magari, penso, la prossima volta che entro…perché non fare una invocazione allo Spirito, magari rileggendo proprio questa preghiera della Santa? Vuoi vedere che, una volta entrato, mi aiuti a scovare altri libri…altri Santi…



Antonio Tarallo

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