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Rosario sul palco, il mondo cattolico contro Salvini

di REDAZIONE LA REPUBBLICA
Rosario sul palco, il mondo cattolico contro Salvini
Credit Foto - La Repubblica

Da Civiltà Cattolica al Vaticano, passando per Famiglia Cristiana e Avvenire: il mondo cattolico, nei suoi vertici culturali e politici, prende nettamente le distanze da Matteo Salvini, che ieri sul palco della manifestazione sovranista di Piazza Duomo, a Milano, ha brandito un rosario e chiuso il suo intervento nominando la Madonna "che sono sicuro", ha detto, "ci porterà alla vittoria".

"Non nominare il nome di Dio invano", ammonisce Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica, in un post su Facebook. "Rosari e crocifissi sono usati come segni dal valore politico, ma in maniera inversa rispetto al passato: se prima si dava a Dio quel che invece sarebbe stato bene restasse nelle mani di Cesare, adesso è Cesare a impugnare e brandire quello che è di Dio".

A Spadaro fa eco il settimanale Famiglia Cristiana. "Il rosario brandito da Salvini e i fischi della folla a Papa Francesco, ecco il sovranismo feticista", è il titolo dell'editoriale sulla manifestazione di Milano. Dove, secondo il periodico cattolico, "è andato in scena l'ennesimo esempio di strumentalizzazione religiosa per giustificare la violazione sistematica nel nostro Paese dei diritti umani. Mentre il capopolo della Lega esibiva il Vangelo un'altra nave carica di vite umane veniva respinta e le Nazioni Unite ci condannavano per il decreto sicurezza".

Ma la presa di posizione più autorevole arriva direttamente dal Vaticano, per bocca del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin: "Io credo che la politica partitica divida, Dio invece è di tutti", ha dichiarato il capo della diplomazia vaticana. "Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso". E anche sul quotidiano dei vescovi Avvenire un corsivo non firmato definisce Salvini "alfiere di un cattolicesimo tutto suo, distante dal magistero del Papa e della chiesa".


Parole che non hanno comunque scalfito il ministro dell'Interno, che risponde dicendosi "orgoglioso della nostra storia e delle nostre radici e di testimoniare una civiltà accogliente e generosa". Accoglienza che però il leader leghista non è disposto a concedere ai migranti, nonostante gli inviti, anche qui, del mondo cattolico: "Mi ha scritto l'Europa, il giudice, l'Onu, che stiamo violando i diritti umani, mi ha scritto un cardinale qua e un cardinale là. A tutti ho dato la stessa educata risposta: col mio permesso non sbarca nessuno". LA REPUBBLICA



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