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Papa: in confessione non dire i peccati come la lista al mercato

Francesco a Santa Marta: non dare un’«imbiancata» alle proprie colpe, entri in gioco la vergogna di sapere di essere «vasi di creta e non d’argento o d’oro». Così «saremo felici»

Papa: in confessione non dire i peccati come la lista al mercato
Credit Foto - Ansa

Riconoscere le proprie debolezze. È l’invito di Papa Francesco lanciato nell’omelia della messa a Santa Marta di questa mattina, 17 giugno 2017. Il Pontefice ha fatto l’esempio della confessione, quando «diciamo i peccati come se fossero una lista di prezzi al mercato», pensando di «imbiancare un po’ la creta» per essere più forti. Invece si deve accettare la vulnerabilità, anche se risulta «difficile»: è qui che entra in gioco «la vergogna». Lo riporta Radio Vaticana .



 

Nessuno «può salvare se stesso»: tutti hanno necessità «della potenza di Dio». Francesco medita sulla seconda Lettera di San Paolo ai Corinzi - in cui l’Apostolo riflette sul mistero di Cristo, dicendo «abbiamo un tesoro in vasi di creta» - ed esorta a prendere «coscienza» di essere appunto «creta, deboli, peccatori». In pratica, senza la potenza del Signore non si va «avanti». E questo tesoro di Cristo si trova «nella nostra fragilità: noi siamo creta», perché è «la potenza di Dio, la forza di Dio che salva, che guarisce, che mette in piedi». E tutto ciò, in fondo, è «la realtà della nostra vulnerabilità: tutti noi siamo vulnerabili, fragili, deboli, e abbiamo bisogno di essere guariti. E lui lo dice: siamo tribolati, siamo sconvolti, siamo perseguitati, colpiti come manifestazione della nostra debolezza, della debolezza di Paolo, manifestazione della creta. E questa è la nostra vulnerabilità». 



 

Ecco, una delle «cose più difficili nella vita è riconoscere la propria vulnerabilità. Alle volte, cerchiamo di coprire la vulnerabilità, che non si veda; o truccarla, perché non si veda; o dissimulare… Lo stesso Paolo, all’inizio di questo capitolo dice: “Quando sono caduto nelle dissimulazioni vergognose”. Le dissimulazioni sono vergognose, sempre. Sono ipocrite».



 

E oltre all’«ipocrisia verso gli altri», c’è pure quella del «confronto con noi stessi», ossia quando ci si crede in grado di «essere un’altra cosa», ritenendo «di non avere bisogno di guarigione» e «sostegno». Insomma quando ci si auto-definisce «non di creta», e si pensa di avere «un tesoro mio». Questo atteggiamento è «il cammino, la strada verso la vanità, la superbia, l’autoreferenzialità di quelli che non sentendosi creta, cercano la salvezza, la pienezza da se stessi»; ma «la potenza di Dio è quella che ci salva - mette l’accento il Papa - perché la nostra vulnerabilità Paolo la riconosce: “Siamo tribolati, ma non schiacciati”. Non schiacciati, perché la potenza di Dio ci salva. “Siamo sconvolti” – riconosce – “ma non disperati”. C’è qualcosa di Dio che ci dà speranza. Siamo perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi». 



Esiste sempre «questo rapporto tra la creta e la potenza, la creta e il tesoro. Noi abbiamo un tesoro in vasi di creta. Ma la tentazione è sempre la stessa: coprire, dissimulare, non credere che siamo creta»; eccola, «quella ipocrisia nei confronti dei noi stessi». San Paolo, con questo modo «di pensare, di ragionare, di predicare la Parola di Dio» conduce quindi a un dialogo «tra il tesoro e la creta», dialogo da alimentare continuamente. Per «essere onesti». 

Il Vescovo di Roma pone l’esempio della confessione, quando «diciamo i peccati come se fossero una lista di prezzi al mercato», puntando così a «imbiancare un po’ la creta» per essere più forti, più «belli e bravi». Invece occorre accettare debolezza e vulnerabilità, anche se è «difficile»: è proprio qui e in questo modo che entra in gioco «la vergogna». Perché è «la vergogna, quella che allarga il cuore perché entri la potenza di Dio, la forza di Dio. La vergogna di essere creta e non essere un vaso d’argento o d’oro. Di essere creta. E se noi arriviamo a questo punto, saremo felici. Saremo molti felici». 



Il rapporto tra «la potenza di Dio e la creta: pensiamo alla lavanda dei piedi, quando Gesù si avvicina a Pietro e Pietro dice: “No, a me no, Signore, ma per favore! Cosa fai?”. Non aveva capito, Pietro, che era creta, che aveva bisogno della potenza del Signore per essere salvato». È fondamentale, dunque, la «generosità» di riconoscere «di essere vulnerabili, fragili, deboli, peccatori»: solo se si accoglie e accetta lo stato «di essere creta», la «straordinaria potenza di Dio verrà a noi e ci darà la pienezza, la salvezza, la felicità, la gioia di essere salvati». Il tesoro di Dio. (Domenico Agasso Jr. Vatican Insider)



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