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Ambiente: Paolo VI e l’inquinamento nelle città

L'ecologia spiegata attraverso le parole del Cantino delle Creature

di Antonio Tarallo
Ambiente: Paolo VI e l’inquinamento nelle città
Credit Foto - Ansa

“Laudato sie, mi' Signore, cum tucte le tue creature…Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre terra”.

Abbiamo visto, fin qui, attraverso proprio il Cantico, come – in maniera globale – stiamo rovinando il grande dono di Madre Terra. Diversi, sono i punti, su cui una riflessione e soprattutto un’azione  sono più che necessari. Il Cantico di San Francesco, ci ha accompagnati in questo viaggio nel quale abbiamo toccato molteplici aspetti dell’inquinamento che ormai ha raggiunto vertici di “autodistruzione”, potremmo definirlo così. I temi che abbiamo “toccato con mano”, sono grandi, vasti, e ci hanno dato una visione globale di quelli che sono, Oggi, le battaglie a cui le istituzioni preposte, tutti i governi, sono chiamati.


Ma, bisogna anche dire – quasi confessare – che, presi proprio da questioni immense, molte volte, ci dimentichiamo invece di quelle che sono “sotto il nostro naso”. E così, quasi perché diventate così presenti nella nostra vita, molte volte non ci rendiamo neanche più conto di quanto il “microcosmo”, possa influenzare, alimentare il “macrocosmo”. Chi vive nelle grandi città, molto probabilmente, potrebbe già indovinare di cosa si stia parlando.

E’ il fenomeno della “urbanizzazione”, che detta così non sembra proprio aver nulla di male, se non fosse che da diversi decenni – decisamente dal boom economico post-bellico, se parliamo della nostra Italia – si sta attuando una politica di cementificazione selvaggia. “In una casa fuori città (…) là dove c’era l’erba, ora c’è una città”, così cantava Adriano Celentano nella sua “Il ragazzo della via Gluck”, canzone che riassume in versi e musica, tale fenomeno che interessando “apparentemente” solo una realtà urbana diviene poi un altro “mattone” (il termine, visto il caso, sembra il più adatto) per ergere il “muro dell’inquinamento”. Un muro che sta dividendo – sempre più – noi, da una vera vita piena, di benessere, così come dovrebbe essere. Così come Dio ce l’ha donata, proprio come abbiamo avuto modo di vedere attraverso i versi del poeta Francesco d’Assisi. Dicevamo, la città, e tutte le problematiche annesse.

Compreso, l’inquinamento dato dai gas di scarico delle autovetture: siamo ben coscienti che in molte famiglie, il numero di autovetture di proprietà supera – molte volte – il numero degli stessi componenti. Come siamo ben coscienti che brevi tratti di strada, raggiungibili a piedi, vengano comunque percorse con l’impiego della inseparabile quattroruote. Immagini che i cittadini di metropoli come Milano, Roma, Napoli e altre, hanno nella loro mente, vivendo questa realtà quotidianamente. Altra realtà, meno marginale, come si si diceva prima, quella del cemento invadente. Soprattutto nelle periferie: veri e propri alveari di calcestruzzo hanno invaso, e tutt’ora invadono, spazi che sarebbe bene “sfruttare” diversamente. “Piccole cose di cattivo gusto”, direbbe Gozzano, che però – sommate – hanno ripercussione grande per la visione di inquinamento “globale” che questo “focus” – creato per i lettori di “San Francesco, patrono d’Italia” – ha cercato di approfondire.




Di tutto questo, fin dal suo sorgere, se ne era accorto – sempre da grande profeta del nostro  Tempo – Papa Paolo VI, anzi – da ottobre, ormai – San Paolo VI. Le sue riflessioni a riguardo, contenute nella sua “Octogesima adveniens”, del 1971, ci offrono un panorama assai chiaro del problema.




“Mentre l'orizzonte dell'uomo si modifica, in tale modo, tramite le immagini che sono scelte per lui, un'altra trasformazione si avverte, conseguenza tanto drammatica quanto inattesa dell'attività umana. L'uomo ne prende coscienza bruscamente: attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, egli rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione”.   




Ed è ancora più chiaro, per il problema “cittadino” in questo passaggio:

 “Un fenomeno di grande importanza attira la nostra attenzione, sia nei paesi industrializzati, sia nelle nazioni in via di sviluppo: l'urbanesimo. Dopo lunghi secoli, la civiltà agricola va declinando. Ma si dedica sufficiente attenzione al buon ordinamento e al miglioramento della vita dei rurali, la cui condizione economica di inferiorità e talvolta di miseria provoca l'esodo verso i tristi ammassamenti delle periferie, dove non troveranno né impiego né alloggio? (…).

La crescita smisurata delle città accompagna l'espansione industriale, senza identificarsi con essa”.


 

L’urbanizzazione sfrenata, cioè lo sviluppo smisurato di città già esistenti e la nascita di nuovi centri urbani, lo dimostra molto bene: l’assenza di regole, la cementificazione selvaggia, hanno portato ingenti danni al nostro pianeta e alla biodiversità. Infatti, la conseguente diffusione di nuove infrastrutture, come autostrade o ponti, e di nuovi edifici, come uffici e fabbriche, ha prodotto ulteriore inquinamento. Oggi l’urbanizzazione è un fenomeno che si verifica in tutti i paesi del mondo, ricchi e in via di sviluppo. Secondo uno studio del nostrano ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), il suolo italiano “consumato” dagli anni ’50 fino ai giorni nostri, ammonta al 7% della intera superficie della penisola.

Nonostante si sia registrato un rallentamento fra il 2008 e il 2013, del suolo cementificato, il documento dichiara che nel 2017, in Italia, sono stati impermeabilizzati altri 52 km2, pari a 15 ettari al giorno. Stiamo parlando di ben 2,2 mq al secondo. Ma le conseguenze non si fermano al suolo per la cementificazione abitativa. Infatti, negli ultimi anni, si stanno verificando sempre più fenomeni di dissesto idrogeologico come frane o straripamenti di fiumi, dovuti a infrastrutture che – il più delle volte – oltre a non essere del tutto a norma, sono costruite in aree “di pericolo”.


Secondo un documento assai importante come quello redatto nel 2012 da diversi enti come Associazione Medici per l'Ambiente (ISDE Italia), Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO), Società Italiana di Cardiologia (SIC), Società Italiana di Igiene (SItI), Società Italiana di Medicina Generale (SIMG), Istituto per lo Studio e la Prevenzione Oncologica (ISPO).

"Gli ambienti urbani sono oggi caratterizzati dal sovraccarico edilizio, dalla mancanza di spazi verdi fruibili, dal rumore, dall'inquinamento atmosferico e visivo, dall'affollamento, e nel periodo estivo, dall'eccessivo riscaldamento. Queste situazioni sono sfavorevoli a condurre una vita in condizioni di benessere e sono invece favorevoli all'insorgenza di numerosi disturbi e patologie tra cui si evidenziano quelli psichici ed in particolare la reazione di stress. Lo stress è una condizione fisiologica di adattamento dell'organismo agli stimoli posti dall'ambiente fisico e sociale”.



Antonio Tarallo

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