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Francesco e i frati tra i lavoratori

Francesco e i frati tra i lavoratori
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Nel Testamento Francesco d’Assisi ricorda come dopo un certo tempo dalla conversione lo raggiunsero alcune persone. Francesco si pose il problema del modello di vita religiosa da seguire come fraternità ed egli per ispirazione divina abbracciò uno stile di vita evangelico: «E dopo che il Signore mi dette dei fratelli, nessuno mi mostrava che cosa dovessi fare, ma lo stesso altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo. E io lo feci scrivere con poche parole e con semplicità e il signor papa me lo confermò» (FF 116). Nella vita evangelica dei frati un ruolo importante ebbe il lavoro manuale, come poche righe dopo è ricordato nella sezione del Testamento dove sono evocate le giornate trascorse nel lavoro, nella preghiera, nella mendicità dei frati: «E io lavoravo con le mie mani e voglio lavorare; e voglio fermamente che tutti gli altri frati lavorino di un lavoro quale si conviene all’onestà.


E quelli che non sanno, imparino, non per la cupidigia di ricevere la ricompensa del lavoro, ma per dare l’esempio e tener lontano l’ozio» (FF 119). La condizione di lavoratori (laboratores) inseriva i frati nel contesto sociale dei più umili, distanti e distinti dai nobili (bellatores) e dagli stessi religiosi dediti in modo prevalente alla preghiera (oratores). Per questo, almeno nei primi anni di esperienza fraternale, prima che nel corso degli anni Venti si strutturassero come ordine religioso, i frati erano Minori di nome e di fatto, vivevano come gli altri poveri. Essi condividevano con la maggior parte della popolazione la precarietà del lavoro, l’incertezza del compenso, la necessità di ricorrere alla richiesta di elemosina di porta in porta. Anche nel capitolo VII della Regola non bollata (1221) si ricorda l’obbligo del lavoro, citando san Paolo: «Chi non vuol lavorare non mangi». Nei luoghi di lavoro i frati non dovevano ricoprire ruoli di comando, ma «dovevano essere minori e sottomessi a tutti coloro che sono in quella stessa casa» (FF 24).


Nelle legendae/biografie agiografiche francescane, finalizzate a descrivere l’immagine ufficiale del santo fondatore come un modello religioso, questi aspetti non trovarono un particolare rilievo. Ormai queste modalità di vita erano sempre meno frequenti e praticabili per un Ordine sempre più costituito di sacerdoti impegnati nell’attività apostolica, che trovavano proprio in questa il campo del loro specifico lavoro al quale si dovevano preparare con lo studio. Chi volesse trovare vivaci e realistiche descrizioni di episodi di vita quotidiana di una santità feriale ora lo può fare facilmente leggendo la Vita Perugina di Egidio d’Assisi, terzo compagno di Francesco, nelle Fonti agiofrafiche dell’Ordine francescano (Padova, 2014).


Qui il termine laboritium presente nel Testamento è declinato nella concretezza, dove si vede un frate Minore della prima ora vivere povero lavoratore tra altri lavoratori. Egidio e tutti quei frati ai quali il Signore aveva concesso la grazia del lavoro si confondevano tra la folla dei lavoratori, poiché erano poveri tra i poveri, e in mezzo a loro conducevano una vita di testimonianza cristiana e di esortazione alla conversione (Stefano Brufani, storico)



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