fede

Unità Cristiani e il dialogo ecumenico

Mario Scelzo Andrea Cova
Pubblicato il 30-11--0001

Nel precedente articolo abbiamo visto quante sono le differenti realtà e confessioni che fanno capo al Cristianesimo, oggi, nel pieno della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, concentriamo la nostra attenzione sullo stato attuale del dialogo ecumenico, ripercorrendone la storia e provando ad immaginarne le prospettive future.

Dopo secoli di divisioni, le prime spinte all’ecumenismo nascono nel campo protestante nei primi anni del 900. Il 1948 è un anno importante perché vede la nascita del Cec (Consiglio Ecumenico delle Chiese), organismo del quale fanno parte diverse chiese protestanti ed ortodosse.


In ambito cattolico di fatto il dialogo ecumenico viene rilanciato dal Concilio Vaticano Secondo. Basti solo ricordare che furono invitati a partecipare al Concilio come “delegati fraterni” alcuni autorevoli membri delle Chiese Protestanti ed Ortodosse.  Sempre durante il Concilio Vaticano II si tiene a Gerusalemme lo storico incontro tra Paolo VI ed il Patriarca di Costantinopoli Atenagora, durante il quale, in un clima di cordialità e simpatia, viene firmata la “Dichiarazione di Riconciliazione”, primo atto ufficiale congiunto delle due chiese dopo lo Scisma del 1054.


Il Pontificato di Giovanni Paolo II è nel suo insieme fortemente caratterizzato dal dialogo interreligioso e dall’ecumenismo, basti pensare allo storico incontro di Assisi del 1986 durante il quale Wojtyla riunì in Preghiera per la Pace i principali leader delle religioni mondiali nonché numerosi esponenti delle diverse confessioni cristiane. Da ormai 30 anni, la Comunità di Sant’Egidio si è presa l’onere e l’onore di proseguire il cammino del dialogo ecumenico ed interreligioso, tramite l’annuale incontro di Preghiera Internazionale per la Pace.  

Dopo questo breve excursus storico, torniamo ai giorni nostri “seguendo” Papa Francesco. Gli incontri e le parole del Pontefice nel corso del 2016 ci aiutano a comprendere lo “stato attuale” –ampiamente positivo- del cammino ecumenico.


Nello scorso mese di Novembre Papa Francesco, raccogliendo l’invito della Federazione Luterana Mondiale, ha compiuto un importante viaggio in Svezia per partecipare alla commemorazione dei 500 anni della Riforma di Martin Lutero.

“Si deve riconoscere con la stessa onestà e amore che la nostra divisione si allontanava dalla intuizione originaria del popolo di Dio, che aspira naturalmente a rimanere unito, ed è stata storicamente perpetrata da uomini di potere di questo mondo più che per volontà del popolo fedele”, ha affermato Bergoglio, prima di rivolgere parole  molto significative nei confronti di Martin Lutero e della Riforma. “Con gratitudine riconosciamo che la Riforma ha contribuito a dare maggiore centralità alla Sacra Scrittura nella vita della Chiesa. L’esperienza spirituale di Martin Lutero ci interpella e ci ricorda che non possiamo fare nulla senza Dio. “Come posso avere un Dio misericordioso?” In conclusione del viaggio in Svezia, è stata firmata dal Papa e dal presidente della federazione luterana mondiale una importante dichiarazione congiunta nella quale, tra l’altro, si afferma: “Desideriamo ardentemente che questa ferita nel Corpo di Cristo sia sanata. Questo è l’obiettivo dei nostri sforzi ecumenici, che vogliamo far progredire, anche rinnovando il nostro impegno per il dialogo teologico”.


Se ci sembra di poter affermare che il dialogo tra cattolici e protestanti proceda abbastanza spedito, più complesso e di non semplice lettura è il discorso relativo al dialogo tra cattolici ed ortodossi. In sintesi, essendo il mondo ortodosso fortemente diviso al suo interno, la Chiesa Cattolica persegue, in parte con successo, iniziative di dialogo con le singole realtà ortodosse. In ogni caso, tre sono a mio parere gli eventi che hanno caratterizzato il dialogo con il mondo ortodosso (e all’interno del mondo ortodosso) nel 2016: in negativo il Concilio di Creta, in positivo sia l’incontro a Cuba tra Papa Francesco ed il Patriarca di Mosca Kiril, sia la partecipazione del Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo all’incontro di Assisi “Sete di Pace”.


Partiamo dalle dolenti note, ovvero dalla mancata partecipazione del Patriarcato di Mosca, di fatto quello numericamente più importante, al Concilio Panortodosso tenutosi nello scorso mese di Giugno a Creta. Il Concilio, fortemente voluto dal Patriarca Bartolomeo, ha sviluppato come segno di fondo il tema dell’unità tra le Chiese Ortodosse e la costruzione di un cammino comune attraverso le tante sfide della modernità, ma è indubbio che l’assenza di Mosca sia stata un elemento caratterizzante dell’intero Concilio.


Ha affermato il professor Andrea Riccardi, storico della Chiesa e fondatore della Comunità di Sant’Egidio, nonché coltivatore da decenni di buoni rapporti col mondo ortodosso, che “La Chiesa ortodossa russa rimane attaccata alla sua dimensione imperiale e non asseconda quella missione universale sognata da Bartolomeo”, per poi aggiungere “Al momento, di fatto l’assenza della Russia rappresenta il fallimento del progetto di un concilio panortodosso. È una decisione che esprime e fotografa la frammentazione degli ortodossi ristretti nei loro confini nazionali.”


La frammentazione del Concilio di Creta non può però oscurare uno dei grandi eventi del 2016, ovvero lo storico incontro avvenuto nel mese di Febbraio a Cuba tra Papa Francesco ed il Patriarca di Mosca Kiril, si tratta del primo incontro in assoluto tra un Papa ed un Patriarca di Mosca. E’ noto agli storici della Chiesa che l’apertura al Patriarcato di Mosca era uno dei grandi obiettivi di Giovanni Paolo II, ed indubbiamente, pur se di persona non è riuscito a realizzare l’incontro, certamente Wojtyla ha “preparato il terreno” percorrendo le vie del dialogo.

Pur permanendo alcune problematiche “politiche” tra Roma e Mosca, l’incontro di Cuba ha indubbiamente segnato una svolta nel rapporto tra le due Chiese. “Finalmente!, siamo fratelli”, ha affermato Papa Francesco abbracciando Kirili. “Le nostre due Chiese – ha detto Kirill- possono lavorare insieme attivamente difendendo il cristianesimo in tutto il mondo e con piena responsabilità affinché non ci sia più la guerra, affinché ovunque la vita umana sia rispettata, perché si rafforzino le fondamenta della morale, della famiglia e della persona”. Ha poi colpito molti osservatori il comune appello al non rimanere indifferenti alla sorte dei migranti e dei rifugiati. Ci auguriamo l’incontro di Cuba sia solo il primo di tanti incontri caratterizzati da un dialogo sincero e fraterno.


Per un dialogo che inizia, uno che si consolida.  “Non possiamo dimenticare in questo solenne momento il fraterno amore e la stima che legano la nostra Modestia, vescovo della Nuova Roma, al Santissimo Fratello Vescovo della Chiesa della Antica Roma, Papa Francesco, a cui inviamo il nostro saluto ed il Bacio di Pace”, con queste parole il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo ha voluto recentemente omaggiare il “santissimo fratello” Papa Francesco, col quale solo nel corso del 2016 ha condiviso la visita ai migranti a Lesbo e l’incontro di preghiera per la pace ad Assisi. Tra Roma e Costantinopoli il legame è sempre più forte, l’abbraccio tra Paolo VI ed Atenagora ha dato inizio, più di 50 anni fa, ad un cammino ecumenico ormai sempre più forte e radicato.

E chissà quali sorprese ci riserverà Papa Francesco nel 2017.

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