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Sinodo Giovani, nuovi strumenti della Chiesa in un mondo nuovo

Ormai Papa Francesco ci sta abituando, sempre più, a vivere nuove idee, nuovi programmi, nuovi strumenti

di Antonio Tarallo
Sinodo Giovani, nuovi strumenti della Chiesa in un mondo nuovo
Credit Foto - Ansa - MAURIZIO BRAMBATTI

Ancora l’eco della canonizzazione di Montini è nell’aria nei Palazzi della Chiesa, e fuori.  Se in questo articolo viene nuovamente citato il Papa bresciano è per ricordare che quello che ormai è alle porte, il Sinodo (3-28 ottobre prossimo), è stato proprio una sua “invenzione-intuizione”.  UN po’ di storia…non fa mai male. Era il 15 settembre 1965 quando, con la lettera “Apostolica sollicitudo” fu istituito questo nuovo strumento della Chiesa. Un momento di riflessione da parte dei Vescovi sulle tematiche che la Società stessa indica.



Certo, questa volta è una “edizione” davvero particolare, nelle modalità e negli strumenti.  Un “qualcosa” di davvero innovativo. Ormai Papa Francesco ci sta abituando, sempre più, a vivere nuove idee, nuovi programmi, nuovi strumenti, non c’è che dire. Questa volta, e lo abbiamo compreso bene grazie agli eventi che stanno preparando la grande assemblea del Sinodo di ottobre prossimo, sembra quasi che l’argomento non sia imperniato tanto su “cosa” la Chiesa abbia da dire ai giovani, ma su “cosa” i giovani abbiano da dire alla Chiesa. Forse, la scelta è anche dettata da una chiara “presa di coscienza”: la mancanza di vero ascolto dei giovani da parte di svariate istituzioni della società. Ed è così importante quello che sta accadendo che forse, noi contemporanei, non ce ne stiamo rendendo nemmeno conto.

La Chiesa, con questo Sinodo, diviene l’unica istituzione di Oggi in ascolto totale verso loro: i Vescovi stanno cercano di capire cosa si stia “s-muovendo” dentro gli animi di tanti giovani che – molto spesso –sono ormai lontani da una concezione trascendentale della Vita. Da questo il chiaro messaggio di Papa Francesco ad apertura dei lavori dell’assemblea presinodale avvenuta a Roma il 19 marzo scorso: “Adesso, ognuno nella propria fede, nel proprio dubbio, in quello che ha nell’anima, pensi a Dio, pensi al bisogno di Dio, pensi al dubbio che ha (se Dio c’è…), pensi alla propria coscienza”. Colpisce, quel “pensi al dubbio che ha (se Dio c’è…)” perché posto così, ad inizio assemblea, è già di per sé “tutto un programma”.



Un programma innovativo, dunque. E sicuramente gli strumenti di partecipazione a questa riunione (ma in fondo per tutto il Sinodo che verrà) ne sono una prova lampante. È la prima volta che un Sinodo non è chiuso solamente “in quattro mura”, diciamo così. Infatti, la riunione del 19-24 marzo scorso è avvenuta anche mediante i social, oltre ai 300 giovani presenti nell’aula. Ha giocato (e tuttora gioca per il cammino sinodale) un ruolo fondamentale il sito ufficiale www.synod2018.va. È tutto un fermento “interattivo”: sono stati creati, per l’occasione, gruppi facebook in sei lingue. All’interno di questi gruppi i membri hanno avuto l’opportunità di dare il proprio contributo sui temi proposti dalle domande che hanno composto poi il documento finale della riunione.

Domande che la Santa Sede ha voluto rivolgere – anche in questo caso – con un linguaggio certamente non del tutto… “canonico”: i famosi hashtag, tipo di etichetta (tag) utilizzato come “aggregatore tematico”, parole-chiave insomma. Ben quindici le questioni per il dibattito presinodale: ChiSonoIo, diversità; futuro; VitaDigitale; interiorità; Gesù; credo; chiamato; scelte; guida; Chiesa; protagonista; piazza; proposte e, in ultimo, linguaggi.

Dalle parole del Cardinal Lorenzo Baldisseri, Presidente del Sinodo dei Vescovi, abbiamo un po’ di numeri di questa “fase digitale” che sta coinvolgendo i lavori: “La pagina internet del Sinodo ha già avuto 500mila contatti. I partecipanti al questionario online sono stati circa 221mila. Di questi, 100.500 sono coloro che hanno risposto a tutte le domande: 58mila ragazze e 42.500 ragazzi. Quasi 51mila partecipanti, che corrispondono al 50,6% dei questionari completati, sono ragazzi compresi fra i 16 e i 19 anni, a dimostrazione che proprio i più giovani si sono dimostrati maggiormente sensibili all’iniziativa. Il continente più rappresentato è l’Europa, con il 56,4%, seguono l’America Centro-Meridionale con il 19,8% e l’Africa con il 18,1%.

 



Tra i partecipanti che hanno completato il questionario, il 73,9% si dichiarano cattolici che considerano importante la religione, mentre i restanti sono cattolici che non considerano importante la religione (8,8%), non cattolici che considerano importante la religione (6,1%) e non cattolici che non considerano importante la religione (11,1%)”.

 

Ma credo sia utile porsi la domanda fondamentale per comprendere questo dialogo che si sta intensificando tra la Chiesa e i giovani. È stato lo stesso Papa Francesco a porsela, e lo ha fatto ad apertura della riunione: Ma chi sono i giovani di oggi? Con quale gioventù bisogna dialogare?  Ecco pronta la risposta del Pontefice: “Anche le migliori analisi sul mondo giovanile, pur essendo utili – sono utili –, non sostituiscono la necessità dell’incontro faccia a faccia. Parlano della gioventù d’oggi. Cercate per curiosità in quanti articoli, quante conferenze si parla della gioventù di oggi. Vorrei dirvi una cosa: la gioventù non esiste! Esistono i giovani, storie, volti, sguardi, illusioni. Esistono i giovani. Parlare della gioventù è facile. Si fanno delle astrazioni, percentuali… No. La tua faccia, il tuo cuore, cosa dice? Interloquire, sentire i giovani. A volte, evidentemente, voi non siete, i giovani non sono il premio Nobel per la prudenza. No. A volte parlano “con lo schiaffo”. La vita è così, ma bisogna ascoltarli”.


E sono stati trecento volti (oltre a quelli “digitali”), trecento storie, trecento sguardi a redigere il documento finale della riunione presinodale del marzo scorso. Nella prossima puntata approfondiremo le risposte-proposte che sono confluite poi nell’Instrumentum laboris approvato di recente dalla Riunione del XIV Consiglio ordinario della Segreteria generale del Sinodo dei vescovi, lo scorso 8 maggio.



Antonio Tarallo

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