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Sant’Angela da Foligno, la mistica “Poesia di Dio” che diviene impegno nella società

di Antonio Tarallo
Sant’Angela da Foligno, la mistica “Poesia di Dio” che diviene impegno nella società
Credit Foto - Redazione online

Beatificata da Innocenzo XII, nel 1693. Canonizzata da Papa Francesco, il 9 ottobre 2013.  Mistica di enorme spessore spirituale, è Angela da Foligno. Da evidenziare – e molto spesso passa “in secondo piano” – la sua contemporaneità con due importanti poeti come Dante e Jacopone da Todi. E, in fondo, la poesia – se vera poesia – molto, si avvicina alla mistica. E il libro più famoso, il tesoro della sua esperienza di fede è racchiuso proprio in un libro che, oserei definire, “Poesia di Dio”, per intensità e profondità. Lei che non aveva cultura, lei che non sapeva leggere, né tantomeno scrivere – affidando la stesura al suo confessore – nel suo “Memoriale”, ci lascia intensissime pagine che rappresentano il suo cammino spirituale, paragonabile – e non certo inferiore – a quello di San Francesco, di Santa Teresa e di San Giovanni della Croce. Come in loro, la sua mistica contiene in sé, una profondissima ed ardita scienza teologica, che getta luci nuove sulla fede. La sua scienza teologica è fuoco interiore dell’esperienza mistica. La lucidità intellettuale del “Memoriale” è straordinaria. E la sua capacità di superare i limiti della mente,  ci sconvolge. Ci sconvolge, e fa bruciare dentro, una sorta di fiamma che si alza al Cielo.  Fiamma di Spirito. Santo.

Angela ha provato tutte le condizioni dell’esperienza mistica. Quando viene “presa” da Dio, resta incerta, incredula. Nel Memoriale, leggiamo: “Non sapevo se tutto ciò che facevo fosse gradito a Dio”, sebbene, alla fine, fosse folgorata dall’idea di essere una sua figlia prediletta. L’esperienza mistica della santa è lenta, lentissima: lei sale verso Dio con fatica, dolore e peso. Angela vuole andare sempre più in là, ricevendo una gioia così tanto grande che quasi ha timore di sostenerla.  E’ il segno del suo rapporto di Amore, profondo, con il suo sposo Cristo. “Se non fosse che si sa che Dio fa tutto con misura, avrei detto che quella gioia grandissima era senza misura”

Il Memoriale fu sottoposto ad esperti, fra cui il Cardinale Giacomo Colonna, che lo approvò intorno al 1297. Questa autobiografia spirituale mostra i trenta passi che l’anima compie nel raggiungere l’intima comunione con Dio, attraverso la meditazione dei misteri di Cristo, l’Eucaristia, le tentazioni e le penitenze.

Angela ha sempre davanti agli occhi l’incarnazione e la passione di Cristo. Mentre dorme e veglia, le appare il Crocifisso. Il corpo ferito di Cristo diventa, in Angela, l’origine di uno slancio spirituale che non finisce mai, sempre più in alto, sempre più lontano. Angela vuole soffrire come Cristo.

Pregò San Francesco. E fu lui ad apparirle in sogno, rassicurandola che avrebbe conosciuto la misericordia di Dio. E la pace, finalmente, arrivò. Era il 1285, quando Angela, conosce il dono della confessione. Aveva 37 anni. Una confessione totale, l’inizio della sua ascesi. La fine della sua “vecchia” vita. Iniziò così una vita di austera penitenza: povertà dalle cose, povertà dagli affetti, povertà da se stessa. A motivo della drastica conversione dovette affrontare ostilità ed ingiurie da parte della famiglia. Ma lei perseverò anche quando morirono madre, marito, figli.

Ma un altro lato del magnifico “parallelepipedo di fede e spiritualità” che è Angela da Foligno merita di essere sempre ricordato: si presenta come una delle più brillanti incarnazioni dell’ideale francescano della fine del Duecento. E a San Francesco proprio, come si diceva prima, che Angela deve il suo cammino “nuovo”. Fin dal principio, ebbe nel santo serafico un magnifico compagno di strada. Francesco era morto due secoli prima della sua nascita. Ma Angela lo vedeva “realmente”,  e seguiva i suoi consigli. E’ un amico fedele, un consigliere, Francesco.

Il cammino di Sant’Angela da Foligno, passa attraverso San Francesco, ma soprattutto per quella fonte inestinguibile a cui il santo di Assisi e la trentasettenne Angela, guardano ogni giorno:  il Crocifisso. E il passaggio verso la spogliazione totale, è breve. Ecco il legame profondo tra i due: spogliazione per essere liberi, e trovare nella povertà, la vera ricchezza della vita. Sotto le “direttive” di Francesco, Angela moltiplica le meditazioni e gli atti di spogliazione, fino a cadere ella stessa nella povertà. 

In un primo tempo, fu giudicata sospetta dai frati minori; ma intorno al 1290 la accettarono fra i penitenti del Terz’ordine. E in questa “storia” si innesca altra “storia”: quella del Terz’ordine francescano, ora chiamato Ordine Francescano Secolare. Dobbiamo andare lontano, nel tempo, alle origini, citate ne “I fioretti”, nei quali si parla esplicitamente dell'istituzione del Terz'ordine.  Data: 1221. Luogo: quello della famosa predica agli uccelli, ovvero a “Cannaia” (Cannara), un piccolo paesino rurale ai piedi di Assisi. Infatti nella versione in umbro volgare de “I fioretti”, si legge:“Et andando con impeto de spirito, senza considerare via, né semita ionsero ad un castello che se chiama Cannaia. […] Et ivi predicò con tanto fervore, che li homini et le donne de quello castello per grande devotione volevano andarli derietro et abandonare el castello; […]. Allora pensò de fare el terzo Ordine per salute universale de tucti”. Dunque, in una sola parola, più vicina alla nostra epoca, queste due storie che si intrecciano e si fondono, si potrebbero così sintetizzare: l’impegno laicale, sulle orme del Poverello di Assisi. E’ affascinante – non c’è che dire – che proprio in questa realtà secolare, Sant’Angela da Foligno abbia agito. E, ancora oggi, a distanza di secoli, questo connubio così particolare, quello di una santa mistica con il mondo secolare, meriterebbe di essere ancora più scoperto e riscoperto, approfondito.



Antonio Tarallo

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