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Presidente CEI: no a cristiani che stanno alla finestra

Da Bassetti il richiamo ad «andare incontro alla gente dove vive» Nel dialogo su Tv2000 l'impegno a «essere Chiesa inclusiva», che «abbraccia chiunque». L'urgenza di una «conversione» pastorale

Presidente CEI: no a cristiani che stanno alla finestra
Credit Foto - Ansa - CLAUDIO PERI

Non c'è bisogno di «cristiani quieti, che stanno a guardare dalla finestra». E «chi vuole salvare l'esistente deve capire che rischia di perdere tutto, come dice il Papa». Serve invece «usare tutti i mezzi possibili per andare a cercare la gente dove vive», «avere fantasia» ed essere aperti al «senso della novità».

Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei e arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, invita la Chiesa italiana a una «conversione pastorale» e la immagina «in uscita e inclusiva». «Ciò non è una contraddizione: siccome vuole abbracciare tutti, va incontro a tutti», spiega Bassetti negli studi di Tv2000, ospite ieri pomeriggio del programma Il diario di papa Francesco condotto da Gennaro Ferrara.

Nella conversazione davanti alle telecamere, il presidente dei vescovi italiani esorta al coraggio. «E lo dico io che ho 75 anni - scherza -. Perché il Signore ci provoca ogni giorno e siamo chiamati a rispondere alle sfide che ci pone di fronte». Bassetti sostiene che «la Chiesa italiana deve fare una seria riflessione». «Ha avuto davanti tante occasioni di grazia», osserva. Dal Giubileo della misericordia all'Anno della fede, passando per il dono dell' Evangelii gaudium . «Ma che cosa ne ha fatto?», si domanda il cardinale. Quindi racconta di un colloquio privato con Bergoglio. «Il Papa mi ha chiesto: "Sta entrando l' Evangelii gaudium nella Chiesa italiana?". E io con un certo imbarazzo: "Un po'". Allora lui: "Soltanto un po'...".

Se non c'è un cambiamento del cuore e della mente, non può realizzarsi quanto auspica il Papa». Bassetti parla di Francesco come del «Pontefice della gioia». Gioia, osserva il cardinale, che è «incontro con Cristo». E cita il patrono d'Italia. «San Francesco d'Assisi ha capito davvero il crocifisso di San Damiano quando ha abbracciato il lebbroso». Da qui il richiamo a farsi "samaritani" di «tutti, a partire dagli scartati», sottolinea il presidente della Cei.

E chiarisce: «Se si incontra veramente Cristo, allora si guarda, si agisce, si ama come lui faceva. Questo ha da imparare la Chiesa italiana». Non manca un forte "no" al «clericalismo» che significa «chiudersi in se stessi e nei privilegi» e che può riguardare «sia i preti, sia i laici». Secondo il cardinale, il dialogo con il mondo è irrinunciabile. Bassetti lo considera «essenziale» per la comunità ecclesiale. «La Chiesa è dialogica perché è una madre che deve curare e anche cercare i suoi figli». Il porporato definisce il dialogo «totale accoglienza dell'altro» che «è fratello e figlio dell'unica famiglia umana».

E lo si instaura non tanto «cercando formule» ma «mettendosi in un atteggiamento di ascolto». In diretta tv il cardinale parla anche di «preti formidabili» che costellano la Penisola. Sacerdoti che «stanno vicino agli ultimi» o che «hanno fatto delle loro parrocchie autentiche case comuni». Ricorda le lezioni di don Lorenzo Milani e don Primo Mazzolari. Il parroco di Barbiana «ci insegna il primato della coscienza» nella quale si avverte «la voce di Dio anche contro le ingiustizie del mondo»; e don Mazzolari è «esempio di prete di popolo» che vive accanto alla gente.

Poi evoca le parole dell'arcivescovo brasiliano Hélder Pessoa Câmara che negli anni del Vaticano II Bassetti aveva accompagnato alla scoperta di Firenze e che alle persone che incontrava nel capoluogo toscano domandava: "Fratello che cosa posso fare per te?". Ecco, afferma il presidente della Cei, la comunità cristiana «è chiamata a dire a chiunque: "Fratello che cosa posso fare per te?"». (Giacomo Gambassi - Avvenire)



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