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Papa: Che tristezza i telefonini a messa, anche preti e vescovi

Quando il sacerdote, a messa, dice «in alto i nostri cuori», «non dice “in alto i nostri telefonini per prendere la fotografia”, no: è una cosa brutta

di Iacopo Scaramuzzi
Papa: Che tristezza i telefonini a messa, anche preti e vescovi
Credit Foto - Ansa - Angelo Carconi

Quando il sacerdote, a messa, dice «in alto i nostri cuori», «non dice “in alto i nostri telefonini per prendere la fotografia”, no: è una cosa brutta, a me da tanta tristezza quando celebro qui in piazza o in basilica e vedo tanti telefonini alzati, non solo fedeli, anche preti, anche vescovi!». Papa Francesco ha fatto questo primo esempio, all’udienza generale del mercoledì in piazza San Pietro, iniziando un nuovo ciclo di catechesi dedicato a «riscoprire il valore e il significato» della Santa Messa e dell’Eucaristia nella convinzione che i sacramenti sono «segni dell’amore di Dio» e «vie privilegiate per incontrarci con Lui» e sulla scia del Concilio vaticano II e del rinnovamento della Liturgia che promosse.

«Proviamo a porci alcune semplici domande», ha detto il Papa ai fedeli presenti all’udienza. «Per esempio, perché si fa il segno della croce e l’atto penitenziale all’inizio della Messa? Voi avete visto come i bambini si fanno il segno della croce: non sai cosa fanno, un segno della croce, o un disegno… Insegnare ai bambini a fare bene il segno della croce, così inizia la messa, inizia la vita, inizia la giornata, con la croce siamo redenti. Guardate i bambini e insegnate loro bene a fare il segno della croce. E quelle Letture, perché stanno lì? Perché si leggono e che c’entrano? Oppure, perché a un certo punto il sacerdote che presiede la celebrazione dice: “In alto i nostri cuori?”. Non dice “in alto i nostri telefonini per prendere la fotografia”, no! È una cosa brutta, a me da tanta tristezza quando celebro qui in piazza o in Basilica e vedo tanti telefonini alzati, non solo fedeli, anche preti e vescovi! Ma per favore! La messa non uno spettacolo, è andare incontro alla passione e alla risurrezione del Signore: per questo il sacerdote dice: in alto i nostri cuori. Cosa vuol dire? Mi raccomando, ricordatevi: niente telefonini».

Con l’Eucaristia, ha sottolineato ancora il Papa, «il Signore è lì, con noi, presente. Tante volte andiamo lì, guardiamo le cose, chiacchieriamo tra noi mentre il sacerdote celebra l’eucaristia ma noi non celebriamo vicino a lui: ma è il Signore! Se oggi venisse qui il Presidente della Repubblica o qualche persona molto importante del mondo sicuro che tutti saremmo vicini a lui e vorremmo salutarlo, ma pensate che quando andiamo a messa lì c’è il Signore e tu sei distratto, ti giri? È il Signore. “Eh, padre che le messe sono noiose”, “quello che dice il Signore è noioso”, “no, le messe no, i preti”, “ah, che si convertano i preti! ma è il Signore lì!”».

Il Papa ha spiegato di volere iniziare una nuova serie di catechesi, dopo quello sulla speranza cristiana, «che punterà lo sguardo sul “cuore” della Chiesa, cioè l’Eucaristia», perché «è fondamentale per noi cristiani comprendere bene il valore e il significato della Santa Messa, per vivere sempre più pienamente il nostro rapporto con Dio». Nelle prossime catechesi, ha detto, «vorrei dare risposta ad alcune domande importanti sull’Eucaristia e la Messa, per riscoprire, o scoprire, come attraverso questo mistero della fede risplende l’amore di Dio».

Jorge Mario Bergoglio ha sottolineato l’esistenza di un «gran numero di cristiani che, nel mondo intero, in duemila anni di storia, hanno resistito fino alla morte per difendere l’Eucaristia» e «quanti, ancora oggi, rischiano la vita per partecipare alla Messa domenicale», per poi ricordare che «nell’anno 304, durante le persecuzioni di Diocleziano, un gruppo di cristiani, del nord Africa, furono sorpresi mentre celebravano la Messa in una casa e vennero arrestati. Il proconsole romano, nell’interrogatorio, chiese loro perché l’avessero fatto, sapendo che era assolutamente vietato. Ed essi risposero: “Senza la domenica non possiamo vivere”, che voleva dire: se non possiamo celebrare l’Eucaristia, non possiamo vivere, la nostra vita cristiana morirebbe». «Questi cristiani del nord Africa furono uccisi per celebrare l’Eucaristia. Hanno lasciato la testimonianza che si può rinunciare alla vita terrena per l’eucaristia, perché essa ci dà la vita eterna, rendendoci partecipi della vittoria di Cristo sulla morte».

Il Concilio Vaticano II, ha rimarcato Papa Francesco, «è stato fortemente animato dal desiderio di condurre i cristiani a comprendere la grandezza della fede e la bellezza dell’incontro con Cristo. Per questo motivo era necessario anzitutto attuare, con la guida dello Spirito Santo, un adeguato rinnovamento della Liturgia, perché la Chiesa continuamente vive di essa e si rinnova grazie ad essa. Un tema centrale che i Padri conciliari hanno sottolineato è la formazione liturgica dei fedeli, indispensabile per un vero rinnovamento. Ed è proprio questo anche lo scopo di questo ciclo di catechesi che oggi iniziamo: crescere nella conoscenza di questo grande dono che Dio ci ha donato nell’Eucaristia».

Per questo motivo, «è molto importante tornare alle fondamenta, riscoprire ciò che è l’essenziale, attraverso quello che si tocca e si vede nella celebrazione dei Sacramenti», ha concluso il Pontefice argentino. «La domanda dell’apostolo san Tommaso, di poter vedere e toccare le ferite dei chiodi nel corpo di Gesù, è il desiderio di potere in qualche modo “toccare” Dio per credergli. Ciò che San Tommaso chiede al Signore è quello di cui noi tutti abbiamo bisogno: vederlo e toccarlo per poterlo riconoscere. I Sacramenti vengono incontro a questa esigenza umana. I Sacramenti, e la celebrazione eucaristica in modo particolare, sono i segni dell’amore di Dio, le vie privilegiate per incontrarci con Lui».

Al momento dei saluti conclusivi il Papa si è rivolto ai pellegrini polacchi ricordando che domenica prossima, per iniziativa della Conferenza Episcopale Polacca e dell’Associazione Aiuto alla Chiesa che Soffre, si celebrerà la IX Giornata di Solidarietà con la Chiesa Perseguitata, sostenendo spiritualmente e materialmente i fratelli e le sorelle del Medio Oriente: «Grazie di questo», ha detto il Papa, «le vostre preghiere e le vostre offerte siano un aiuto concreto e un segno del legame con tutti i sofferenti del mondo nel nome di Cristo». (Vatican Insider)


Iacopo Scaramuzzi

Commenti dei lettori

08-11-2017 21:12:25
Rosa Rita La Marca
E speriamo ci siano contenuti legali e nobilitanti

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