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Padre Carmine, il barbiere di Padre Pio

Quand’ero condannato a morire disse a mia madre: macché!

Padre Carmine, il barbiere di Padre Pio
Credit Foto - Ansa - CIRO FUSCO

In molti, ad Assisi, lo conoscono, ma quasi nessuno sa che quel sacerdote così dimesso e gentile è stato per anni il barbiere personale di San Pio da Pietralcina. Si tratta di Padre Carmine Maurizio, molisano d'origine, che ha guidato per ben trent'anni la parrocchia di Capodacqua d'Assisi con un ineccepibile spirito di servizio. La sua è una storia ricca di coincidenze, che tali non sono per chi è credente, legata a due dei santi più umili e potenti d'Italia: San Pio e San Francesco. Ma andiamo con ordine.

Padre Carmine nasce il 5 marzo 1930 a Casacalenda, in provincia di Campobasso, in una famiglia modesta e religiosa. «Ero un bambino magro e malaticcio - racconta il sacerdote - il medico disse a mia madre che non poteva più farci niente e lei decise di andare a San Giovanni Rotondo dove molti compaesani si fermavano per incontrare un «padre carismatico», prima di recarsi al santuario di San Michele a Monte Sant'Angelo».

Mamma Antonietta, piangente, si avvicina a Padre Pio e chiede una benedizione per suo figlio ancora in fasce. «Lui mi prese in braccio, mi baciò e le disse che non doveva preoccuparsi. Sarei guarito perché servivo al Signore. Fu una profezia». Infatti, a soli 11 anni, il piccolo Carmine decide di diventare monaco. «La mia povera nonna, dopo avermi ricordato quanto fosse rigida la vita monastica, mi accompagnò al convento dei frati minori osservanti del mio paese», racconta sorridendo, «ma al seminario di Sepino non c'era posto per me. Allora venni portato da un cappuccino, padre Vincenzo Frezza ».

Così Carmine arriva al collegio di sant'Elia Pianisi, dove inizia la sua vita da frate minore cappuccino. Dopo il noviziato a Morrone, il liceo a Montefusco e quattro anni di teologia, il 21 febbraio 1954 viene ordinato sacerdote a Campobasso. «Insegnavo latino e greco antico. Poi un giorno», racconta, «mi raggiunse padre Carmelo, un superiore di San Giovanni Rotondo e mi propose di trasferirmi lì per fare da interprete ai pellegrini tedeschi. Ma non sapevo il tedesco!». Questa nuova missione spinge padre Carmelo a studiare la nuova lingua in Germania e a tornare con il diploma.

«È stato come un ritorno», racconta commosso, «mangiavo con Padre Pio, mi confessavo da lui, celebravamo la Santa Messa insieme, era il mio padre spirituale. Per anni gli ho fatto la tonsura, ero il suo barbiere». Padre Carmine non dimentica i momenti di prova e sofferenza che il Santo sopportava con esemplare pazienza. E poi le stimmate. «Nel piccolo coro della chiesa c'era un crocifisso bellissimo davanti al quale Padre Pio pregava. Una mattina», racconta il sacer dote, «da quel crocifi sso uscirono dei raggi luminosi e taglienti come spade: gli trafi ssero mani, piedi e costato. Una volta», ricorda, «si tolse i mezzi guanti, io riuscii a baciargli le ferite e lui mi disse: «Guaglió, mi fai male», ma poi capì il mio gesto. Lo ringraziai».

Dopo qualche anno Padre Carmine riceve dal provinciale la proposta di andare in Svizzera per occuparsi degli emigranti italiani. «Chiesi consiglio a Padre Pio e mi rispose che quella era la volontà di Dio. Così partii e restai lì per ventidue anni». Poi la decisione di prendersi un anno sabbatico e di trasferirsi ad Assisi. «Nel cuore ho tre croci: di Cristo, di San Padre Pio, di San Francesco. Sentivo il bisogno di vivere nella terra del Poverello, avevo il desiderio di morire lì. Così» spiega «andai ad ossequiare il vescovo monsignor Sergio Goretti, gli dissi che sarei rimasto per un anno, che poteva contare su di me. Mi affi dò la parrocchia di Capodacqua. Fu per trent'anni».

Oggi Padre Carmine vive ancora a Capodacqua e tiene a ricordare i cinque punti luminosi della vita di San Pio: una mamma, la M adonna che il Santo amava; un altare, dove riviveva il calvario; un confessionale, cattedra da cui scaturivano le conversioni; il crocifisso delle stimmate; la Casa sollievo della sofferenza. «Dedico a tutti la benedizione che San Pio mi scrisse sotto un'immagine della Madonna delle Grazie: Maria regni sovrana sopra il vostro cuore». (Cristiana Costantini - Corriere dell'Umbria)



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