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La vita è pesante, ma non familiarizziamo con la tristezza

La vita è pesante, ma non familiarizziamo con la tristezza
Credit Foto - Ansa - ANGELO CARCONI

La vita può essere pesante. E le cose che «affaticano il cuore» sono tante: «Delusioni e ferite del passato, pesi da portare e torti da sopportare nel presente, incertezze e preoccupazioni per il futuro». Gesù lo sa. Per questo nel Vangelo di Gesù dice: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro». «Chi può sentirsi escluso da questo invito?», domanda Papa Francesco durante l’Angelus di questa domenica in piazza San Pietro. Il Signore non si rivolge «a qualcuno», ma «a “tutti” coloro che sono stanchi e oppressi dalla vita» e che invita a muoversi e a reagire. 



«Lo sbaglio, quando le cose vanno male, è restare dove si è», dice infatti il Papa. «Sembra evidente, ma quanto è difficile reagire e aprirsi!», ammette, «nei momenti bui viene naturale stare con sé stessi, rimuginare su quanto è ingiusta la vita, su quanto sono ingrati gli altri e com’è cattivo il mondo». Ma così, chiusi in se stessi, tutto sembra nero. E «si arriva persino a familiarizzare con la tristezza, che diventa di casa». 

«Gesù invece - sottolinea il Papa - vuole tirarci fuori da queste “sabbie mobili” e perciò dice a ciascuno: “Vieni!”. La via di uscita è nella relazione, nel tendere la mano e nell’alzare lo sguardo verso chi ci ama davvero». Uscire da sé non basta: «Bisogna sapere dove andare», perché le mete sono tante e spesso «illusorie», «promettono ristoro e distraggono solo un poco, assicurano pace e danno divertimento, lasciando poi nella solitudine di prima».



Sono «fuochi d’artificio», dice il Pontefice. Gesù invece indica una direzione chiara: «Venite a me». «Tante volte, di fronte a un peso della vita o a una situazione che ci addolora, proviamo a parlarne con qualcuno che ci ascolti, con un amico, con un esperto... È un gran bene, ma non dimentichiamo Gesù!», raccomanda Francesco. «Non dimentichiamo di aprirci a Lui e di raccontargli la vita, di affidargli le persone e le situazioni». 



«Forse ci sono delle “zone” della nostra vita che mai abbiamo aperto a Lui e che sono rimaste oscure, perché non hanno mai visto la luce del Signore. Ognuna di noi ha la propria storia, e se qualcuno ha la propria zona oscura andate da un missionario, da un prete, ma non dimenticate Gesù. Oggi Egli dice a ciascuno: “Coraggio, non arrenderti ai pesi della vita, non chiuderti di fronte alle paure e ai peccati, ma vieni a me!”». Cristo «ci aspetta sempre», ma «non per risolverci magicamente i problemi» bensì «per renderci forti nei nostri problemi», rimarca il Papa. «Gesù non ci leva i pesi dalla vita, ma l’angoscia dal cuore; non ci toglie la croce, ma la porta con noi», aggiunge. «Con Lui ogni peso diventa leggero, perché Lui è il ristoro che cerchiamo. Quando nella vita entra Gesù, arriva la pace, quella che rimane anche nelle prove, nelle sofferenze». 



Allora andiamo da Lui, «diamogli il nostro tempo, incontriamolo ogni giorno nella preghiera, in un dialogo fiducioso personale, familiarizziamo con la sua Parola». Soprattutto in questi mesi estivi in cui si cerca «un po’ di riposo da ciò che affatica il corpo», ricordiamo di «trovare il ristoro vero nel Signore», raccomanda Bergoglio. Che conclude pregando la Vergine Maria che «sempre si prende cura di noi quando siamo stanchi e oppressi».



 

Dopo l’Angelus, il Papa rivolge i suoi saluti ai pellegrini dell’Italia e del mondo riuniti in piazza San Pietro: «Siete coraggiosi voi con questo sole e questo caldo», scherza. In particolare saluta i fedeli polacchi venuti in bicicletta da Chełm, arcidiocesi di Lublino in Polonia, e la famiglia polacca di Radio Maria che compie un pellegrinaggio al Santuario di Częstochowa: «Accompagniamolo con un'Ave Maria».



Un pensiero speciale pure ai sacerdoti di diversi Paesi che partecipano al corso per formatori di seminario organizzato dall’Istituto Sacerdos di Roma e ai ragazzi del Coro di Taiwan “Puzangalan” (che significa “speranza”). «Grazie per il vostro canto!», dice Francesco. E si congeda con la sua consueta e personalissima formula: «Auguro a tutti una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!». (Salvatore Cernuzio - Vatican Insider)



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