fede

La Chiesa è una madre in ascolto

Redazione Redazione online
Pubblicato il 08-05-2018

Una delle principali caratteristiche e virtù di una madre non è solo l’amore che nutre per i figli, ma prima di tutto la capacità di ascolto. Da quando nasce un figlio, ciascuna mamma sviluppa un senso di ascolto particolare, tanto da riuscire a distinguere il pianto del proprio figlio in mezzo ad altri pianti o rumori. Una delle caratteristiche principali che sin dall’inizio i cristiani hanno riconosciuto nella Chiesa è quella di Madre. La Chiesa è Madre perché genera alla fede e continua a nutrire i suoi figli nella vita evangelica.

Questo aspetto è molto presente anche negli scritti di san Francesco e mi pare stia emergendo in questi ultimi tempi grazie alla preparazione della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi del prossimo ottobre dal titolo I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Più volte il Papa ha insistito nell’invitare tutti i giovani, credenti e non credenti, ad esprimersi liberamente, ad interrogare la Chiesa, ad aiutarla a preparare questo appuntamento e nello stesso tempo ha invitato la comunità cristiana a mettersi in ascolto.


Nell’aprire l’assemblea pre-sinodale svoltasi a Roma dal 19 al 25 marzo con circa 300 giovani presenti e più di 15 mila che hanno interagito via web, papa Francesco si è rivolto a loro dicendo di “fare uscire quello che ognuno di voi e di noi abbiamo nel cuore. Parlare con coraggio. Senza vergogna, no. Qui la vergogna si lascia dietro la porta. Si parla con coraggio: quello che sento lo dico e se qualcuno si sente offeso, chiedo perdono e vado avanti. Voi sapete parlare così. Ma bisogna ascoltare con umiltà”.


La cosa straordinaria della preparazione di questo Sinodo sui giovani è che davvero la comunità cristiana, come una Madre, sta cercando in tutti i modi di mettersi in ascolto dei giovani, di tutti i giovani. Sono tantissime le iniziative in tutte le diocesi, almeno in Italia. Anche noi, nel nostro piccolo, qui al Sacro Convento, abbiamo e stiamo cercando di metterci in ascolto delle nuove generazioni. Durante il Capodanno con san Francesco, iniziativa terminata il 1 gennaio 2018, abbiamo chiesto ai giovani presenti, provenienti da varie zone d’Italia, di scrivere su un foglio quello che avrebbero voluto dire a papa Francesco se ne avessero avuto la possibilità e davvero i giovani hanno “parlato” con trasparenza e senza vergogna. Abbiamo raccolto queste risposte e le abbiamo inviate a papa Francesco, perché possa arricchire questo ascolto sui giovani.

Alcuni si sono concentrati a chiedere una Chiesa più trasparente, più capace di stare accanto ai giovani, sviluppando temi intra-ecclesiali; ad esempio Alberto, 27 anni scrive: “Se la Parola di Dio va al passo con i tempi, e permea la realtà da secoli, come possiamo noi cristiani evolvere insieme alla storia? Vale la pena mantenere intatta l’idea della parrocchia? Perché non cambiare l’educazione e l’istruzione all’interno dei Seminari diocesani? Come può un giovane della mia età, al giorno d’oggi, vivere la castità nel modo più giusto? Perché in questo mondo il Bene fa poco rumore?


Altri chiedono alla Chiesa di aiutarli a vivere da testimoni credibili nel nostro mondo, come scrive Stefano, 25 anni: “Come essere veramente portatori del Vangelo nei luoghi dove siamo chiamati a passare le nostre giornate? Soprattutto in quei luoghi dove la presenza di Dio sembra essere scomoda e assente?”. Ed Elisabetta, 24 anni: “Chiederei di non aver paura di esporsi ma di prendere posizioni chiare. Di essere sempre nel mondo e dentro all’evoluzione e al progresso ma non per questo di scendere a compromessi con ciò che il mondo offre per paura di perdere le persone. Cercare di far capire sempre di più che la Chiesa è composta da tutti noi e che non è una fredda istruzione solo per pochi. Che sia presente e faccia sentire la sua voce puntando soprattutto sul trasmettere il bello del messaggio evangelico”.


Leggendo 
il documento prodotto di giovani al termine dell’Assemblea pre-sinodale possiamo notare che nelle domande da noi raccolte vi sono moltissimi aspetti simili o che coincidono, come quello di essere più protagonisti nella vita ecclesiale, come scrive Maria Tatiana di 25 anni: “Santità mi piacerebbe molto che ci fosse in Chiesa più coinvolgimento per i giovani; vorrei che fossero più presenti attività e corsi che ci aiutino a crescere e a trovare la gioia vera nel Signore”.

Nicole, 25 anni, richiama la comunità cristiana alla sua vocazione di Madre, di cui ho parlato all’inizio, che sa ascoltare, stare accanto ed accompagnare: “Sarebbe bello se la Chiesa aiutasse i ragazzi a ragionare sulla loro vocazione (non solo in termini di vita matrimoniale e consacrata, ma anche in termini di Cosa voglio essere nel mondo? Cosa posso fare di buono? Quale mestiere è il più adatto a me?) sin da piccoli, in modo da poter fare scelte più consapevoli, e avere il coraggio di ascoltare la nostra vera chiamata e non quello che il mondo vorrebbe che noi fossimo”.


La Chiesa, quindi non deve avere la tentazione di far stare zitti i giovani, come ha affermato papa Francesco nella sua omelia durante la Domenica delle Palme: “Far tacere i giovani è una tentazione che è sempre esistita. Gli stessi farisei se la prendono con Gesù e gli chiedono di calmarli e farli stare zitti. Ci sono molti modi per rendere i giovani silenziosi e invisibili. Molti modi di anestetizzarli e addormentarli perché non facciano rumore, perché non si facciano domande e non si mettano in discussione. State zitti voi!. Ci sono molti modi di farli stare tranquilli perché non si coinvolgano e i loro sogni perdano quota e diventino fantasticherie rasoterra, meschine, tristi.


A noi adulti di raccogliere la sfida, a noi Chiesa di continuare nel cammino che ci indica il Signore, con la consapevolezza che, come afferma Alessia di 26 anni: “Con i giovani e dai giovani si riparte”.


Ai giovani la sfida lanciata dal papa di non stare zitti: “Se gli altri tacciono, se noi anziani e responsabili – tante volte corrotti – stiamo zitti, se il mondo tace e perde la gioia, vi domando: voi griderete? Per favore, decidetevi prima che gridino le pietre”.


Fra Simone Tenuti, responsabile pastorale giovanile 

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