fede

IL Ricordo del Cardinale Montezemolo

Annamaria Puri Purini Torres Carrilho ANSA - OSSERVATORE ROMANO/HANDOU
Pubblicato il 27-11-2017

Con viva commozione ho saputo nei giorni scorsi, da persone a lui vicine, che Don Andrea, come lo chiamavano gli amici, e cioè il Cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo era deceduto. Gli amici che lo vedevano regolarmente, riferivano di trovarlo seppur provato nel fisico, sempre più forte nello spirito di serena riconciliazione con se stesso e la ormai vicina riunione con il Padre. I miei ricordi di lui, sono vari, dal giorno della sua nomina a Cardinale quando alle visite di calore incontrai i membri dell’antico gruppo giovanile dell’Ordine Malta, ormai sorridenti ultra sessantenni che, compatti, andavano a salutare il loro direttore spirituale e amico di gioventù. Ricordo anche una cerimonia in Campidoglio, nella confusione e disordine generali, spiccava la figura dignitosa, composta e riservata, del cardinale Montezemolo, unico prelato presente, allora nunzio in Israele, tra gli artefici delle relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Stato di Israele, accompagnato dal consigliere in nunziatura, mons. Diquattro, attualmente nunzio in India e Nepal. La sua vita si era svolta su numerosi fronti, da giovane come architetto era stato assistente universitario, collaboratore di Nervi, poi come presbitero, diplomatico presente sullo scenario africano, Kenya, Tanzania, Uganda ed altre sedi. Infine come non menzionare l’Anno Paolino, il sogno ecumenico di Papa Benedetto XVI, che assieme al Patriarca di Costantinopoli, indisse tra il 2008-2009 uno speciale anno giubilare dedicato a San Paolo in occasione del bi millenario della nascita dell'apostolo, collocata dagli storici tra il 7 e il 10 dopo Cristo. Obiettivo dichiarato: “creare l’unità della - Catholica - della Chiesa formata da giudei e pagani, della Chiesa di tutti i popoli. Nel corso dell’anno vi fu un susseguirsi di eventi e cerimonie ad altissimo livello, un vero anno santo internazionale, corredato da dibattiti, concerti, iniziative a carattere ecumenico, file e file di pellegrini. Con la stessa serena dignità, il cardinale Montezemolo ne fu il regista, mettendo a frutto anche la sua competenza come architetto, nei numerosi preparativi e riassetto di molte parti della Basilica. A questo riguardo, era noto il suo interesse per gli stemmi e l’araldica e si sapeva che aveva aiutato Papa Benedetto XVI nella elaborazione del suo. Assistito dagli amici più cari, tra i quali Mons. Kasteel che gli ha impartito l’estrema unzione, aveva avuto la fortuna di avere ancora le sorelle e un fratello anche se quest’ultimo non in Italia. A seguito dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, avevano perso il padre, generale Giuseppe Montezemolo, medaglia d’oro al valore. Una vita lunga, vissuta, secondo ricordano i suoi cari, con una sempre maggiore serenità, senso dell’umorismo e allo stesso tempo compassione e comprensione.

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