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I santi patroni delle città, tesoro culturale e spirituale d’Italia

Un viaggio attraverso i santi patroni: S. Rufino e Assisi

di Antonio Tarallo
I santi patroni delle città, tesoro culturale e spirituale d’Italia

“Nell’anno del Signore 1140 e sulla fine del quarto mese d’aprile, questo duomo fu cominciato e condotto provvedendo alle spese il priore Raniero in onore di S. Rufino, e Giovanni da Gubbio, che fu maestro in questo duomo dette per primo il disegno e, finché visse, ne presiedette l’innalzamento”. Così, cita la lapide murata all’esterno dell’abside del Duomo di S. Rufino, ad Assisi.  Ma ci vollero molti anni per portare a compimento la nuova Cattedrale, che San Francesco vide ancora in costruzione. Infatti, le discordie tra le fazioni cittadine e i conflitti con le città vicine, rallentarono non poco il procedere del cantiere. Bisognerà attendere il 1210, con un patto di pacificazione tra i Maiores e i Minores della città, per vedere la prosecuzione dei lavori.  Solo nel 1212, le spoglie di San Rufino verranno traslate nel presbiterio, mentre l’altare sarà consacrato nel 1228, da papa Gregorio IX. Nel 1253, finalmente completatati i lavori, Innocenzo IV consacrò l’intera chiesa.

Per parlare di un santo patrono, narrare la storia della cattedrale a lui dedicata credo, e spero, possa rappresentare una valida introduzione. La cattedrale di una qualsivoglia città – in fondo – può identificare, in maniera “epifanicamente strutturale” (mi sia concesso il neologismo) quel ponte invisibile tra il “popolo di Dio” e il santo eletto a patrono della città stessa. Quella di Assisi, in Italia e nel mondo, da sempre è legata – giustamente – al nome, alla figura, del serafico padre, Francesco. Ma è necessario precisare che il patrono della famosa urbe umbra è, come capiamo dal titolo della sua cattedrale, San Rufino, vescovo e martire, vissuto agli inizi del III secolo.

Da una antica “passio” del IX secolo, sappiamo che Rufino, già vescovo di Amasya, dopo aver convertito il proconsole del Ponto (attuale Turchia), giunse, assieme suo figlio Cesidio, nella regione dei Marsi, in Abruzzo. In questa zona, avrebbe consacrato una chiesa, lasciata poi in custodia proprio a Cesidio. Successivamente, il vescovo Rufino, proseguì per predicare il Vangelo ad Assisi.  Fu proprio qui, ad Assisi, che venne scoperto dal proconsole Aspasio che, dopo averlo sottoposto a diverse torture, lo condannò a morte perché cristiano. Rufino morì gettato nelle acque di un fiume con una pietra legata al collo.

Intorno al 1035, avvenne una seria disputa in Assisi per la traslazione del sarcofago marmoreo di San Rufino (non il corpo, ma il sarcofago originale, in pietra) che era custodito – molto probabilmente – in qualche cappella lungo il fiume Chiascio. Si tratta, probabilmente, della chiesa di Costano.  Il Vescovo Ugo voleva che il corpo del santo andasse nella Cattedrale di Santa Maria Maggiore, mentre il “popolino” spingeva per ricongiungere il sarcofago con la salma del Santo, tumulata nella allora “parva basilica” a lui dedicata. La disputa fu realmente cruenta e ci volle veramente un miracolo (attribuito ovviamente a San Rufino) per far sì che la “vexata quaestio” potesse avere risoluzione, senza spargimento di sangue. Alla fine il “popolino” l'ebbe vinta, e il sarcofago andò nella “parva basilica” di San Rufino. Il vescovo Ugo, comunque, non si arrese. E con un’abile mossa politica, fece ampliare la “parva basilica” di San Rufino nella Cattedrale che oggi vediamo: decise che l'11 Agosto sarebbe diventata la festa di San Rufino e spostò la sede vescovile da Santa Maria Maggiore al nuovo Duomo di San Rufino.

Sin dall'XI secolo, l'11 agosto fu scelto come giorno per la celebrazione del santo, anche se gli errori di copisti successivi posero la festa nel Martirologio Romano al 30 luglio. In Assisi e nella diocesi umbra, la festa di san Rufino è stata spostata al 12 agosto, visto che il giorno undici, avrebbe visto la sovrapposizione con gli altri importanti festeggiamenti “assisani”, quelli per santa Chiara.

Sono diverse le iconografie che vedono il santo rappresentato, e – ovviamente – molte di esse sono presenti nel territorio umbro.  Nella Basilica di Assisi troviamo due importanti affreschi: il primo di Giotto, nella basilica inferiore, dal titolo “San Rufino e il vescovo Teobaldo Pontano”, posto nella  Cappella della Maddalena, 1309 ca.; l’altro, di scuola giottesca, in quella superiore, dal titolo  “San Rufino e San Vittorino”, della prima metà del XIV secolo. Ma la rappresentazione più antica, risale proprio al famoso duomo, posta nella lunetta della porta centrale. La lunetta è in pietra rossa scolpita, e raffigura Cristo in trono, al centro della sfera celeste che con la mano sinistra regge il libro del Vangelo e con l’altra benedice. A sinistra, accanto al clipeo, troviamo raffigurata la tenerezza della Vergine che allatta il Figlio, mentre a destra viene riconosciuta la figura di San Rufino, con gli abiti vescovili e un libro in mano.

Ma la storia del rapporto tra Assisi e il suo patrono, risulterebbe incompleta se non si facesse riferimento a una ormai consolidata e antica tradizione popolare: il palio di San Rufino. Questa manifestazione vede, ogni anno, i terzieri della città sfidarsi al tiro con la balestra, l'antico strumento utilizzato per vari scopi. Sono quattro, i giorni di svolgimento, nell'ultimo weekend di agosto. Il sacro e il profano, come spesso accade nelle tradizioni tramandate nel corso del tempo, si uniscono per dar vita alla magia del folklore. La più antica attestazione di tale gara risale al XIV secolo, e si perpetua di anno in anno, fino ai giorni nostri. Il cuore pulsante del Palio di San Rufino è la piazza del Comune. L'assegnazione del Palio avviene grazie a una gara di tiro a squadre, tra i terzieri della  città: chi avrà realizzato la più alta somma di punteggi ottenuti dai singoli balestrieri, sarà il vincitore.  Le squadre sono composte dai balestrieri di Santa Maria, di San Francesco e di San Rufino. I terzieri si sfidano in diverse competizioni, e il vincitore riceverà in dono un dipinto, realizzato da un artista nazionale, appunto chiamato “Palio di San Rufino”.



Antonio Tarallo

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