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I cappuccini calabresi: ecco le tre lezioni del testamento di San Francesco

di Gelsomino Del Guercio
I cappuccini calabresi: ecco le tre lezioni del testamento di San Francesco
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La grandezza del carisma francescano è nel testamento di San Francesco.

Monsignor Francescantonio Nolé, Arcivescovo di Cosenza-Bisignano, nella memoria dei 500 anni di vita dei Cappuccini in Calabria (1518-2018), ha rivolto ai frati una riflessione sul Testamento di Francesco nel Convento del Santissimo Crocifisso di Bisignano.

Monsignor Nolè ha spiegato la grande lezione lasciata ai suoi discepoli a Siena da un Francesco ormai ammalato e che sentiva avvicinarsi la morte.

VISTA E STOMACO

Siamo nel 1226. Il Poverello stava venendo a Siena per farsi curare gli occhi (la rinomanza della clinica oculistica senese vanta davvero una storia plurisecolare!), ma i problemi di salute del frate non erano legati solo alla vista. Tommaso da Celano, biografo di Francesco, ci informa con ogni dettaglio che Francesco «a seguito di una rottura dei vasi sanguigni dello stomaco, a causa della disfunzione del fegato, ebbe abbondanti sbocchi di sangue, tanto da far temere imminente la fine».

Leggi anche: LA CHIAVE DI TUTTO, IL TESTAMENTO DI FRANCESCO

FRATE ELIA

Considerata la gravità della situazione fu fatto chiamare a Siena frate Elia. Il santo accennò a un miglioramento che gli consentì di raggiungere Cortona, però dopo pochi giorni il male ebbe di nuovo il sopravvento. Si decise di riportarlo ad Assisi, e là, dopo qualche mese, morì.

Nella sua tappa senese, circondato dai suoi discepoli, dispensò tre regole fondamentali, che saranno capisaldi del suo testamento. 

LE TRE LEZIONI

Spiega Nolè, che Francesco disse: "sempre si amino tra loro", ribadendo che il fondamento della vita fraterna è l'amore; "sempre amino e osservino la nostra signora la povertà", ovvero la povertà dopo la vita fraterna ci aiuta ad essere fratelli e farci sentire l'uno prossimo dell'altro; "sempre siano fedeli e sottomessi a santa madre Chiesa", cioè bisogna essere obbedienti alla Chiesa perché Francesco sapeva che era facile mettersi fuori dalla Chiesa con alcuni comportamenti sbagliati. Ma l'obbedienza nasce dell'umiltà: se non siamo umili non siamo capaci di ubbidire. E se non sappiamo ubbidire non siamo essere in Cristo.

Clicca qui per leggere il testamento integrale di San Francesco d'Assisi



Gelsomino Del Guercio

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