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Essere missionari tra guerra e povertà

Sono i tre volti della ventottesima edizione del premio Cuore Amico

di LUCIANO ZANARDINI
Essere missionari tra guerra e povertà
Credit Foto - Vatican Insider

Padre Gianpietro Carraro, suor Evelina Mattei e Carla Magnaghi, nonostante le difficoltà, hanno testimoniato e testimoniano quotidianamente il Vangelo. Gianpietro è disceso agli inferi delle favelas di San Paolo, Evelina nei suoi 43 anni in Africa ha vissuto sulla sua pelle il dramma delle guerre, Carla in una terra martoriata come il Sud Sudan si occupa dei bambini disabili. Sono i tre volti della ventottesima edizione del Premio “Cuore Amico”, il Nobel dei missionari che viene assegnato in occasione della Giornata missionaria mondiale.Ogni anno l’Associazione, che sostiene diversi progetti, premia anche tre missionari per il loro servizio. Le storie sono un richiamo all’impegno ad gentes che interessa tutte le comunità cristiane.
 

Padre Gianpietro è arrivato in Brasile, a Belo Horizonte, nel 1994. Lì, durante una visita nella favela, entra in crisi quando incontra una madre che non sa come sfamare i tre bambini. Mentre li abbraccia, sente dentro di sé una voce che gli dice: «Io sono qui dove sei tu, dove vuoi andare?». La sua risposta diventa la cifra di tutta la sua vocazione: «I poveri sono la mia famiglia, non devo cercare più! Da qui non uscirò più». Inizia il suo viaggio con gli ultimi. Si sposta a San Paolo dove dorme, giorno e notte, sui marciapiedi e sotto i ponti con il popolo della strada : orfani, anziani, drogati e prostitute. Nel 2005 con suor Calcida fonda la “Missione Belém”: questa grande famiglia oggi accoglie circa 2000 persone. Dopo il terremoto di Haiti del 2010, ha aperto una fraternità anche a Warf Jeremie, una baraccopoli di 100mila persone: vengono accolti 1.700 bambini e giovani che trovano cibo, vestiti e un aiuto nella formazione scolastica e umana. Ha semplicemente incarnato lo statuto della Missione Belém: «Vivere per i poveri, con i poveri, come i poveri fino a diventare una sola cosa con loro». Il suo obiettivo, ora, è quello di costruire un nuovo centro di accoglienza a San Paolo. 

Evelina delle Suore Maestre di Santa Dorotea a 70 anni continua la sua missione nel continente africano dove è arrivata nel 1975. Fino al 1987 ha operato tra le missioni di Rukago e Matara, in Burundi. Qui, nei due centri maternità delle missioni, ha accompagnato la nascita di tanti bambini. A causa dello scoppio della guerra, la comunità delle suore fu costretta a rifugiarsi a Kaniola, nel cuore della foresta equatoriale, nell’ex Zaire con un nuovo centro di maternità. Nel 2009 giunge a Bukavu, capoluogo della provincia del Kivu. La città diventa presto epicentro di violenze derivanti da conflitti etnici e dalla lotta per il possesso delle risorse minerarie. Suor Evelina vede la morte in faccia con i soldati armati di machete pronti a mutilare adulti e bambini. Nel campo profughi protegge giovani donne arruolate forzatamente che, alla fine del conflitto, non vengono più riconosciute dai parenti e dalla propria tribù. Per offrire loro un’occasione di riscatto inaugura una casa famiglia. Oggi è a Burhiba, sempre nella Repubblica Democratica del Congo: nel carcere sovraffollato e privo di medicine, porta la sua competenza e il suo sorriso agli ammalati. 

Anche Carla Magnaghi si è confrontata con il dramma della violenza. All’età di 18 anni è entrata a far parte dell’Istituto Secolare delle Piccole Apostole della Carità, che fondato dal Beato Luigi Monza nel 1938, gestisce l’associazione “La Nostra Famiglia” che si occupa di disabili in età evolutiva in Italia, Sud Sudan, Brasile, Ecuador e Cina. Dopo molti anni trascorsi professionalmente fra Como e Varese, nel 1988 si trasferisce a Juba, nell’allora Sudan, dove viene aperto il Centro Usratuna (“La nostra famiglia” in arabo). Il giorno di Pentecoste del 1991 Juba è presa d’assalto dalle milizie ribelli e il Centro viene invaso da più di tremila civili che vi si rifugiano. Alla fine del 1992 è costretta a rientrare in Italia. Nel novembre 1994 ritorna in Sud Sudan e, diventata esperta nel linguaggio dei segni, segue anche i bambini con sordità. In un Paese nel quale si registrano 2 milioni di rifugiati, offre al Signore tutte le sue sofferenze, sperando in un futuro migliore. Con il contributo ricevuto dal Premio Cuore Amico potenzierà le attività del Centro Usratuna e, in particolare: il servizio di assistenza sociale, l’ortopedia, l’assistenza alle famiglie contro la malnutrizione e la denutrizione infantile e il dispensario. Autonomia e inclusione per le quali Carla si è sempre battuta, nonostante la guerra. (Vatican Insider).



LUCIANO ZANARDINI

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