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Migliaia di pellegrini a Padova per la festa di sant'Antonio. Scopri tutti i segreti della sacra lingua e il prodigio dei pesci

di Antonio Tarallo
Migliaia di pellegrini a Padova per la festa di sant'Antonio. Scopri tutti i segreti della sacra lingua e il prodigio dei pesci
Credit Foto - www.acistampa.com

Il fatto. Partiamo dall’episodio – dal “fatto” – che ha reso famosa la reliquia della lingua di Sant’Antonio, venerata da secoli ogni 13 giugno, festa del santo di Padova e celebrata ogni 15 febbraio.


Antonio e Rimini, la città del miracolo dei pesci


La città di Rimini era sotto il dominio di gruppi di eretici. All’arrivo del missionario francescano, i capi ordinano che attorno a questo frate, debba esserci un muro di silenzio. Nessuno deve ascoltare le parole da lui pronunciate. 


Questo, la tradizione ci tramanda. Antonio non trova a chi rivolgere la parola. Le chiese sono vuote. Esce in piazza, ma anche lì nessuno mostra di accorgersi di lui. Un muro di silenzio attorno a lui. Il piano degli eretici sembra proprio dare frutto. Ma, a un certo punto, avviene qualcosa di straordinario, miracoloso. Arrivato al mare, il Santo vi si affaccia e comincia a chiamare il suo uditorio, un po’ particolare. “Dal momento che voi dimostrate di essere indegni della parola di Dio, ecco, mi rivolgo ai pesci, per confondere più apertamente la vostra incredulità”. E i pesci, eccoli affiorare a centinaia, a migliaia, ordinati e palpitanti, ad ascoltare la parola del santo francescano.


La ricognizione del corpo ad opera di San Bonaventura di Bagnoreggio del 1263


La tradizione ci riporta le prime frasi di stupore di San Bonaventura, che si riferiscono al miracoloso prodigio della lingua incorrotta del santo portoghese: “O Lingua benedetta, che sempre hai lodato il Signore e lo hai fatto lodare dagli altri, ora appare manifesto a tutti quanti meriti hai acquistato presso Dio”. Da qui l’esigenza di forgiare preziosi reliquiari, che potessero contenere la reliquia ormai divenuta famosa. Oggi è possibile vedere i prestigiosi reliquiari, creati ad hoc, presso la Cappella del Tesoro. Sono stati fatti eseguire fra il 1434 e il 1436.Il prodigio della lingua è da ricondurre all’apertura della cassa – dove riposavano le spoglie del santo – avvenuta l’otto aprile del 1263. Lo stesso San Bonaventura da Bagnoregio – allora Ministro Generale dell’Ordine francescano – apre la cassa contenente le spoglie di Sant’Antonio di Padova. Il Santo era morto 32 anni prima, acclamato santo ad un anno appena dalla morte. Bisogna spostare i resti sacri dalla chiesetta di Santa Maria Mater Domini, per poi poterli traslare nella maestosa Basilica, sorta in suo onore. Ecco la scena, sbalorditiva: il corpo del Santo, è un cumulo di cenere ed ossa, mentre la lingua – tra l’altro una delle prime parti del corpo a decomporsi – è rimasta intatta. “Rubiconda et pulchra”, vermiglia e bella, così la descrisse san Bonaventura.


La ricognizione del 1981


Nel corso della seconda guerra mondiale – per timore dei bombardamenti – la lingua e il mento del santo, furono estratti dai reliquiari e nascosti in una cassa di ferro, per ben circa due anni. Le condizioni climatiche influenzarono – in quel caso – non poco sulla conservazione dell’importantissima reliquia. Infatti, dopo questo occultamento, secondo la testimonianza dei frati del tempo, la lingua – seppur rimanendo complessivamente intatta, rimanendo così comunque un miracolo – non si presentò più carnosa ed eretta come prima. Nel 1981, si effettuò dopo secoli, un’altra ricognizione delle sacre spoglie. Un’importante indagine sui resti del Santo fu iniziata il 6 gennaio 1981, in occasione del 750° anniversario della morte di sant’Antonio. Furono create due commissioni, nominate dalla Santa Sede: una religiosa e un’altra di natura tecnico-scientifica. Curarono l’apertura della tomba e esaminarono i resti. Fu trovata una grande cassa di legno d’abete, avvolta in preziosi drappi. Essa conteneva un’altra cassa più piccola in legno, contenente lo scheletro (ad eccezione del mento), l’avambraccio sinistro e altre parti minori (da secoli conservate in altri reliquiari particolari); la tonaca; la “massa corporis”, cioè le ceneri. Proprio in questa cassa sono state individuate le parti dell’apparato vocale del Santo, quasi a riconfermare il prodigio della lingua incorrotta. I resti di sant’Antonio furono poi ricomposti in un’urna di cristallo ed esposti, dalla sera del 31 gennaio alla sera della domenica 1 marzo 1981. Oltre 650.000 persone visitarono la famosa reliquia.


Significato del miracolo. Ipotesi


Difficile poter dire – con sicurezza – il perché avvengano i miracoli. E il discorso è in generale. Certamente però, questi, chiara ed evidente manifestazione della potenza di Dio, lasciano nel cuore dei fedeli sempre una riflessione, una meditazione. Potremmo affermare, con tutte le dovute avvertenze del caso, che forse, per i devoti di oggi questo mirabile prodigio può essere un forte richiamo alla centralità della Parola di Dio, nella vita cristiana del Santo. Antonio predicò con coraggio e passione quella Parola che ispirava la sua vita. E ciò che umilmente è stato a servizio di quella Parola – l’apparato vocale, per il santo di Padova – non è stato oggetto di corruzione.


Antonio Tarallo

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