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Chiara Poma, ecco peché mi sono fatta suora

di Laura Ceresoli
Chiara Poma, ecco peché mi sono fatta suora
Credit Foto - http://www.bergamopost.it

«Quando ho deciso di farmi suora, all’inizio per i miei familiari è stato difficile sopportare la mia lontananza da casa, ma mio padre mi ha sempre detto che se io sono felice lo è anche lui». Parla così Chiara Poma, la 34enne azzanese che lo scorso 1 settembre, nella basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, ad Assisi, è diventata suora perpetua.

Una scelta alquanto inusuale di questi tempi in cui tanto si parla di profonda crisi delle vocazioni. Il primo a esserne piacevolmente sorpreso è stato il parroco don Alberto Caravina, che ha definito il percorso di Chiara un «evento davvero eccezionale»: «Non capita spesso – ha spiegato il prete – che una parrocchia possa mettere tra i suoi appuntamenti la professione perpetua di una giovane donna, figlia di questa comunità. È così strano che forse tanti non sanno neppure cosa significhi. Chiara con altre sei sorelle, dopo anni di cammino, ha dichiarato pubblicamente (questo significa il termine “professione”) di voler giocare tutta la sua vita seguendo il Signore nello stile francescano delle suore Alcantarine. Forse per noi, abituati a pensare a una libertà che ci consenta di cambiare in continuazione, la parte che facciamo più fatica a capire è proprio l’aggettivo “perpetua” agganciato alla “professione”.

Chiara ci testimonia che non è un assurdo provare a fare scelte che abbiano il tratto della definitività. È possibile compiere scelte che traccino i lineamenti di una vita, che ne dichiarino la direzione. Attenzione. Non si tratta di una vita perfetta o che metta al riparo dal cambiamento, ma di una vita che ha scelto una prospettiva dalla quale inquadrare e interpretare il futuro. È scelta di uno stile. Quello stile che proprio l’incontro con il vangelo di Gesù incoraggia e rende possibile».

Occhi chiari, capelli biondi e un sorriso delicato, Chiara aveva soltanto otto anni quando sua madre volò prematuramente in cielo. Suo padre, rimasto vedovo, con due bimbi piccoli si rese conto di quanto fosse complicato gestire da solo casa e lavoro. Per questo decise di chiedere una mano agli zii di Chiara che furono ben lieti di aiutare la bimba e suo fratello a diventare grandi.

Col tempo, Chiara iniziò a maturare la sua forte dedizione a Gesù e ai suoi insegnamenti: «Ho sempre frequentato l’oratorio con i miei amici, ci siamo dati un sacco da fare – racconta suor Chiara Poma –. Quando ero adolescente andammo con don Filippo, il curato di allora di Azzano, a fare una gita ad Assisi, qualche giorno dopo Pasqua. Tornata a casa sentii il desiderio di tornarci. Così tramite un frate francescano originario di Azzano arrivai a Casa frate Jacopa, un’abitazione delle suore francescane alcantarine che si trova a Santa Maria degli Angeli: accoglie i giovani e propone loro percorsi di fede.

 Lì ho incontrato donne veramente felici. Ricordo che questa loro gioia da subito mi ha interrogata molto. Io sembravo felice esteriormente, ma forse in fondo non lo ero. Nonostante i miei amici, l’università, il servizio in parrocchia, sentivo sempre un vuoto che mi lasciava tanta inquietudine nel cuore, sentivo di non essere pienamente felice».

L’incontro con le suore francescane spinse Chiara a intraprendere una ricerca profonda per cercare di capire da dove provenisse la loro gioia. Fu così che incontrò il Signore: «Ho capito – dice – che era Lui la fonte della gioia e della bellezza che avevo incontrato in quelle suore, quel Signore di cui tanto avevo sentito parlare in oratorio ma a cui forse non avevo permesso di entrare nella mia vita, nel mio vuoto, nel mio dolore. Da quel momento, ho capito che anch’io desideravo vivere quella gioia, anch’io desideravo una vita bella e piena. Così ho iniziato a frequentare i percorsi di fede che queste suore proponevano. Nel frattempo ho continuato la mia vita a casa, lo studio, a vedere i miei amici, a prestare il servizio in oratorio anche se in modo diverso perché qualcosa dentro di me ormai era cambiato. Ho iniziato un percorso di discernimento che poi mi ha portata a scegliere di essere una suora francescana alcantarina».

La Famiglia Francescana Alcantarina affonda le proprie origini nel popoloso e povero quartiere della parrocchia dello Spirito Santo in Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli. Dal 1867 il curato don Vincenzo Gargiulo, allo scopo di porre rimedio alla situazione di miseria e degrado sociale della zona, aveva attivato numerose iniziative parrocchiali di catechesi e sostegno sociale ai più poveri. Nella sua opera si avvaleva del contributo di suor Maria Agnese Russo, terziaria francescana, e di un gruppo di giovani della parrocchia. Il 17 settembre 1870 un primo gruppo di giovani ragazze, sotto la guida di suor Agnese, decise di lasciare le case di origine per sperimentare stabilmente la vita comune al servizio dei più poveri.

La dimora del piccolo gruppo venne stabilita nelle vicinanze della parrocchia dello Spirito Santo; si inaugurò così l’esperienza di uno stile di vita comunitario, povero, austero e ritmato dalla preghiera e dal servizio. L’esempio delle giovani, che ben presto iniziarono a percorrere le vie della città allargando il cerchio della carità operativa, attirò in breve tempo molte altre, desiderose di condividere l’esperienza della comunità nascente. Dopo aver ricevuto l’approvazione diocesana da monsignor Francesco Saverio Petagna il 14 ottobre 1874, le prime dodici vestirono l’abito francescano secondo la riforma alcantarina. In pochi anni, il numero delle suore crebbe rapidamente e le comunità si diffusero in tutto il meridione d’Italia.

L’Istituto delle Figlie Povere di San Pietro d’Alcantara ricevette l’approvazione pontificia nel gennaio del 1903. La fraternità è il primo luogo dell’annuncio e fondamentale forma di evangelizzazione per queste suore. Il loro stile è caratterizzato da povertà e minorità, semplicità e letizia.

Domenica 16 settembre, nella parrocchia di Azzano, Chiara Poma è stata presente alla messa delle 10.30 proprio per testimoniare ancora una volta la sua missione di fede di suora perpetua. «Nell’anno in cui il vescovo ci ha indicato il tema vocazionale come centrale nella progettazione pastorale – conclude don Alberto – per la nostra comunità la festa della Madonna del Rosario ci ha offerto l’occasione per ringraziare il Signore per tante storie di vita che sono partite da Azzano o che sono transitate da queste parti. Penso quindi alla gioia di suor Chiara Poma che il 1° settembre ha fatto la sua professione perpetua e che ci ricorda le donne di Azzano che, come lei, hanno scelto la vita religiosa e sono diventate suore».

(http://www.bergamopost.it - Articolo pubblicato sul BergamoPost cartaceo del 14 settembre 2018).



Laura Ceresoli

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