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“Non fatevi rubare i sogni, sono il futuro”

I giovani sono chiamati a sognare. Sempre e comunque

di DOMENICO AGASSO JR
“Non fatevi rubare i sogni, sono il futuro”
Credit Foto - ANSA/GIUSEPPE LAMI

I giovani sono chiamati a sognare. Sempre e comunque. E possibilmente «in grande». Poi, devono anche fare attenzione a non farseli «rubare», i sogni. In particolare dagli adulti. È l’invito che papa Francesco lancia nell’incontro con i ragazzi italiani al Circo Massimo. Sono 50mila, con le magliette colorate «Siamo qui!», accorsi da 195 diocesi su 226, per questo appuntamento - intitolato «Per mille strade, verso Roma» - in preparazione del Sinodo dei vescovi che si svolgerà a ottobre, sul tema «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale».

Il Pontefice incoraggia i ragazzi a non accontentarsi «del passo prudente di chi si accoda in fondo alla fila. Ci vuole il coraggio di rischiare un salto in avanti, un balzo audace e temerario per sognare e impegnarvi per un’umanità più fraterna». 

Jorge Mario Bergoglio riconosce che la Chiesa ha un gran bisogno «del vostro slancio, delle vostre intuizioni». E a proposito di Chiesa, il Papa usa anche parole dure: «Senza testimonianza è solo fumo». Ed è «scandalo, una Chiesa formale, non testimone, chiusa». Francesco torna a condannare «il nostro modo di essere clericali. Il clericalismo è una perversione della Chiesa», ribadisce senza mezze misure. 

Il Pontefice non si sottrae alle domande dei giovani sui temi che stanno loro a cuore.



A cominciare dai sogni. Per Francesco quelli dei ragazzi «fanno un po’ paura agli adulti. Forse perché hanno smesso di sognare e di rischiare, forse perché i vostri sogni mettono in crisi le loro scelte di vita. Ma voi non lasciatevi rubare i vostri sogni», esorta, perché «un giovane che non sa sognare è un giovane anestetizzato», mentre peggio ancora sono «i giovani da divano», o quelli «senza sogni che vanno in pensione a 20-22 anni». E per fare l’esempio di un ragazzo che «sognava in grande», il Papa «scomoda» il Santo da cui ha preso il nome: «C’era un ragazzo qui in Italia, che cominciò a sognare alla grande, e il suo papà, un grande affarista, cercò di convincerlo, ma lui disse: “No, io voglio sognare questo che sento dentro”, e alla fine se n’è andato per sognare». Allora il padre lo seguì: «Quel giovane si è rifugiato nel vescovado, si è spogliato delle vesti e le ha date al padre: “Lasciami andare”». Questo ragazzo «si chiamava Francesco, e ha cambiato la storia dell’Italia». Per il Papa il «Santo Poverello» di Assisi «ha rischiato sognando in grande, non conosceva le frontiere. Era un giovane come voi, e come sognava!». 

Il Pontefice coglie l’occasione per dire un «no» assoluto alle «pastiglie» che illudono, le droghe: «Ti addormentano il cuore, ti bruciano il neurone, ti rovinano la vita». 

Ecco poi l’amore, che «non tollera mezze misure. O tutto o niente»; nell’amore «devi mettere “tutta la carne sulla grigliata”, così diciamo noi in Argentina».

Questo articolo è stato pubblicato nell’edizione del 12 agosto 2018 del quotidiano La Stampa. (Vatican Insider).



DOMENICO AGASSO JR

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