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Le ragioni francescane della pace oggi

Atoms for peace - Intervento di padre Egidio Canil

di Redazione online
Le ragioni francescane della pace oggi

Per comprendere le “ragioni francescane della pace” occorre accostarsi e conoscere da vicino san Francesco e la Città che gli ha dato i natali. Francesco “uomo della fratellanza universale”, Assisi “città della pace”. E il convegno che oggi viviamo non poteva non tenersi che nella città di Assisi e nella casa di san Francesco, il Santo che ha reso questa città, ormai da otto secoli, emblema di dialogo e di pace nel mondo.

Il Santo fu un uomo che in gioventù, com’era prassi al suo tempo, aveva intrapreso la via delle armi, ma ben presto ne comprese l’inutilità, comprese soprattutto l’assurdità dell’uso di quegli strumenti di offesa e di morte. I sogni di gloria del giovane Francesco, uno dopo l’altro, gli si infransero ben presto davanti agli occhi. Riacquistò la libertà e la piena felicità quando iniziò ad andare verso gli altri con armi di altro genere, perché aveva scoperto che questi, specialmente i più poveri, gli emarginati, i lebbrosi erano dei “fratelli”.

Tutto ebbe origine quando, rifiutato dal padre terreno, fece la scoperta di una nuova “paternità”, quella di Dio. Ne dedusse che anche gli altri erano figli e figlie di Dio e quindi suoi “fratelli” e “sorelle”. Con il trascorrere del tempo comprese che anche le altre creature esistenti al mondo erano fra loro “sorelle” e perciò non poteva rapportarsi con loro con sentimenti ostili quali l’indifferenza, il rifiuto, l’odio, la violenza, ma mediante il rispetto, l’amicizia, la stima, la benevolenza, l’accoglienza, la pace. L’abbraccio al lebbroso fu un’esperienza che segnerà per sempre la sua vita. Quando nel Testamento racconta tale esperienza, conclude: “Quello che prima mi appariva ripugnante mi si trasformò in dolcezza per l’anima e per il corpo” (cf. FF 110) E quando poi Dio gli “diede” dei compagni, cioè dei “frati”, dei “fratelli” “Francesco voleva che i suoi figli vivessero in pace con tutti”, anzi esigeva da loro che si mostrassero “al mondo quali figli della pace”! (2Cel, n.146).

“Le ragioni francescane della pace” traggono la loro origine intorno all’anno 1208 quando il Santo si trovò a vivere con i primi otto compagni. Da subito li inviò a due a due per le strade del mondo ingiungendo loro di recare a tutti il saluto: “Il Signore vi dia pace!”. Un saluto originale, un saluto che Dio stesso, come afferma il Santo nel Testamento gli aveva “rivelato” (cf. 1Test, FF 121). Era soprattutto il messaggio della pace – scrive Tommaso da Celano – “ciò che Francesco, (e con lui i suoi compagni) annunciava sempre e sinceramente agli uomini e alle donne e a tutti coloro che incontravano lungo le strade o venivano loro incontro … E molti di essi, che odiavano la pace, con l’aiuto di Dio, abbracciavano la pace!” (cf. 1Cel, 23). Non solo inviò i suoi nel mondo ad annunciare la pace, ma egli stesso si fece operatore di pace.

In nome di Dio, del Dio della pace, ristabilì la pace nella città di Arezzo: una città corrosa da lotte intestine. Comandò a frate Silvestro, primo compagno sacerdote, mentre lui si era raccolto in preghiera, di benedire quella città. “La città poco dopo ritrovò la pace e i cittadini si misero a rispettare i vicendevoli diritti civili con grande tranquillità” (2Cel, 108). Lo stesso zelo nel promuovere la pace Francesco lo dimostrò in altre città: la sua città natele Assisi, le città di Siena, di Perugia, e a Gubbio e fra i cittadini e il lupo. Fino alla fine dei suoi giorni Francesco si prodigò a tessere rapporti di pace, come avvenne ad Assisi fra il Podestà e il Vescovo di quella città. Questi, per futili motivi, erano giunti a odiarsi a vicenda. Fu in quell’occasione che compose la nota strofa del Cantico: “Laudato sii, mi’ Signore, per quelli che perdonano per il tuo amore e sostengono infermità e tribolazioni. Beati quelli che le sosterranno nella pace, perché da te, Altissimo, saranno incoronati!”. Al sentire quelle parole i due contendenti smisero di odiarsi; anzi, affermano le cronache, “si abbracciarono e baciarono con molta cordialità e affetto” (cf. CA n. 84) davanti a tutto il popolo riunito nella piazza della città.

Francesco divenne icona e modello del dialogo e della pace soprattutto in occasione del noto incontro con il sultano d’Egitto Melek el Kamil. Durante la V crociata, si portò in Egitto: era l’autunno del 1219. Le cronache narrano che il Santo, assieme ad un compagno, abbia attraversato incolume i due eserciti, quello cristiano e quello musulmano, schierati a battaglia. Grande fu la sorpresa e l’ammirazione del Sultano nel vedere dei cristiani disarmati di fronte a lui, liberi e distaccati dalle ricchezze. Fra loro nacque una reciproca stima e amicizia che si instaurò nonostante la presenza dei due eserciti pronti alla guerra. Ebbene, i francescani, ponendosi alla scuola di Francesco vogliono proseguire la sua missione pacificatrice anche nel nostro tempo. Un tempo violento alla pari, se non peggiore, di quello di san Francesco, dove ogni giorno si moltiplicano i conflitti e vengono usate armi molto più micidiali e devastanti di allora.

I figli di san Francesco sono convinti che la pace è primariamente “dono di Dio”! Perciò non cessano di pregare per la pace. Ma poi si attivano per dare testimonianza e porgono a tutti l’invito alla pace. Prima ancora di annunciare Gesù Cristo e il Vangelo i francescani si propongono di costruire rapporti di fratellanza e di pace fra gli uomini e fra i popoli. Nella Regola, che Francesco lasciò in eredità ai suoi frati, esige che l’annuncio sia preceduto dalla loro testimonianza. Scrive: “Consiglio, ammonisco ed esorto i miei frati che quando vanno per il mondo non litighino, anzi evitino le dispute di parole e non giudichino gli altri; siano miti, pacifici e modesti, mansueti e umili, parlando onestamente con tutti” (Rb, III). Una missione che i francescani riconoscono attuale anche ai nostri giorni. Una missione che si propongono di attuare fra gli uomini, fra le religioni, fra i popoli e le nazioni, in ogni città e area del mondo dove sono giunti.

Da molti anni, qui in Assisi, i francescani hanno accolto, favorito e tuttora sostengono gli sforzi della Chiesa cattolica, delle Chiese cristiane e delle varie Religioni a incontrarsi per pregare, per dialogare e proporre al mondo cammini di pace. Da molti anni accogliamo volentieri Convegni simili a quello odierno che vede uomini di buona volontà impegnati a trasformare gli arsenali bellici in progetti di sviluppo e di pace. Progetti arditi, ma urgenti e necessari. Mai infatti l’umanità ha costruito e accumulato arsenali bellici così micidiali e distruttivi come ai nostri giorni. Mai l’umanità ha destinato e continua a investire risorse economiche nella produrre micidiali ordigni di morte e di distruzione di massa. Purtroppo mediante investimenti che rendono sempre più ricchi i Paesi ricchi e rendono sempre più affamati i Paesi poveri. I francescani sono convinti, assieme a tanti uomini e donne di buona volontà, che mai le guerre hanno recato benefici e portato benessere all’umanità. Al contrario hanno sempre lasciato ovunque scie di distruzione, di odio e di morte.

I francescani allora non si troveranno mai a fianco di coloro che intendono accrescere il loro benessere economico costruendo e incrementando il commercio di ordigni di morte; mai sosterranno coloro che favoriscono l’impiego di risorse per costruire strumenti di morte. I francescani si troveranno sempre ad opporsi ai costruttori di arsenali bellici e si troveranno sempre dalla parte di chi denuncia quanti si arricchiscono commerciando micidiali strumenti di morte.

I francescani invece saranno sempre a fianco di coloro che si impegnano a disarmare i belligeranti, di coloro che prospettano agli uomini i percorsi del dialogo, della trattativa, della pace. I francescani saranno sempre a fianco di coloro che denunciano l’infame commercio delle armi. I francescani saranno sempre a fianco di quei popoli e di quelle nazioni che impegnano i loro governanti a destinare interamente le risorse economiche che possiedono a progetti di sviluppo, ad azioni di equa distribuzione dei beni e ad opere di benessere e di pace per il proprio paese.

L’augurio che questa comunità francescana porge a tutti loro è di proseguire insieme, anche mediante l’odierno Convegno, la missione del Santo di Assisi; e proprio dalla sua Tomba, definita “cattedra e altare di pace”, da questa Città benedetta, porci tutti alla scuola del Santo per imporre al mondo “pensieri, propositi e progetti di pace”, iniziando innanzi tutto da noi stessi e poi rivolgendoci ai popoli e a tutti gli uomini di buona volontà. p. Egidio Canil


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