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La coscienza e la legge, un libro stimolo per un impegno civile

Gli ultimi, i deboli, i migranti al centro dell’iniziativa promossa a Roma da Notai cattolici e Civita

La coscienza e la legge, un libro stimolo per un impegno civile

"La Stagione dei diritti e non dei doveri. La società che va sempre più verso la ricerca di un vero senso del dovere, un senso della responsabilità nell'operare quotidiano. Il crollo del Noi è molto grave. Ciò rende ogni giustizia ingiusta al cospetto dell'Io".

Sono queste le prime riflessioni di Roberto Dante Cogliandro, fondatore dell'Associazione italiana notai Cattolici (AINC) e direttore della Gazzetta forense durante la presentazione del libro "La coscienza e la legge" di Raffaele Cantone e Vincenzo Paglia.

Iniziativa promossa da Cogliandro che si è svolta a Roma a piazza Venezia presso la sede dell'Associazione culturale Civita e alla quale hanno partecipato con gli autori Marco Impagliazzo, Cesare Giuliani, padre Enzo Fortunato, il direttore di Rai Vaticano Massimo Milone, Albino Roberti moderati dal decano dei vaticanisti Raffaele Luise.

"La Corte dei diritti europei oggi è diventato un quarto giudizio riservato però solo ai ricchi. In una giustizia sempre più affaticata nei tempi, anche con le riforme in itinere, devono averlo le autorità indipendenti e i sistemi alternativi alla giustizia ordinaria. Solo così si può riuscire a decongestionare la giustizia altrimenti affogata in una marea di procedimenti difficili o impossibili da smaltire in tempi ragionevoli.

L'abuso del diritto ossia l'eccesso dell'utilizzo normativo rispetto a quella che è l'esigenza del legislatore il quale non si affida all'interprete per eccedere nel dato normativo ma si affida a questo per una corretta interpretazione del dato normativo nel tempo. In tal senso si inserisce a pieno titolo l'impegno dei professionisti Cattolici nella società attuale che necessita di una competenza e di una sensibilità tra la gente e per la gente al cospetto della staticità delle professioni intese in senso tradizionale". Ha concluso così Roberto Dante Cogliandro.



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