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Striscia di Gaza, un giorno di rabbia e di sangue: 59 palestinesi morti, migliaia i feriti

Mentre gli Usa aprono la sede diplomatica a Gerusalemme, i palestinesi marciano contro la barriera al confine. I soldati israeliani sparano: i morti sono almeno 59

Striscia di Gaza, un giorno di rabbia e di sangue: 59 palestinesi morti, migliaia i feriti
Credit Foto - Ansa - ERDEM SAHIN

Il bambino raccoglie nel sacco di plastica nera le lattine che a centinaia lasciano cadere sulla sabbia, le bibite gasate per lavare via il gas dei lacrimogeni. Sa di poterci guadagnare uno shekel al chilo, quasi un quarto di euro, la miseria non si ferma per un giorno di morte. Gli altoparlanti strepitano di marciare contro la barriera: «Noi ci sacrificheremo, la Palestina vivrà». Alla fine i morti a Gaza sono oltre 50 nel giorno della nuova ambasciata Usa a Gerusalemme.

Questa volta il corteo si estende per almeno un chilometro. L’obiettivo è sorprendere i soldati israeliani, invece di concentrarsi in un punto, bersagli per i tiratori scelti, sfilacciarsi nella marcia, dilatare la prima linea, bersagli sparsi per i tiratori scelti. I ragazzini corrono giù dal terrapieno, qualcuno ha urlato la notizia incontrollata che già così presto, sono appena le dieci del mattino, gli shabab — i giovani — sono riusciti a tranciare il reticolato, a «trionfare» dall’altra parte proprio quando si inaugura l’ambasciata americana a Gerusalemme: se fosse vero — ma sognano — sarebbe lo sfregio che volevano mostrare a Donald Trump. Il più piccolo è il più eccitato, si agita per dimostrare di non avere paura.

Il gruppetto scompare nell’oscurità del fumo nero, i copertoni bruciati dovrebbero servire da diversivo, disorientare i militari, permettere all’avanguardia che indossa le maschere sbiancate di Guy Fawkes di raggiungere il filo spinato. In realtà non sembrano scene di V for Vendetta. I furgoni stracarichi di pneumatici da camion, le moto che portano avanti e indietro i dimostranti con le maschere antigas, i carretti trainati dai muli per distribuire semi di girasole e acqua, il vecchio che passa con la caraffa di rame piena di caffè caldo, gli aquiloni con agganciate le bottiglie Molotov per incendiare i campi dall’altra parte, le ambulanze movimentate con il fischietto da un vigile improvvisato. È come essere dentro a un Mad Max ancora più folle, fuori controllo.

Il regista Perché quello che ormai è diventato il regista delle manifestazioni che vanno avanti da sei settimane ha proclamato il liberi tutti, anche di farsi ammazzare. Ha dato l’ordine — ripetuto per ore nelle moschee — di provare a raggiungere quello che c’è al di là della barriera, a correre su quelle terre che nessuno di questi palestinesi ha visto da vicino. Il giorno prima attraverso i social media i comitati popolari comandati da Hamas hanno distribuito le mappe satellitari dei villaggi israeliani a poche centinaia di metri dal confine, tracciando i sentieri da seguire.

«Difenderemo i nostri cittadini con tutti i mezzi necessari, non permetteremo che la frontiera sia forzata», ha minacciato Avigdor Liberman, il ministro degli Esteri israeliano. E così è andata, gli assalti sono stati respinti con i proiettili: al tramonto i morti sono almeno 58, tra loro sei minorenni, i feriti oltre duemila, è il bilancio più alto in un singolo giorno dalla guerra tra il luglio e agosto di quattro anni fa.

Un uso della forza militare contro «civili disarmati» che Amnesty International, l’organizzazione per i diritti umani, definisce «aberrante». I portavoce di Tsahal replicano che i capi di Hamas sfruttano le manifestazioni per nascondere tra la folla i loro uomini e perpetrare attacchi: ieri la paura era che i fondamentalisti avrebbero tentato di rapire un soldato o di penetrare in uno dei kibbutz sul confine...(Davide Frattini - Corriere della sera)



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