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Ricatti sessuali e clan in lotta nell'inferno siriano senza tregua

Ricatti sessuali e clan in lotta nell'inferno siriano senza tregua
Credit Foto - Repubblica

«In Siria il sangue scorrerà finché il Paese sarà governato da quel pupazzo di Bashar al Assad, manovrato dai suoi protettori russi e iraniani», dice Muhammed Adib, leader del Fronte di Liberazione siriano, coalizione di brigate islamiste finanziata da Ankara che a Idlib, come nella Ghouta orientale di Damasco, ossia nelle due regioni nelle mani dell’opposizione, combatte contro Hayat Tahrir al Sham, l’ex Fronte al Nusra, il ramo siriano di Al Qaeda. Nella nostra conversazione via Skype, Adib ci svela quanto in queste ultime settimane, nonostante i bombardamenti massicci dei caccia di Damasco, le forze della rivolta siano dilaniate da feroci guerre intestine. Ma con lui cominciamo a parlare dell’attualità più recente: il nuovo scandalo che scuote il mondo della cooperazione, quello svelato ieri dalla Bbc sul personale Onu e di diverse ong che in Siria per distribuire cibo ha preteso prestazioni sessuali. «È già accaduto in passato e continuerà ad accadere finché le organizzazioni internazionali non opereranno una selezione nel reclutamento dei loro operatori. È un fatto gravissimo: significa approfittare della fame e della miseria di civili che vivono in situazioni drammatiche».
Quando gli raccontiamo lo scoop del New York Times sulle forniture per la produzione di armi chimiche inviate dalla Corea del Nord al regime di Damasco e dei tecnici nordcoreani avvistati mentre lavoravano in impianti di armi chimiche in Siria, Adid stenta a crederci. Ma ad affermarlo è un rapporto di 200 pagine redatto da esperti delle Nazioni Unite, secondo cui da Pyongyang sono stati inviati termometri, valvole e materiale edilizio resistente agli acidi. Si ipotizza che la fornitura di strumenti e materiali faccia parte di almeno 40 carichi inviati dalla Corea del Nord alla Siria tra il 2012 e il 2017. Dice il leader islamista: «Il mondo aveva bisogno di queste prove perché evidentemente non gli bastavano le immagini dei nostri bambini soffocati dal cloro. Vorrei tanto che dopo quest’ulteriore dimostrazione della malvagità del regime, con l’aggravante che ad aiutarlo è stato quel pericoloso tiranno di Kim Jong-un, gli americani sappiano reagire. Ma temo che ciò non accadrà».
Gli chiediamo poi di raccontarci la situazione militare sul terreno.
Dando per scontati i massacri operati dai raid dell’aviazione di Damasco sui civili, il leader del Fronte di Liberazione siriano ci parla degli aspri combattimenti tra l’esercito della sua coalizione e gli uomini di Hayat Tahrir al Sham. «La settimana scorsa, questi ultimi hanno lanciato una pesante offensiva contro le nostre truppe nel nord della regione di Idlib, sparando molte granate anche contro dei villaggi pieni di profughi e colpendo le strade verso la Turchia per impedire alle ambulanze di evacuare i feriti più gravi. Ciò ha provocato una violenta reazione da parte della popolazione civile, che è prima scesa in strada per protestare contro tanta barbarie, e che ha finito per attaccare i miliziani di Al Qaeda nei loro check-point». E in questa guerra tra fazioni sunnite, come si comporta l’Esercito libero siriano?
«Le poche volte che abbiamo chiesto ai suoi soldati di aiutarci ci hanno risposto che erano troppo occupati a combattere contro il regime».
Anche ieri si sono contate vittime nella Ghouta, dove è stato ucciso almeno un bambino e altre sette persone sono rimaste ferite dal lancio di razzi da parte delle forze del governo siriano. E questo nonostante la risoluzione per il cessate il fuoco approvata dall’Onu sabato scorso e l’ordine impartito due giorni fa dal presidente russo Putin di una tregua dei combattimenti per poter creare corridoi umanitari. «Non mi stupisce perché mi trovavo ad Aleppo est quando il quartiere era assediato dalle forze regime e posso assicurarle che anche allora le forze di Damasco non hanno mai rispettato nessun cessate il fuoco.
Per quanto riguarda la risoluzione dell’Onu, sia l’Iran sia la Russia sono i primi a infischiarsene. Lo sa che cosa scrivono in questi giorni i social media vicini alle forze del regime?
Che tutta la Ghouta va bruciata e che i suoi bambini sono ottimi da mangiare cotti allo spiedo».

Pietro Del Re, Repubblica



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