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Il vescovo Kim, presidente CEI coreana: “C’è bisogno di dialogo”

Il vescovo Kim, presidente CEI coreana: “C’è bisogno di dialogo”
Credit Foto - ACISTAMPA

La crisi coreana? Da risolvere con un “dialogo senza pregiudizi”, che permetta alla Corea del Nord di uscire dal suo isolamento. Non ha dubbi il vescovo Igino Kim Hee-jong, vescovo di Gwangju e presidente della Conferenza Episcopale coreana, che con la delegazione del Consiglio dei leader religiosi di Corea, lo scorso sabato, ha incontrato il Papa.



Sembra che la Corea del Nord cerchi sempre più una escalation militare. Quale è il rischio?



Mi pare che i gesti della Corea del Nord sono diretti a chiedere un dialogo alla pari con gli Stati Uniti, in una posizione uguale. I nordcoreani vogliono per questo mostrare la loro potenza, la loro forza. Più che come una reale minaccia, io la vedo come una richiesta di dialogo più forte, più dinamico.



Lei è venuto lo scorso maggio a Roma a chiedere alla Santa Sede di fare da mediatore nelle relazioni tra Corea del Nord e Stati Uniti. Pensa che ci sia ancora bisogno di questa mediazione?



Io spero ancora in una mediazione della Santa Sede. So che il Santo Padre non può intervenire direttamente, perché si tratta di rapporti tra Stati sovrani. Ma la diplomazia della Santa Sede può fare qualche intercessione tra entrambe le parti.



In questo raccordo, che ruolo hanno le religioni?



Tra le religioni ci sono associazioni che hanno avuto spesso contatti con altri gruppi in Corea, e che cercheranno di continuare ad avere contatti



Quale è l’importanza del Consiglio dei Leaders religiosi di Corea che ha incontrato il Papa con lei?



In Corea del Sud ci sono una sessantina di culti. Le sette religioni più diffuse si sono riunite in questo consiglio, e ogni anno facciamo un pellegrinaggio in uno dei luoghi cari ad una delle confessioni. Quest’anno siamo venuti a Roma, e i partecipanti sono riusciti a conoscere così meglio la realtà della Chiesa di Roma.



Il cardinale salvadoregno Rosa Chavez ha detto recentemente che il Papa gli ha chiesto di lavorare per una mediazione in Corea. Quale sarà il suo incarico?



Noi abbiamo ricevuto la notizia attraverso i giornali, ma il Cardinale non ci ha informato del suo incarico, e la notizia non ci è confermata né dalla nunziatura né dal governo. Non possiamo dunque conoscere i termini dell’eventuale incarico che gli è stato affidato, ma speriamo che ci sia qualcuno che lavori per migliorare la relazione tra la Corea del Nord e del Sud.



Ma quale è il futuro secondo lei? Possiamo ancora sperare in un dialogo?



Possiamo sperare in un dialogo, sì. Ma la fiducia deve essere totale per il dialogo, non deve avere precondizioni. Se ci sono precondizioni, il dialogo non riuscirà.

ACISTAMPA



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