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EDITORIALE: ACCORGERSI DI DIO

Dio sa attendere ed entra nell'orizzonte dell'uomo quando questi, messo ko dall'effimero ad un certo punto, chiamerà l'eterno.

di Enzo Fortunato

Abbiamo proposto ieri ai nostri lettori per l'inizio dell'avvento, parole di pace. Vivere questo periodo così intenso di preparazione  per la Chiesa al Natale significa focalizzare l'attesa. Un'attesa che vogliamo vivere accorgendoci di Dio ogni giorno, nei gesti semplici della vita quotidiana.

Interessante notare come molte volte la cronaca dei Vangeli proponga immagini di persone che consumavano, bevevano, si maritavano. E' l'elementare grammatica della vita dove però manca una 'regola'. Forse quella che sorregge le trame di tutto questo: accorgersi di Dio. Accorgerci cioè di essere nell'interesse di Dio.

E' capitato a Betlemme: lui nasce ma molti non si accorgono. Anzi, rifiutano di aprire la porta della loro casa ai poveri viandanti. In Galilea annuncia la Buona Novella, raddrizza gli arti di non poche persone, ma molti non gli danno la minima fiducia. Capiterà ancora a Gerusalemme, sulla Croce: sotto continuano a giocare a dadi come se niente fosse.

Qualcuno ha scritto che Dio è inutile all'uomo, che la sua è una passione noiosa. Che Egli è un oggetto tra gli altri, un oggetto inutile. Scrive don Marco Pozza: degli oggetti inutili affascina da sempre la capacità che hanno di aspettare il loro turno. Dio sa attendere. Entra nell'orizzonte dell'uomo quando questi, non rare volte, messo ko dall'effimero ad un certo punto, chiamerà l'eterno.

E Oscar Wilde scriverà, riflettendo sull'attesa più grande dell'uomo "se non ci metterà troppo, l'aspetterò tutta la vita". Ma come vivere questa attesa?

Ha scritto Rovelli ieri sul Corriere della Sera: " a me non piacciono quelli che si comportano bene per paura di finire all'inferno. Preferisco quelli che si comportano bene perché amano comportarsi bene. Non mi piacciono quelli che sono buoni per piacere a Dio. Preferisco quelli che sono buoni  perché sono buoni".

Credo che entrambi propongano delle buone provocazioni. Noi vogliamo vivere l'attesa accorgendoci di Dio perché crediamo in lui e nel suo manifestarsi nei sentieri, spesso stretti e ciottolosi della vita di ogni giorno.


Enzo Fortunato
Direttore della Rivista

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