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Summit in Vaticano sulla tutela dei minori. Da Benedetto XV a Papa Francesco: ecco cosa hanno fatto i papi.

Si è aperto ieri in Vaticano il summit per la tutela dei minori

Summit in Vaticano sulla tutela dei minori. Da Benedetto XV a Papa Francesco: ecco cosa hanno fatto i papi.
Credit Foto - GIUSEPPE LAMI - ANSA

In questi ultimi giorni è tornata in primo piano una questione piuttosto spinosa per la Chiesa e i suoi fedeli: gli scandali a sfondo sessuale in generale e, nello specifico, la pedofilia, che ha rischiato di minare il rapporto di fiducia tra la Santa Sede e i propri fedeli.

Sicuramente, alla base della situazione odierna vi è un ritardo nella pianificazione e messa in atto di una strategia globale per combattere questa piaga che affligge il clero a varie latitudini. Anche se da un secolo i papi che si sono susseguiti hanno cercato di porre rimedio al problema, ancora oggi ci troviamo a discutere e a interrogarci sul tema. Tali ritardi, a volte, in passato si sono verificati per non screditare l'autorevolezza della Chiesa durante periodi bui, come per esempio durante la guerra fredda e i casi di abusi nei Paesi comunisti nell'est europeo.

Ma oggi i tempi sono cambiati e sono maturi per affrontare, seppur con ritardo, la problematica con una visione ad ampio spettro. Il punto di partenza è quello di essere consapevoli dell'urgenza e della severità di cui necessita la questione: Papa Francesco ne è profondamente convinto, ma al tempo stesso è consapevole che oltre a condannare questi atti "il popolo di Dio si aspetta da noi non semplici e scontate condanne ma misure concrete ed efficaci".

Il Santo Padre ha così aperto l’incontro: "Dinanzi alla piaga degli abusi sessuali perpetrati da uomini di Chiesa a danno dei minori, ho pensato di interpellare voi, Patriarchi, Cardinali, Arcivescovi, Vescovi, Superiori Religiosi e Responsabili, affinché tutti insieme ci mettiamo in ascolto dello Spirito Santo e [...] ascoltiamo il grido dei piccoli che chiedono giustizia. Grava sul nostro incontro il peso della responsabilità pastorale ed ecclesiale che ci obbliga a discutere insieme, in maniera sinodale, sincera e approfondita su come affrontare questo male che affligge la Chiesa e l’umanità. [...]. Iniziamo, dunque, il nostro percorso armati della fede e dello spirito di massima parresia, di coraggio e concretezza. Come sussidio, mi permetto di condividere con voi alcuni importanti criteri, formulati dalle diverse Commissioni e Conferenze Episcopali. Sono delle linee-guida per aiutare la nostra riflessione [...]. Sono un semplice punto di partenza, che viene da voi e torna a voi, e che non toglie la creatività che ci deve essere in questo incontro. [...] Infine, chiedo allo Spirito Santo di sostenerci in questi giorni e di aiutarci a trasformare questo male in un’opportunità di consapevolezza e di purificazione [...]."

Il Papa, dunque, ha consegnato una serie di linee guida per stimolare i lavori. Tali spunti non devono essere presi come dettami, ma come un punto di partenza per spronare alla riflessione i partecipanti del summit.

Su Vatican Insider, nel novembre scorso è apparso un articolo del giornalista Giacomo Galeazzi dal titolo "Un secolo di lotta agli abusi nella Chiesa, da Benedetto XV a Francesco" che approfondisce quanto fatto dai Pontefici in materia di pedofilia.

Durante gli otto anni di pontificato di Benedetto XV, ci ricorda Giacomo Galeazzi, alcuni crimini finiscono sotto la competenza del Sant’Uffizio che stabilisce le istruzioni destinate alle diocesi e ai tribunali diocesani. L’obiettivo era quello di unificare le condotte e definire regole e procedure di fronte ai crimini commessi dai sacerdoti dei quali si dimostrava il comportamento scorretto.

Con Papa Giovanni XXIII sono i titolari delle Chiese locali a dover valutare i casi di abusi e il processo canonico. Nonostante l’approccio fosse quello di decentrare secondo lo spirito conciliare per rendere maggiormente partecipi i vescovi locali, l’effetto involontario è stato anche quello di creare delle mancanze e delle falle nel sistema.

Nel pontificato di Papa Giovanni Paolo II fu avviata la linea della tollerenza zero in risposta allo scandalo esploso negli Stati Uniti, con questa politica il Papa cercò di dare un forte segnale al mondo. Nel 2001 assegnò l’investigazione sugli abusi alla congregazione per la dottrina della fede. Poi nel 2002 è l’istruzione De delictis gravioribus a fissare la procedura per affrontare le situazioni di abusi sessuali, colmando il vuoto di segnalazioni a Roma da parte di vescovi diocesani che per decenni, in molti casi, hanno trasferito i preti pedofili invece di punirli.

Papa Benedetto XVI, già da prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede aveva scelto la linea della fermezza e, una volta Papa, ha ridotto allo stato laicale centinaia di sacerdoti che avevano molestato o abusato minori.

Fin dall’inizio del suo pontificato, Francesco, ha attuato una strategia di tolleranza zero anti-abusi istituendo la Pontificia Commissione per la Protezione dei minori, includendo tra i membri due persone vittime in passato di preti pedofili.

Nel 2015 Francesco dispone gli arresti domiciliari e il processo penale in Vaticano per l’arcivescovo Jozef Wesolowski, ex nunzio in Repubblica Dominicana accusato di aver pagato per fare del sesso con dei minori e per possesso di materiale pedopornografico. Per primo in Vaticano Francesco ha incontrato il 27 settembre 2015 alcune vittime di preti pedofili, proseguendo la linea di confronto e giustizia definita nel succedersi dei pontificati.

Bergoglio chiarisce che tra le cause gravi che possono concorrere alla rimozione dall’ufficio ecclesiastico è compresa la negligenza dei vescovi «in particolare relativamente ai casi di abusi sessuali compiuti su minori ed adulti vulnerabili», inoltre ha affermato che è «imprescindibile che come Chiesa possiamo riconoscere e condannare con dolore e vergogna le atrocità commesse da persone consacrate, chierici, e anche da tutti coloro che avevano la missione di vigilare e proteggere i più vulnerabili».

inoltre ha voluto incontrare le vittime di Padre Fernando Karadima, riconosciuto come abusatore che ha portato allo screditamento della Chiesa cilena, questo caso ha portato alle dimissioni in blocco dell'episcopato cileno, evento mai accaduto nella storia. Dalla fine di luglio, infine, per decisione di Francesco l’arcivescovo emerito di Washington Theodore McCarrick non è più cardinale. In seguito alle accuse di abusi sessuali, il Papa ha disposto la sospensione dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico, insieme all’obbligo di una vita di preghiera e di penitenza.

Le parole di Papa Francesco invitano tutti a riflettere profondamente sul tema. Da questo summit ci si aspetta sopratutto la produzione di atti concreti che diano risposte chiare e tangibili. Non possiamo che sperare che gli auspici Santo Padre vengano rispettati per poter voltare pagina una volta per tutte.


Francesco Bastianini



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