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Pontedera: dà fuoco alla chiesa dei Cappuccini e scappa

Pontedera: dà fuoco alla chiesa dei Cappuccini e scappa
Credit Foto - La Nazione

Le fiamme avvolgono la tovaglia alzandosi dall’altare. La stoffa si consuma e si ritira rischiando di propagare il fuoco alla statua in legno di San Francesco che apre le mani invocando la pace. E la Provvidenza sembra ascoltare l’invocazione del santo di Assisi facendo giungere al momento giusto Nolo Nalin. L’anziano fedele, proprio in quell’istante, sta entrando nella chiesa dei Frati Cappuccini. La sorpresa è esorbitante quando, nella cappellina di sinistra, si trova davanti un rogo indomato.

«Che faccio? La prima cosa che mi viene in mente – dice .– Con le stampelle lancio via il drappo infuocato facendolo cadere sul marmo del pavimento dove più difficilmente avrebbe potuto estendersi. Poi chiamo aiuto». Così i danni dell’attentato vandalico restano limitati lasciando spazio solo ad un crescente sgomento.

Sono più o meno le 11 del 20 marzo in via Armando Diaz a Pontedera. «Mi trovo sotto il colonnato – aggiunge Nalin – quando vedo uscire a corsa una signora con i capelli biondi. Rimango sorpreso perché sta scappando via a tutta velocità. Ad ogni modo entro in chiesa». Proprio mentre il fuoco si sta alzando dalla tovaglia dell’altare di San Francesco: «Con il rischio che si spargesse ulteriormente – racconta padre Mosé – basti pensare che aveva già iniziato ad intaccare il tappeto in terra».

Così Nalin tira via la tovaglia e invoca l’aiuto di Padre Mosé che sta confessando una ragazza: «Abbiamo spento tutto in pochi attimi – conferma il religioso – e fortunatamente i danni sono limitati. Il marmo dell’altare è rimasto leggermente ‘abbrustolito’, la tovaglia è in gran parte bruciata e il tappeto danneggiato. Ma, sinceramente, è andata bene». Resta però il mistero. Che sia stata la donna bionda ad appiccare l’incendio? E poi perché?

«Non è raro – confessa padre Mosé – che in zona capitino persone disturbate. Come è andata? Tutto mi fa credere che la donna prima abbia tentato di rubare le offerte e poi, presa da chissà quale raptus, abbia dato fuoco all’altare». Magari con un accendino. «Ci sono persone con problemi ma anche diversi delinquenti in zona – aggiunge ancora padre Mosé –. Non è la prima volta che abbiamo problemi. Un mesetto fa hanno rubato i soldi del presepe. E anche questa mattina (ieri per chi legge ndr.) ho dovuto cacciare dalla chiesa una persona molesta e maleducata minacciando di chiamare i carabinieri». Ora resta un acre odore di bruciato e tanta amarezza: «Le telecamere? Vedremo – chiosa padre Mosé –, potrebbe essere una soluzione da prendere in considerazione». (di Saverio Bargagna - La Nazione)



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