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Il Papa: “No all’aziendalismo delle cure negli ospedali cattolici”

Messaggio di Francesco per la Giornata mondiale del Malato dell'11 febbraio 2018. La Chiesa da duemila anni «un “ospedale da campo” accogliente per chi è ferito dalla vita»

di Redazione online
Il Papa: “No all’aziendalismo delle cure negli ospedali cattolici”
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«Preservare gli ospedali cattolici dal rischio dell’aziendalismo, che in tutto il mondo cerca di far entrare la cura della salute nell’ambito del mercato, finendo per scartare i poveri». Dopo duemila anni di servizio a favore dei malati - dalle guarigioni narrate nei Vangeli fino agli ospedali oggi gestiti da congregazioni religiose, spesso come unica offerta sanitaria in certe zone del mondo - la Chiesa non può scadere in quella logica manageriale che ormai da tempo governa la sanità pubblica e privata, inclusa quella religiosa, andando spesso a scapito della persona umana. Il monito di Francesco giunge nel messaggio per la 26esima Giornata mondiale del Malato che si celebra l’11 febbraio 2018, in cui il Pontefice ripercorre questa storia millenaria di dedizione e carità verso chi soffre da parte di una Chiesa chiamata da Gesù Cristo alla «vocazione materna». Bisogna «guardare al passato soprattutto per lasciarsene arricchire», scrive il Papa nel testo diffuso oggi ma firmato il 26 novembre, solennità di Gesù Cristo Re dell’Universo. «Da esso dobbiamo imparare: la generosità fino al sacrificio totale di molti fondatori di istituti a servizio degli infermi; la creatività, suggerita dalla carità, di molte iniziative intraprese nel corso dei secoli; l’impegno nella ricerca scientifica, per offrire ai malati cure innovative e affidabili. Questa eredità del passato aiuta a progettare bene il futuro», assicura il Pontefice. Ed elenca la «ricchissima serie di iniziative» messe in atto da missionari, diocesi e congregazioni religiose a favore dei malati in tutto il mondo: una «realtà concreta», sottolinea. «Nei Paesi dove esistono sistemi di sanità pubblica sufficienti il lavoro delle congregazioni cattoliche, delle diocesi e dei loro ospedali, oltre a fornire cure mediche di qualità, cerca di mettere la persona umana al centro del processo terapeutico e svolge ricerca scientifica nel rispetto della vita e dei valori morali cristiani». E nei Paesi «dove i sistemi sanitari sono insufficienti o inesistenti, la Chiesa lavora per offrire alla gente quanto più è possibile per la cura della salute, per eliminare la mortalità infantile e debellare alcune malattie a larga diffusione». «Ovunque essa cerca di curare, anche quando non è in grado di guarire», evidenzia Francesco, divenendo così un “ospedale da campo” «accogliente per tutti quanti sono feriti dalla vita». «L’intelligenza organizzativa e la carità esigono piuttosto che la persona del malato venga rispettata nella sua dignità e mantenuta sempre al centro del processo di cura», aggiunge ancora il Papa. Orientamenti, questi, che dovrebbero essere rispettati non solo dagli operatori sanitari ma da tutti i «cristiani che operano nelle strutture pubbliche e che con il loro servizio sono chiamati a dare buona testimonianza del Vangelo». A conclusione del suo messaggio, Papa Francesco ribadisce l’invito a portare sui malati uno «sguardo ricco di tenerezza e compassione»: «La pastorale della salute resta e resterà sempre un compito necessario ed essenziale, da vivere con rinnovato slancio a partire dalle comunità parrocchiali fino ai più eccellenti centri di cura», dice. Poi il Vescovo di Roma non dimentica «la tenerezza e la perseveranza con cui molte famiglie seguono i propri figli, genitori e parenti, malati cronici o gravemente disabili. Le cure che sono prestate in famiglia sono una testimonianza straordinaria di amore per la persona umana e vanno sostenute con adeguato riconoscimento e con politiche adeguate». Quindi assicura: «Medici e infermieri, sacerdoti, consacrati e volontari, familiari e tutti coloro che si impegnano nella cura dei malati, partecipano a questa missione ecclesiale. È una responsabilità condivisa che arricchisce il valore del servizio quotidiano di ciascuno». Di qui una preghiera a Maria, Madre della tenerezza, a cui il Papa affida «tutti i malati nel corpo e nello spirito, perché li sostenga nella speranza» e alla quale chiede la «grazia speciale» di «aiutarci ad essere accoglienti verso i fratelli infermi», in modo che «ogni membro della Chiesa viva con amore la vocazione al servizio della vita e della salute».(Salvatore Cernuzio - Vatican Insider)


Redazione online

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