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Una riflessione sul rosario 

In questo giorno, così speciale per noi donne, propongo una breve riflessione sulla recita del Rosario: su invito della collega Grazia della Sala Stampa, mi trovai in compagnia di mia madre, il Sabato 10 ottobre 2007, nell'Aula Paolo VI, dove avrebbe avuto luogo la Veglia mariana degli universitari di Romain occasione delSinodo speciale dei Vescovi per l'Africa, sul tema“La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace”. L'evento, promosso dalla Segreteria generale del Sinodo, era organizzato dall'Ufficio per la pastorale universitaria del Vicariato di Roma e un’ esponente di questo ufficio stampa ci guidò verso i posti dove avremmo potuto assistere meglio alla preghiera.


Ai giovani universitari di Roma si erano uniti giovani universitari, collegati via satellite dall'Egitto, dal Sudan, dal Congo, dal Burkina Faso, dal Madagascar, dal Sud Africa, dal Kenya, dalla Nigeria e dal Mozambico. La recita del Rosario era l'evento più importante del programma di incontri e di riflessione tra le università romane e quelle africane. La Cappella Musicale della Cattedrale di Macerata era stata invitata a partecipare all'animazione della celebrazione liturgica pontificia insieme ad altre qualificate cappelle musicali, cori universitari e cori di conservatorio; dopo aver passato anni in Sudan ed in Sud Africa, assistevo meravigliata a questo fantastico dispiego tecnologico che ci permetteva di unirci tutti spiritualmente, da San Pietro alla sabbia del deserto del Sudan, alla vegetazione africana del Sud Africa. Con emozione quindi seguimmo la recita del Rosario guidata dal Santo Padre.


T
ra le preghiere, che nel corso dei secoli, a partire dagli inizi del secondo millennio, hanno conosciuto una maggiore diffusione nell’Occidente cristiano, il Rosario è certamente la più amata.


Attraverso di essa tanti cristiani hanno risposto all’esigenza interiore di una preghiera contemplativa, capace di condurre il cuore alla comunione con il Signore nella semplicità e nella purezza. Si può dire a ragione, che il Rosario è una preghiera nata in Certosa, ordine monastico, che per l’estrema purezza e semplicità dello stile di vita, orientato a Dio come unico e sommo bene, ha sempre avuto un legame specialissimo con la santa vergine.


Per diffondere questo metodo di preghiera i certosini riportarono due racconti di visioni. Ne cito uno, una storia conosciuta fin dal 13° secolo: un monaco certosino in viaggio si ferma in una foresta per recitare le 50 Ave Maria che ha l’abitudine di offrire ogni giorno alla Vergine. Sopravviene un brigante, che gli prende il cavallo e tutto ciò che ha e poi sta per ucciderlo, quando vede una dama, molto bella che teneva in mano uno di quei nastri che servono a fare corone.


Ad ogni Ave che il monaco recita Lei raccoglie sulle Sue labbra una rosa che attacca al nastro. Quando la corona di 50 rose è finita, se la mette sulla testa e sparisce. Il ladro si avvicina al monaco e l’interroga riguardo a quella donna. Il monaco gli dice quello che stava facendo ma lo assicura di non avere visto niente. E l’altro, comprendendo che poteva essere la Madonna, gli restituisce tutto.” Giovanni Paolo II ha riproposto alla Chiesa del Terzo Millennio il Rosario come vera scuola di preghiera, capace di portare i fedeli alla contemplazione del mistero cristiano. In modo più specifico, affermava il Santo Padre, “ciò che è veramente importante è che il Rosario sia sempre più concepito e sperimentato come itinerario contemplativo”. Il Rosario si configura – come la persona di Maria – anche quale mistico pellegrinaggio del credente nella contemplazione del volto di Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo; proposta che costituisce un tema persistente del magistero di Papa Wojtyla.


E infine, il Rosario, alla scuola di Maria, donna della contemplazione, ci aiuta e sostiene nei momenti difficili.


Annamaria Puri Purini




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