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Terra dei fuochi. Le nostre voci davanti ai potenti «Serve coraggio»

Terra dei fuochi. Le nostre voci davanti ai potenti «Serve coraggio»
Credit Foto - Napoli Today

La fede è una sfida, una scommessa. E coinvolge tutto il nostro essere: pensieri, azioni, scelte, progetti. Ci credo, e credo che le parole di Gesù vanno prese sul serio, anche quando non sono di facile comprensione, anche quando non fanno comodo al nostro egoismo. La lotta per il diritto al respiro, alla salute, a un ambiente sano, nelle province di Napoli e Caserta non conosce sosta. I cittadini non hanno mai smesso di protestare, alzare alta la voce per farla arrivare dentro i palazzi del potere. Le delusioni in questi anni sono state tante, i bocconi amari ingoiati tantissimi.

La perseveranza, però, non è mai venuta meno. Non sempre e non tutti i volontari sono d’accordo sui metodi da adottare. C’è chi ritiene doveroso accogliere l’invito a dialogare con le istituzioni e chi è convinto che sia inutile. Eppure bisogna insistere. Ieri chi scrive è stato invitato a Caserta dal premier Giuseppe Conte per un incontro, insieme ai ministri del suo governo, sul dramma della terra dei fuochi. Accetta. In prefettura, con gioia, si accorge della presenza della piccola Aurora, bambina malata di tumore, che domenica scorsa ha ricevuto la prima comunione.

Aurora incanta tutti. «Io non voglio – dice – che i bambini stiano in ospedale. Devono essere felici a casa loro, giocare con i fratelli». Ha solo 12 anni, Aurora, ma la sofferenza l’ha fatta maturare in fretta. I ministri l’ascoltano, commossi. È la volta di Marilena Natale, giornalista che vive sotto scorta per aver avuto il coraggio di denunciare le misfatte del clan dei Casalesi. Marilena le cose non le manda a dire e sviscera al governo i problemi da cui questa nostra terra è tenuta prigioniera. È il mio turno. Il Presidente e i ministri ascoltano con interesse.

Vado subito al sodo. «In Campania si producono 5.000 tonnellate di rifiuti urbani al giorno, contro le 22.000 tonnellate di rifiuti industriali, ai quali occorre aggiungere altre 6.000 tonnellate di rifiuti industriali di cui si perdono le tracce perché prodotti in nero. Basterebbero questi numeri per farci capire che il vero problema non sono i rifiuti delle case ma quelli dell’ industria disonesta sempre in combutta con la camorra. Questo dato ci dice che gli inceneritori cui accennava pochi giorni fa il ministro Matteo Salvini non sono, non possono essere, la soluzione». Salvini risponde un po’ piccato: «Non facciamo polemiche», dice. «Ministro, nessuna polemica. Lei sa bene l’attenzione dei volontari e della Chiesa campana su questo dramma, noi vogliamo solo il bene della nostra terra e della nostra gente.

Occorre avere il coraggio di affrontare una volta per sempre il problema del lavoro in nero, dell’illegalità, dei rifiuti ospedalieri, in particolare quelli radiottivi, dell’amianto... La raccolta differenziata sta andando bene, ma se a bruciare non sono più i roghi illegali nelle campagne ma interi siti di stoccaggio, si capisce che siamo di fronte a qualcosa di grosso». Salvini non interviene più. Colgo un’atmosfera di interesse da parte di tutti. I ministri sono pensosi. Conte, rivolto ad Aurora, le confida di non avere la bacchetta magica per la immediata soluzione dei problemi. La risposta di Aurora spiazza tutti: non c’è bisogno di una bacchetta magica. «Stiamo lavorando, c’è buona volontà da parte di tutti, presto ci saranno risultati concreti» aggiunge. Prendiamo congedo. Siamo stati insieme quasi un’ora. Il governo si riunisce.

Sappiamo che il protocollo da firmare non prevede inceneritori, ma militari, droni, controllo delle industrie che lavorano in nero e delle ditte in sub appalto. Inoltre controllo delle discariche abusive, del traffico illecito, delle strutture ospedaliere e delle bonifiche. Si inizia? Lo speriamo. Domenica ho chiesto ai fedeli di pregare per questo incontro. Ci credo. Continuo a crederci. Davanti al palazzo della prefettura tanta gente protesta. Li guardo dalla finestra, sono i miei fratelli, i miei amici, coloro che si affaticano per il bene della nostra terra a costo zero per le casse dello Stato. Ognuno fa la sua parte. La cosa importante è raggiungere la meta. Non voglio peccare d’ingenuità, ma sono fiducioso. Anche perché sono “costretto” ad esserlo. A noi cristiani, infatti, è vietato smarrire la speranza. Ce lo chiede l’Uomo-Dio nel quale crediamo. E occorre obbedire.


Maurizio Patriciello, Avvenire 

 

 




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