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Rifugiati, l’umanità non si arresta

Contenimento e respingimento sono le parole chiave che i politici si affannano a ripetere in un susseguirsi di incontri e dichiarazioni

Rifugiati, l’umanità non si arresta
Credit Foto - Ansa - CIRO FUSCO

In Libia ho perso tutto, hanno ucciso mia moglie, mi hanno torturato. Non mi importava se fossi morto durante il viaggio in mare, volevo solo andare via da quella terra che per me ha rappresentato l'inferno, dopo l'orrore vissuto nel mio Paese.

Con queste parole Abdoul, rifugiato dalla Guinea Conakry parla della Libia, del viaggio, della sua condizione di migrante.

L'approccio europeo alle migrazioni che emerge dagli ultimi vertici ufficiali e incontri tra rappresentanti degli Stati Membri sembra essere lontano e completamente staccato dalla vita delle persone che tentano di giungere in Europain fuga da guerre, persecuzioni o situazioni di estrema povertà e privazione umana e sociale.



Istituzioni nazionali e sovranazionali da settimane sono molto concentrate a delegare e spostare il problema dei migranti altrove, fuori dall'Unione.

I flussi migratori che investono il nostro continente, pur nella loro modesta entità in termini assoluti (si registra un incremento del 18% degli arrivi rispetto all'anno precedente), evidenziano sempre più l'incapacità dell'Europa di dare una risposta coerente e coordinata a un fenomeno che non può essere seriamente considerato emergenza, se non per alimentare razzismo e xenofobia nella società civile.



Contenimento e respingimento sono le parole chiave che i politici si affannano a ripetere in un susseguirsi di incontri e dichiarazioni. La soluzione a questa emergenza descritta come ingestibile e pericolosa sta sostanzialmente nel fare accordi con una Libia, fortemente instabile, in cui i diritti umani non vengono rispettati e la vita dei migranti ha valore solo in quanto moneta di scambio per un'Europa sempre più impaurita e disgregata.



Ma basta leggere i dati per capire che l'emergenza migranti non è in Europa ma altrove: secondo l'Unhcr il numero di persone costrette ad abbandonare le proprie case a causa di guerre, violenze o persecuzioni è a livelli mai registrati. Sono ormai ben più di 65 milioni in tutto il mondo e la metà di loro ha meno di 18 anni. La guerra in Siria è tra le principali cause di questa situazione, ma ci sono altri conflitti che costringono le persone a fuggire, come in Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana, Iraq, Nigeria, Sud Sudan e Yemen.

I sei Paesi più ricchi (Usa, Cina, Giappone, Germania, Francia, Gran Bretagna), che contribuiscono per metà all'economia globale, ospitano meno del 9% dei rifugiati e richiedenti asilo al mondo. La maggior parte dei rifugiati viene accolta nei Paesi immediatamente adiacenti alle aree di crisi, come la Turchia, il Pakistan e il Libano.



L'emergenza vera, per la quale è in atto da mesi una sorta di assuefazione e indifferenza dai parte dei media, della politica e quindi della società civile, è nel numero impressionante di migranti morti nel Mediterraneo.

In assenza di vie legali di arrivo, le rotte per raggiungere il continente sono sempre più pericolose: solo nel 2016sono stati 5.096 i morti e i dispersi nel Mediterraneo, molti di più rispetto agli anni precedenti, e il 2017 si appresta a stabilire un nuovo tragico record. Ad oggi sono almeno 2.000 le vittime del mare.

Servono politiche nuove, programmi di accoglienza e inclusione che trasformino la cosiddetta emergenza in opportunità. L'umanità non si arresta. La storia ce lo mostra da sempre, basta ricordarla, conoscerla e soprattutto non tradirla offendendo la memoria di chi ha costruito per noi un'Italia e un'Europa in cui libertà e pace fossero beni universali a disposizione dell'umanità e non privilegi per pochi individui dalla memoria corta. (P. Camillo Ripamonti - Presidente Centro Astalli – Huffington Post)



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